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Le posizioni di alcuni teologi sul tema della reincarnazione
Ancona Giovanni

            La presenza del tema della reincarnazione nella complessiva riflessione teologica cristiana contemporanea non costituisce una vera e propria novità. Già da tempo, infatti, diversi teologi di area culturale francofona, anglosassone e tedesca testimoniano un discreto interesse per la tematica in questione, focalizzato in un sufficiente numero di pubblicazioni[1]. Ragione di ciò è il fatto che l’idea della reincarnazione, familiare all’induismo, al buddismo e ad alcune religioni africane e latino-americane, si diffonde sempre più in Occidente e affascina anche molti cristiani, per cui viene conseguentemente avvertita dai teologi la necessità di un serio confronto critico tra questa suggestiva credenza e i temi di fede dell’escatologia cristiana; in particolare si impone il confronto tra reincarnazione e risurrezione[2].

            In questi ultimi anni, per il diffondersi sempre più massiccio della credenza, l’interesse della teologia cristiana al tema della reincarnazione è notevolmente cresciuto. Quello che sino a qualche anno addietro era motivo d’indagine solo per studiosi di alcune aree culturali, oggi costituisce un capitolo significativo nella globale riflessione escatologica di diversi teologi. Molti ‘manuali’ di escatologia, infatti, sia pure non dedicandogli ampio spazio, trattano del nostro tema secondo uno schema ‘tipico’, che prevede una sintetica descrizione dell’idea di reincarnazione e sue varianti, e brevi riflessioni sugli argomenti antropologici e teologici che rivelano la sostanziale inconciliabilità del reincarnazionismo con la fede cristiana[3].

            Nel complesso panorama della discussione non mancano, ad ogni modo, contributi teologici più specifici e di notevole interesse, che meritano particolare attenzione.

1. Reincarnazione: una complessa credenza, di per sé ipotizzabile (J. Hick)[4]

            L’ampia e documentata riflessione di J. Hick sulla reincarnazione è sicuramente una delle prime, tra quelle che in ambito teologico cristiano prendono in debita considerazione il tema. L’autore anglosassone, infatti, ritiene di dover opportunamente offrire attenzione a una credenza, che va diffondendosi in Occidente e che trova sostegno anche in alcuni ambienti scientifici.

            Hick dedica gran parte del suo dettato alla descrizione dell’idea così come si ritrova nella credenza di forme religiose popolari e di forme religiose più evolute, che sono supportate da un pensiero filosofico (filosofia vedantica e buddista)[5]. Particolarmente interessante e originale, tuttavia, è il suo contributo critico, che, muovendo da una considerazione del tema in termini generali e secondo la prospettiva propria dell’Induismo e del Buddismo, profila l’ipotesi della reincarnazione in rapporto alla dottrina del cristianesimo e ad analoghi fenomeni rinvenibili nell’ambito della parapsicologia, yoga e genetica.

            Nella considerazione del rapporto cristianesimo-reincarnazione emergono in specifico le riflessioni teologiche di Hick, che si caratterizzano in termini di ‘sospensione’ di giudizio. Secondo il suo pensiero, infatti, gli argomenti dottrinali che tradizionalmente vengono portati a sostegno della tesi della incompatibilità della reincarnazione con la fede cristiana (assenza dell’idea nel NT, contestazione patristica, contrasto con l’idea di risurrezione, importanza assoluta data alla vita presente, unicità e singolarità dell’evento salvifico di Cristo) non sono decisivi (sono contestabili) e da ciò segue la possibilità che essa possa diventare parte sostanziale del credo di molti cristiani. Questo perché la storia del cristianesimo insegna che idee in un primo tempo non accettate dal credo, in un secondo momento e in seguito a una loro maturazione a livello di coscienza credente sono entrate a far parte del deposito dottrinale della fede. Il cristianesimo, in sostanza, deve essere sempre pronto al cambiamento teologico, il quale oggi è stimolato dal forte sviluppo delle differenti religioni che s’incontrano tra loro e tra loro interagiscono nell’unico mondo creato dalla moderna comunicazione[6].

            Non è possibile, in conclusione, assumere una posizione definitiva nei confronti dell’idea di reincarnazione. Essa, secondo le osservazioni di Hick, va pensata in termini di complessa credenza di per sé ipotizzabile. Nelle sue varianti, la reincarnazione ha il merito di coprire un ampio raggio di significati, riguardanti il problema dell’identità personale, il credo di differenti religioni, interessi etici, che possono essere sottoposti, in linea di principio, al criterio della verità. In tal senso essa va accolta come ipotesi logicamente valida.

2. Reincarnazione: una dottrina tollerabile nella sua versione «moderata» (K. Rahner)

            La singolare idea di K. Rahner sulla reincarnazione è strettamente collegata alla sua interpretazione della dottrina cristiana del purgatorio[7].

            Il punto di partenza delle sue riflessioni è costituito da ciò che la dottrina cattolica tradizionale afferma circa il purgatorio. Questa dice sostanzialmente due cose: a. nella morte, la decisione personale dell’uomo, maturata nella libertà, diventa definitiva; b. data la pluristratificazione dell’essere dell’uomo, implicante un divenire non controllabile del suo compimento totale, ne consegue che solo «dopo» la morte si realizza una maturazione di tutto l’uomo, per il fatto che la decisione fondamentale si impone a tutta la sua realtà[8]. Quest’ultima affermazione sembra ammettere l’esistenza di uno «stato intermedio» nel destino dell’uomo tra la morte e la sua completa maturazione. Si tratta del tempo della purificazione, il quale andrebbe inteso in senso «analogico» all’idea di tempo storicamente sperimentato. In questo «stato» avverrebbe così la purificazione dell’anima, attraverso la sofferenza espiatoria.

            Contro questo modo tradizionale di pensare Rahner solleva alcune riserve, che comunque non intaccano la sostanza del dogma[9]. In particolare egli riflette criticamente sui quei punti della dottrina tradizionale, in cui si insegna che tali affermazioni escatologiche vanno riferite a tutti gli uomini, in quanto creature umane (biologicamente e per la loro potenzialità spirituale) e che l’immortalità va riferita a ogni anima che sia esistita (qualunque sia stata la situazione in cui si trovava prima della morte); e prudentemente conclude: «questa dottrina della permanenza definitiva delle persone umane e del loro destino finale nel possesso immediato di Dio o nella perdizione eterna, vale anche – e precisamente come una dottrina di fede vincolante – per quegli uomini che non si sono attuati in maniera personale libera in ordine alla loro definitività ?». Se si dovesse rispondere affermativamente a tale interrogativo – afferma Rahner – si dovrebbe dedurre che la maggior parte delle persone che abitano il paradiso «sono persone che non sono mai pervenute a una decisione personale, per cui la beatitudine eterna va pensata in parte come frutto di una libertà (ovviamente dotata di grazia) e in parte come frutto di un semplice evento naturale»[10]. Forse sarebbe meglio e più opportuno immaginare, allora, che per queste persone esista un’ulteriore possibilità di una decisione personale libera (soluzione intermedia). Nel caso di queste persone, in altre parole, la storia della libertà non è ancora iniziata e la morte non è certamente la morte secondo il suo significato teologico (processo in cui la libertà diventa definitiva e in cui l’uomo dispone pienamente di sé in ordine al proprio destino eterno). Per costoro il purgatorio verrebbe ad essere così «lo spazio per una storia della libertà postmortale». E a questo proposito s’inserirebbe l’idea della reincarnazione. Dice Rahner:

Io non nutro veramente alcuna simpatia per la ‘trasmigrazione delle anime’ e altre rappresentazioni simili. Ma se teniamo presente la straordinaria diffusione di quest’idea nel tempo e nello spazio, oggi non più limitata ad un’area culturale ristretta; se non valutiamo troppo in fretta e con troppa sufficienza il nostro sentire occidentale come l’unico giusto, allora possiamo chiederci se la dottrina della trasmigrazione delle anime non contenga qualcosa di giusto. Allora...potremmo chiederci se una dottrina moderata della trasmigrazione delle anime non trovi un posto anche all’interno della dogmatica cristiana della dottrina del purgatorio[11].

            L’espressione «moderata», secondo il pensiero di Rahner, starebbe a significare che la particolare sorte della reincarnazione spetterebbe solo a quegli uomini che nella vita terrena (o prima vita) non sono pervenuti a una decisione personale definitiva. L’esercizio della libertà, in altre parole, verrebbe così trasferito a dopo la morte.

            Il vantaggio di questa idea, la quale non contraddirebbe il dogma cristiano, è che, sempre secondo il criterio della tolleranza, potrebbe anche venir pensata in riferimento alla sensibilità di un uomo orientale. Ovviamente, la reincarnazione di cui parla Rahner non è da comprendere nei termini classici di ciclo eterno di nascita e di morte o di un’altra vita in esseri subumani. Se così fosse si contraddirebbe la fede cristiana, la quale ritiene che la decisione finale dell’uomo è normalmente presa una sola volta nella vita. Va ricordato infine – afferma Rahner – che

il cristiano e il seguace di una dottrina della trasmigrazione delle anime non conoscono con chiarezza e con sicurezza quanti siano i casi in cui un essere umano non riesce a prendere una decisione assoluta pro o contro Dio nel corso di una vita determinata. Il primo non può negare che per la dottrina tradizionale, esistono casi del genere; il secondo non può sapere se un caso del genere sia quello normale nel complesso dell’umanità[12].

3. Reincarnazione: un’alternativa che può interessare l’uomo in profondità (H. Küng)[13]

            Le riflessioni di H. Küng sul tema della reincarnazione si situano all’interno di una sintesi ricognitiva dei modelli di fede nell’eternità, presenti nelle religioni. Egli ritiene che la teologia cristiana deve prendere sul serio l’idea della reincarnazione per due cose, evidenti ovunque nella storia delle religioni :

a)  Da millenni una gran parte dell’umanità crede nella reincarnazione (è una credenza diffusissima, che affonda le radici in tempi lontani e che, per la sua rilevanza religiosa, ha interessato molteplici civiltà e culture)[14]. Essa esprime la convinzione che tutta la vita sensibile si svolge lungo un processo ciclico indefinito di nascita-decadenza, morte-vita nuova, a cui anche l’uomo è profondamente interessato.

b)  La reincarnazione è molto diffusa oggi in Occidente. Numerose persone trovano perfettamente convincente, dal punto di vista religioso, tale dottrina e le riconoscono un valore di orientamento per la vita.

La teologia cristiana, in altre parole, non può facilmente trascurare un dato di fondo: «per molte persone la dottrina della reincarnazione risponde a interrogativi che altrimenti non trovano una risposta; per alcuni, quindi, essa colma un vuoto religioso-culturale»[15]. Ci si trova così di fronte a un problema piuttosto complesso, la cui soluzione, in ordine ad una possibile decisione da prendere nei confronti di esso, passa, in prima istanza, per l’analisi dei principali argomenti pro e contro la reincarnazione[16].

            Esaminati gli argomenti con rigore critico e mosse le opportune obiezioni di carattere antropologico e scientifico nei confronti dell’opzione filosofico-religiosa che sta dietro alla dottrina della reincarnazione, Küng perviene a una prima e importante conclusione: «Non si potrà, quindi – tenendo conto di tutti gli argomenti pro e contro – dire in nessun caso che la dottrina della reincarnazione sia dimostrata. Piuttosto non si deve ignorare che...molte importanti ragioni depongono contro di essa...Non soltanto essa non risolve molti problemi, che pretende risolvere, ma ne crea addirittura nuovi»[17].

            Il problema, tuttavia, rimane aperto. Una decisione responsabile da prendere circa la reincarnazione, infatti, chiede di valutare possibili soluzioni alternative. Queste ultime si collocano su tre livelli, che si collegano tra loro per salti di qualità, determinati dall’opzione nei confronti dell’interrogativo: che cosa ci attende dopo questa vita ?

            A un primo livello l’alternativa è tra l’estinzione definitiva nel nulla e la permanenza eterna nell’essere. Scegliendo la seconda ipotesi, per la problematicità della prima, si passa a un secondo livello che pone un’ulteriore alternativa tra l’eterno come ritorno e l’eterno come fine. Anche in questo caso, scegliendo la seconda ipotesi, in linea con la storia dell’uomo e la storia delle grandi religioni, si accede a un terzo livello con conseguente alternativa tra una fine raggiunta dopo parecchie vite (religioni e ideologie di origine indiana) e una fine raggiunta dopo una vita soltanto (convincimento della tradizione giudaico-cristiana).

            Come valutare queste possibili alternative ? Küng afferma «che qui non si tratta mai soltanto di alternative filosofico-teologiche astratte, puramente teoriche, ma piuttosto di alternative che possono interessare l’uomo fin nell’intimo della sua personalità»[18]. Di fronte a una questione, che interessa l’eschaton dell’uomo, «non si richiede mai soltanto una decisione della ragione, ma piuttosto la decisione che scaturisce dall’intero uomo»[19]

            Il problema, in altri termini, rimane aperto e assume tutta la sua serietà. In gioco è il valore che si riconosce al mistero della decisione profondamente personale. Ai cristiani, tuttavia, di fronte a tale questione, viene chiesto di decidere in modo rinnovato, informandosi su ciò che a volte appare ovvio, sì che essi possano essere sempre pronti a dare ragione della speranza nella risurrezione.

4. Reincarnazione: un’ipotesi che esclude la grazia della croce (H. U. von Balthasar)[20]

            Le idee di von Balthasar circa la metempsicosi (reincarnazione) si rinvengono all’interno di una sua breve ed essenziale riflessione sul concetto cristiano di persona e la conseguente questione della salvezza. Lo sviluppo sostanziale di tali idee è relativo alle obiezioni che egli muove all’ipotesi della metempsicosi, così come viene formulata dall’antroposofo Rudolf Steiner[21]. Questi ipotizza appunto che con la morte il corpo biologico[22] dell’uomo si dissolve, mentre il suo corpo etereo e astrale accompagnano l’io lungo un periodo di sonno profondo, che precede una successiva incarnazione. Il ciclo delle rinascite si conclude con la conquista dell’uomo-spirito.

            L’ipotesi in questione, secondo von Balthasar, non può venire confutata unicamente sulla base degli argomenti antropologici e teologici della Scrittura e della tradizione cristiana. La rivelazione, infatti, non mira alla spiegazione universale di tutti i misteri di Dio e del mondo; essa ha come fine la conduzione degli uomini alla salvezza. D’altro canto i molti aspetti del cristianesimo che rimangono oscuri (per la diversa finalità della rivelazione) offrono alla controparte l’opportunità di porre diverse questioni di rimando.

            Una oggettiva valutazione critica dell’ipotesi è possibile, allora, se si muovono precise obiezioni a quegli argomenti che Steiner pone a sostegno della dottrina della reincarnazione, soprattutto in riferimento ad alcune questioni alle quali essa «ritiene di saper rispondere meglio del cristianesimo»[23]. Tra le questioni più importanti :

a)  Steiner fa propria la teoria platonica circa il non inizio dell’anima: «Ci sono solo due possibilità: o ogni anima è creata con un miracolo come dovettero essere create con un miracolo le specie animali se non si sono sviluppate l’una dall’altra; oppure l’anima si è evoluta e prima era esistita sotto una forma diversa, come la forma animale è esistita sotto un’altra forma»[24].

     Per controbattere tale teoria von Balthasar si appella a sant’Agostino e precisamente alla sua dottrina della creazione, secondo cui Dio creò il mondo in un attimo al di fuori del tempo (perché il tempo inizia solo all’interno della creazione). Egli condivide con il vescovo d’Ippona l’idea che se per il mondo vegetativo è possibile ammettere una specie di teoria dell’evoluzione, non altrettanto è possibile per il mondo dell’anima e dello spirito; «resta solo da notare che nella creazione di questi ultimi non regna affatto il tempo e che dunque le anime non hanno da ‘aspettare’ prima di venir incarnate. Perciò il ‘miracolo’ di Steiner non ha più ragion d’essere»[25].

b)  Steiner ritiene che solo grazie alla legge del karma (la rinascita dell’anima in condizioni di vita commisurate alla qualità delle azioni compiute nella precedente vita) «diventa comprensibile come mai il bene debba spesso soffrire e il male possa essere felice»[26].

     Ma anche su questo punto l’obiezione si fa seria e rende in-credibile tale legge: «Il più grande degli enigmi di questo mondo, che Israele ha conosciuto a proprie spese, si sarebbe volatilizzato. Infatti se così fosse, si saprebbe come mai ci siano in genere i buoni e i malvagi, caratteri facili e caratteri difficili. Questo non vorrebbe dire tornare all’idea di Origene, che Dio all’inizio avrebbe creato tutte le anime identiche e che la diversità sarebbe penetrata nell’umanità e anzi in tutto il mondo secondo la leggerezza o la gravità del peccato originale ?»[27]

c)  L’ipotesi della metempsicosi comprende inevitabilmente una redenzione universale di tutti gli esseri (apokatástasis). In essa è negata una possibile e libera decisione finale per il male, dato che ogni colpa può venire riscattata e compensata mediante la sofferenza e il lento processo di conversione-illuminazione.

            Stando così le cose – afferma von Balthasar – non si terrebbero in debita considerazione la serietà di tutte le decisioni personali dell’uomo e la serietà di una storia che non si ripete: «Quel che nella rivelazione neotestamentaria è presentato come un’escatologia duale [cielo-inferno] è un’esortazione alla più profonda serietà di tutte le decisioni personali e a tener presente la possibilità di decidersi coscientemente e definitivamente contro l’amore e la dedizione per il puro egoismo»[28].

            In sintesi, l’ipotesi della metempsicosi, nella sua variante occidentale (antroposofica), non sarebbe altro che un processo di autoredenzione, che si svolge secondo il modello scientifico della evoluzione e che non ammette la pura gratuità di un dono libero. «Davanti a questo schema fondamentale è di importanza secondaria chiedersi se la materia venga spiritualizzata oppure trasfigurata e se la ‘risurrezione’ possa avere ancora un senso. Quel che è escluso...è la grazia per la conversione donata gratuitamente al peccatore impotente a salvarsi da sé ;...ma la grazia cristiana viene dalla croce, dove uno non ‘ripara’ ai propri errori, ma si carica del peso del peccato del mondo»[29].

5. Valutazione conclusiva

            Il pensiero di J. Hick si fa apprezzare per i numerosissimi riferimenti documentari. L’ipotesi della reincarnazione, infatti, è presentata in quasi tutte le sue varianti, nonostante la grande attenzione riservata alle filosofie vedantica e buddista. Le riflessioni teologiche, tuttavia, sembrano peccare di relativismo e per questo non rendono oggettiva ragione agli argomenti della fede cristiana che giustificano l’incompatibilità della reincarnazione con il suo credo. Non sorprende, quindi, la ‘sospensione’ di giudizio, coerente con l’approccio più antropologico-filosofico che teologico dell’Autore.

            L’idea di K. Rahner è sicuramente singolare. La sua posizione permette un significativo dialogo-confronto con la sensibilità religiosa e culturale dell’Oriente. Sul piano teorico, poi, risulta essere un’ipotesi convincente; in più permette di «risolvere» problemi di natura antropologica, che di per sé sfuggono all’immediatezza del pensiero e dell’esperienza, data la loro contestualizzazione escatologica. C’è da chiedersi, tuttavia, se tale ipotesi sia realmente accessibile alla mentalità di un occidentale, per il quale il termine reincarnazione mutua precisi contenuti filosofico-religiosi. Il «trapianto» concettuale fatto da Rahner potrebbe, cioè, sembrare piuttosto problematico.

            Il pensiero di H. Küng manifesta un grande rispetto per le decisioni religiose personali; e in tal senso mantiene aperto il problema. Notevole il rigore critico nelle argomentazioni e nelle obiezioni alle tendenze reincarnazionistiche. In sostanza, la lettura critica della questione è apprezzabilissima.

            H. U. von Balthasar non ha una particolare idea della reincarnazione, ma interessanti sono le critiche che egli muove all’ipotesi nella sua variante antroposofica.

            L’impostazione critica è notevolmente diversa dalle consuete obiezioni; essa scava in profondità, assumendo le questioni veramente nodali nel confronto tra dottrina della reincarnazione e messaggio cristiano.

Giovanni Ancona
professore straordinario di Teologia Dogmatica nell’Istituto Teologico Pugliese,
professore incaricato nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense


Sommario

In questi ultimi anni l’interesse della teologia cristiana occidentale al tema della reincarnazione è notevolmente cresciuto, per il diffondersi sempre più massiccio di tale credenza. Diversi «manuali» di escatologia, sia pure non in modo ampio, trattano del tema, evidenziando quegli argomenti antropologici e teologici che rivelano la sostanziale inconciliabilità del reincarnazionismo con la fede cristiana. Nel complesso panorama della discussione non mancano contributi di teologi, che meritano particolare attenzione per la loro posizione sul tema. Tra questi vanno ricordati quelli di J. Hick (reincarnazione: una complessa credenza di per sé ipotizzabile), K. Rahner (reincarnazione: una dottrina tollerabile nella sua versione «moderata»), H. Küng (reincarnazione: un’alternativa che può interessare l’uomo in profondità), H. U. von Balthasar (reincarnazione: un’ipotesi che esclude la grazia della croce).

NOTA BIBLIOGRAFICA

Lumière et vie 195/1989

Il fascicolo è interamente dedicato al tema del rapporto reincarnazione – risurrezione. In particolare va segnalato l’articolo di H. Bourgeois, Réincarnation, Résurrection: présupposés et fondemente, pp. 73-84, che puntualizza bene i termini del rapporto tra le due idee [dello stesso Autore si può vedere: Je crois à la résurrection du corps, Desclée, Paris 1981, pp. 247-258].

Concilium 5/1993: Reincarnazione o risurrezione ?

Il fascicolo avvia una interessante discussione sul tema, guidata da evidenti criteri di dialogo-confronto, segnalati nell’Editoriale da H. Häring e J.B. Metz. Gli articoli comprendono una sufficiente panoramica delle concezioni sulla reincarnazione, gli orientamenti teologici sulla risurrezione, le opposizioni. Da segnalare in particolare, nel contesto del nostro ambito di riflessione, il contributo di J. Sachs, Risurrezione o reincarnazione ? La dottrina cristiana sul purgatorio, pp. 114-122.

Religioni e Sette nel mondo 1-2/1997

Due fascicoli dedicati al tema della Reincarnazione e messaggio cristiano, con ampie riflessioni che raccolgono i contributi di voci autorevoli portati al Simposio Internazionale Reincarnation and the Christian message, svoltosi alla Pontificia Università Gregoriana dal 17 al 20 marzo 1997. Strumento molto utile, anche per i notevoli suggerimenti documentari.

D. Müller, Réincarnation et foi chrétienne, Labor et Fides, Genève 1986

Libretto molto chiaro che va consultato per un immediato approccio al tema della reincarnazione e sua relazione con la fede cristiana.

B. Mondin, Preesistenza, sopravvivenza, reincarnazione, Àncora, Milano 1989

Il volume suggerisce significativamente le coordinate antropologico-filosofiche che vanificano la dottrina della reincarnazione. Le problematiche relative al tema vengono affrontate con rigore critico ed esposte con notevole chiarezza.

Ch. Schönborn, Risurrezione e reincarnazione, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1990.

Un testo contenente riflessioni molto ampie e ben documentate, in cui vengono esposte la confessione di fede nella risurrezione della carne e il pensiero della tradizione cristiana sulla reincarnazione. Favorisce un buon approccio teologico al problema e risulta utile sotto il profilo dell’annuncio.

P. Thomas, La reincarnazione, sì o no?, Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1990.

Il libro di Thomas (pseudonimo di un’équipe di studiosi) permette di introdursi sufficientemente alle problematiche relative al nostro tema e al suo rapporto con l’idea di risurrezione. Taglio molto divulgativo delle riflessioni.

J. Vernette, Reincarnazione, risurrezione. Comunicare con l’aldilà. I misteri della Vita dopo la vita, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1991.

Il libro divulga bene il punto di vista cristiano sul tema della reincarnazione. Evidente la preoccupazione pastorale per i problemi introdotti dalla diffusione della dottrina in questione [cf. anche La réincarnation, Presses Universitaires de France, Paris 1995].


[1] Una rassegna bibliografica riguardante contributi che mettono a fuoco il rapporto tra reincarnazione e cristianesimo, relativa a un buon numero di anni addietro, è rinvenibile in G. Adler, Seelenwanderung und Wiedergeburt, J. Knecht, Frankfurt a. M. 1977.
[2] A mo’ di esempio si cf. L. Scheffczyk, Die Reinkarnationslehre und die Geschichtlichkeit des Heils, in «Münchener Theologische Zeitschrift» 31 (1980), pp. 122-129.
[3] Cf. F.-J. Nocke, Escatologia, Queriniana, Brescia 1984, pp. 106-108; G. Gozzelino, Nell’attesa della beata speranza. Saggio di escatologia cristiana, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1993, pp. 424-427. Alcuni saggi come L. Boff, Vita oltre la morte. Il futuro, la festa e la contestazione del presente, Cittadella, Assisi 1980, pp. 147-154; B. Sesboüé, Cristologia fondamentale, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1997, pp. 112-117.
[4]
Cf. J. Hick, Death and Eternal Life, McMillan, London 1976, pp. 297-396.
[5] Cf. Hick, Death and Eternal Life, pp. 297-362.
[6] Cf. Hick, Death and Eternal Life, p. 366.
[7] Cf. K. Rahner, Purgatorio, in «Nuovi Saggi», VIII, Paoline, Roma 1982, pp. 523-541.
[8]
Cf. K. Rahner, La vita dei morti, in «Saggi sui sacramenti e sull’escatologia», Paoline, Roma 1965, pp. 441-454; Idem, Il morire alla luce della morte, in «Mysterium Salutis», X, Queriniana, Brescia 1967, pp. 568-581; Idem, Colpa-responsabilità-punizione nel pensiero della teologia cattolica, in «Nuovi Saggi », I, Paoline, Roma 1968, pp. 329-361.
[9]
Rahner propone ovviamente la sua interpretazione, che, in sintesi, prospetta la purificazione del purgatorio come un aspetto della morte e si spiega in base alle diverse proprietà di questa. Cf. Purgatorio, op. cit., pp. 530-532.
[10] Cf. Rahner, Purgatorio, p. 537.
[11]Rahner, Purgatorio, p. 539.
[12]Rahner, Purgatorio, p. 540-541.
[13] Cf. H. Küng, Vita eterna?, Mondadori, Milano 1983 (orig. ted.: R. Piper & Co. Verlag, München 1982), pp. 82-95.
[14] «È quanto credono, non soltanto i molti popoli di natura...ma soprattutto quelle centinaia di milioni di persone appartenenti alle religioni di origine indiana: induisti, buddhisti, janisti, ecc. Infatti già con le Upanisad (circa 800 a.C. ?) questa dottrina – ricevuta probabilmente dalle popolazioni preariane – è una convinzione di fede di queste religioni. Un influsso indiano sui primi pensatori greci in Grecia e in Asia Minore non è certo dimostrato, ma è perfettamente possibile. È sicuro che, non soltanto gli orfici, Pitagora ed Empedocle, ma anche Platone, Plotino e i neoplatonici (come pure poeti romani come Virgilio nella sua Eneide) hanno professato questa dottrina, il che non ha mancato di esercitare una propria influenza sulla gnosi cristiana come pure sul manicheismo, fino alle sette medioevali (catari)»: Küng, Vita eterna?, p. 82.
[15]Küng, Vita eterna?, p. 84.
[16] «Nella chiara coscienza che essi si modificano considerevolmente a seconda del punto di vista dal quale vengono esposti»: Küng, Vita eterna?, p. 83.
[17] Küng, Vita eterna?, p. 88.
[18] Küng, Vita eterna?, p. 95.
[19] Ivi.
[20] Cf. H. U. von Balthasar, Homo creatus est. Saggi teologici, V, Morcelliana, Brescia 1991 (orig. ted.: Johannes Verlag, Einsiedeln 1986), pp. 111-130.
[21] Cf. R. Steiner, Reinkarnation und Karma. Wie Karma wirkt, Dornach 1984. L’antroposofia è una dottrina che conferisce grande rilievo alla natura e al destino dell’uomo. Essa comprende l’idea della reincarnazione, la quale consiste in un ciclo di rinascite che coinvolge l’intero cosmo attraverso l’evoluzione (l’incarnazione di Cristo ne è l’evento centrale) e che è destinato a concludersi con l’universale ritorno allo apirito puro.
[22] L’antroposofia distingue nell’uomo sette principi: corpo fisico, etereo e astrale, io e io spirituale, spirito vitale, uomo-spirito.
[23]von Balthasar, Homo creatus est, p. 124.
[24] La citazione di Steiner è in von Balthasar, Homo creatus est, p. 125.
[25] Ivi.
[26] Cit. in von Balthasar, Homo creatus est, p. 125.
[27]von Balthasar, Homo creatus est, p. 125-126.
[28]von Balthasar, Homo creatus est, p. 127.[
29]
von Balthasar, Homo creatus est, p. 129-130.


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