Dieci anni fa la nostra rivista aveva pubblicato un fascicolo monografico dal titolo La vita umana (n. 42, 6/1987), specificando che la scelta di questo tema era stata determinata soprattutto dalle nuove possibilità di intervento sui processi naturali della vita umana offerti dalla scienza e dalla tecnica. Un secondo motivo della scelta, in qualche modo collegato al primo, veniva identificato nella crescita di una cultura del «desiderio da soddisfare a tutti i costi», il che portava al configurarsi di nuovi atteggiamenti di fronte al nascere e al morire, alla sofferenza, all’handicap e all’inefficienza fisica.
A distanza di dieci anni è possibile constatare come i processi allora individuati si siano progressivamente nonché tumultuosamente diffusi e radicati, fino a delineare scenari che rendono non solo necessario ma oltremodo urgente riannunciare, da parte della comunità cristiana, il vangelo della vita. Un compito rilanciato con ferma decisione dal magistero di Giovanni Paolo II: «Tutti insieme sentiamo il dovere di annunciare il Vangelo della vita» (Evangelium vitae, n. 79).
Si tratta certamente di un annuncio che si colloca a diversi livelli e che oggi soprattutto deve confrontarsi con problematiche sempre più complesse, le quali tra l’altro sono campo di riflessione e di azione per scienze tra loro diversificate: biologia, medicina, bioetica, ecologia, zootecnica... La bioetica, disciplina di cui trattiamo nel presente fascicolo, la quale studia insieme sia il bios che l’ethos (il biologico e l’etico) senza per questo essere riconducibile ad un’etica medica, è oggi un vero e proprio cantiere in fermento dove confluiscono la maggior parte delle problematiche che riguardano la vita, dalla procreazione assistita alla sterilizzazione, dal trapianto di organi all’eutanasia, dalla clonazione alla “deep ecology”. Essa è sorta come istanza di riflessione provocata dall’accelerato sviluppo scientifico e tecnologico in campo biomedico. Disciplina ancora giovane (ricordiamo che il termine bioetica viene coniato nel 1971), sta via via chiarificando il proprio statuto epistemologico e su questa base definendo i propri ambiti e metodi di intervento: semplificando si potrebbe dire che il suo procedere è caratterizzato dal fatto che mentre il dato etico aiuta ad affrontare problemi di carattere biologico, allo stesso tempo la ricerca biologica illumina e orienta la riflessione etica (per intervenire a livello etico nella dibattuta questione sullo statuto dell’embrione, non si può certo essere sprovvisti di chiari riferimenti a livello biomedico). In questo senso la bioetica si configura, nel suo stesso autocomprendersi e strutturarsi, come disciplina vocazionalmente «dialogica».
La sua attualità, oltre che dall’oggetto di indagine, la realtà della vita nelle sue molteplici espressioni, le viene proprio da questa specificità di approccio. Pensiamo, ad esempio, alla necessità di comprendere e di valutare oggi, dal di dentro e con la dovuta competenza, le implicazioni di uno sviluppo scientifico e tecnologico che offre sofisticate e fino a poco tempo fa impensate possibilità di intervento sulla vita. In una mentalità fortemente pragmatista come quella che contraddistingue la nostra società, è diffusa la convinzione che tutto ciò che è possibile attuare con qualche vantaggio sia per ciò stesso lecito. Ma sappiamo che il passaggio dal tecnologicamente possibile al moralmente (e giuridicamente) lecito è tutt’altro che automatico. Si tratta di scegliere e soprattutto di scegliere sulla base di princìpi condivisi. La posta in gioco è molto alta, anche perché tutti sono ormai convinti che la ricerca biomedica è soggetta a pesanti condizionamenti industriali, economici e politici che tendono ad egemonizzarla. Se l’uomo è e deve rimanere al centro di ogni progetto che proprio perché «umano» va pensato e realizzato per il suo bene, sarà l’uomo stesso, in riferimento ad una indispensabile gerarchia di valori, a stabilirne i criteri di plausibilità.
Il nostro fascicolo si apre con alcune considerazioni generali per orientarsi nell’intricata «questione bioetica» (Corrado Viafora), e propone subito dopo una riflessione di fondo sul significato della vita umana sia in prospettiva antropologico che biblico-teologico (Luciano Padovese).
Si entra così subito nel vivo di alcune tematiche oggi vivacemente dibattute: il «progetto genoma», impresa scientifica rivolta alla conoscenza e manipolazione del patrimonio genetico (Giuseppe Trentin); la procreazione assistita, soprattutto nei suoi risvolti problematici (Paolo Cattorini); i trapianti di organo per quanto riguarda la controversa questione del consenso (Karl Golser).
Si affronta, infine, sotto il profilo etico, il non trascurabile nodo dell’economia sanitaria (Adriano Bompiani), e si tematizza il discorso di una sempre più necessaria formazione alla bioetica (Sergio Bastianel).
Davvero ricche le consuete rubriche conclusive, sia l’ Invito alla lettura (a cura di Renzo Pegoraro e Corrado Viafora) che la Documentazione (curata da Corrado Viafora).
Ugo Sartorio