Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
(Matteo 16,15-16)
«Tu, Pietro, tu sei il nostro coriféo».
(dalla liturgia copta)
Pietra d’inciampo verso l’unità della chiesa o ministero a livello universale dell’«uno» e dei «molti» contemporaneamente, come afferma uno dei massimi teologi ortodossi attuali, il metropolita di Pergamo Joannis Zizioulas? Volendo affrontare nella riflessione teologica odierna il tema del primato del papa, sembra quasi inevitabile entrare in questa contrapposizione, e non rimanerne segnati. Una serie di motivazioni storiche e ideologiche – fondate o meno, nobili o grette – quasi automaticamente si “intromette” per rendere ardua una chiara comprensione del ruolo e della funzione del successore di Pietro nella chiesa. Sono spesso motivazioni ereditate, in parte convincenti e in parte poco persuasive per la fede, che entrano in gioco – volenti o nolenti – quando si riflette sul primato petrino. L’attuale sforzo di comprensione in campo ecumenico è da questo punto di vista ammirevole e degno di plauso, soprattutto per il suo indirizzo di indagine teologica, che porta a guardare il successore di Pietro oltre la stretta e angusta visione giuridica-canonica. Coinvolgendo in modo dialettico la categoria di koinônia, di «comunione» – come ampiamente illustra Luigi Sartori nel suo contributo dedicato a J.-M. R. Tillard –, l’ufficio del Pontefice è “leggibile” come autorità-servizio, e non solo come autorità-potere.
Il privilegio consiste sì nell’essere il primo dei discepoli del Signore; ma pure nell’«essere attento ad ogni voce che proviene dal Signore, per trasmetterla ai fratelli minori e suoi figli nella Chiesa» (G. Colombo, Il compito della teologia, Milano 1983, p. 125). Il testo-chiave di Mt 16,13-20 ci suggerisce dunque una particolarità: tra tutti i discepoli, i quali riferiscono le voci e il sentire comune della gente circa l’identità di Gesù, Pietro è colui che si lascia interrogare dal proprio cuore e lì recepisce per divina ispirazione il “chi è Gesù”. Mutuando questa icona evangelica, la funzione del primato del papa non consisterà forse principalmente in questo: essere pronto, aperto e attento a “riconoscere” la presenza del Figlio in mezzo a noi, nella storia degli uomini, e condurre la chiesa e gli uomini all’incontro con il Figlio?
Ci piace a questo punto inserire la voce di un grande scrittore russo del secolo scorso, Vladimir Soloviev (1853-1900). In una delle sue più brillanti opere drammatiche, Breve racconto dell’Anticristo, egli narra come l’unione delle chiese (rappresentate dal papa Pietro II, dallo starets Giovanni e dal dott. Pauli) e il riconoscimento del primato petrino – che, per inciso, avviene “nel cuore di una notte oscura, su un’altura solitaria”, oscurità poi squarciata dallo splendore di una “donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle” – sia il frutto del riconoscere la centralità del mistero di fede, Gesù Cristo, l’Unigenito del Padre, davanti alla forza seducente dell’Anticristo, descritto come un superuomo. È il frutto che solo un amore appassionato e saldo nel Figlio può produrre.
Giustifichiamo infine il titolo del nostro editoriale, che può apparire eccentrico, ma che in verità risulta essere uno dei titoli più utilizzati dai Padri greci (maldestramente reso in latino con “princeps”) per descrivere la primazia di Pietro. Il successore di Pietro assurge a emblema di coriféo degli apostoli e della chiesa, ossia di colui che – come nei drammi dell’antica Grecia – sta a capo del coro e lo dirige, per produrre quell’armonia di suoni, che è la fede.
L’apertura del numero è affidata a Luigi Sartori, che cerca di inquadrare teologicamente lo status quaestionis del primato. L’analisi dei testi neotestamentari dove direttamente o indirettamente viene giustificata la primazia petrina è illustrata da Tecle Vetrali. Una successiva indagine storica del primo e secondo millennio è affrontata rispettivamente da Nello Cipriani e Luciano Bordignon. La presentazione di un particolare gruppo di ricerca in tale tematica (il gruppo di Dombes) è svolta invece da Simone Morandini. A quale punto si trova la questione del primato in rapporto con gli ortodossi e il mondo protestante cercano di rispondere i contributi di Salvatore Manna e di Rino Sgarbossa. Un rapporto circa l’itinerario percorso dal dialogo ecumenico verso l’unione ecclesiale è curato da Angelo Maffeis. Infine un contributo finale di Luigi Sartori illustra il pensiero e l’apporto sostanziale dato da Tillard alla questione del primato petrino. Chiude la rivista un’ampia rassegna bibliografica curata da Aldo Moda.
a. f.