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«Ecco, io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20)L’uso liturgico del Vangelo di Matteo nella Chiesa
Renato De Zan

1. Premesse

 «Il canone neotestamentario si apre con il “Vangelo secondo Matteo”. Già questo fatto sta a indicare il ruolo e il prestigio assegnati a questo Vangelo nell’antica tradizione cristiana. Noto e citato dagli autori del II e III secolo è anche il libro del Nuovo Testamento più commentato dai Padri, pastori e teologi dei secoli successivi». Con queste parole significative nel 1982 Rinaldo Fabris apriva il suo commento al Vangelo di Matteo[1]. In nota, poi, collocava un buon elenco di nomi di epoca patristica che ebbero a che fare con il testo del primo evangelista[2], senza specificare alcun commento in modo particolare. Bisogna, tuttavia, notare che oltre ai Padri che hanno parlato di Matteo e del suo Vangelo, ci sono anche altri Padri che, accanto all’interessamento per il primo Vangelo e per il suo autore, hanno percorso con fede e amore le pagine di Matteo per commentarle e la memoria di questi commenti è giunta, ampia, fino a noi. Accanto a questa ricchezza ne possiamo registrare una seconda che in genere non viene molto evidenziata: si tratta dell’uso liturgico di Matteo nei Lezionari della messa latina, romana e non-romana.

2. I Padri e il Vangelo di Matteo

Senza la pretesa di voler dire tutto in poche righe, si può serenamente affermare che il Vangelo di Matteo fu nel mondo antico ampiamente commentato. Non si tratta di una valutazione di chi scrive, ma di una notizia già presente nell’opera di san Girolamo. Il grande biblista dell’antichità, all’inizio del suo commento su Matteo, fa un breve cenno ai commenti più o meno estesi e di maggior spicco, esistenti ai suoi tempi. Tra i Padri orientali troviamo menzionati Teofilo di Antiochia, Ippolito martire, Teodoro di Eraclea, Apollinare di Laodicea, Didimo di Alessandria. Per i Padri latini, invece, vengono elencati Ilario, Vittorino, Fortunaziano e, naturalmente, Girolamo.

Di questo grande patrimonio dei primi secoli non resta moltissimo[3]. Tuttavia possiamo dire che il commento più ampio e più imitato fu quello di Origene[4] di cui purtroppo permangono solo alcuni passi (dal libro X al libro XVII delle sue lezioni tenute a Cesarea). Di questi ampi passi di Origene è stata curata recentemente una preziosa edizione italiana[5]. Sono giunti, invece, fino a noi altri commenti come quello di Ilario di Poitiers[6], impostato sulla ricerca della typica ratio o della interior significantia (= allegoria), oppure come quello breve di Girolamo[7], nato di getto in quindici giorni su pressione di Eusebio da Cremona, ammiratore del santo. Questo breve e sapiente commento è disponibile in un’edizione italiana, che risente un po’ degli anni di pubblicazione[8]. Non vanno dimenticate le omelie di Giovanni Crisostomo e i trattati di Cromazio di Aquileia. Delle omelie del primo, che coprono fondamentalmente tutto il testo di Matteo, c’è un’edizione italiana, segnata ormai dal tempo[9]. Del secondo non possediamo tutti i trattati, ma solo quelli che giungono a commentare il Vangelo di Matteo fino al capitolo 18. Dei trattati che restano esiste l’edizione italiana[10]. È interessante, comunque, notare che i trattati di Cromazio, sebbene non siano dei veri e propri sermones, si chiudono sempre con una forma liturgica più o meno di questo tenore: «... Figlio di Dio cui va la lode e la gloria per tutti i secoli. Amen»[11].

La ricchezza di commenti patristici che, per esempio, il Vangelo di Marco non ha, sembra sia legata, con una felice osmosi, all’uso liturgico del primo evangelista.

3. Matteo nelle liturgie occidentali non romane

Gli usi liturgici testimoniati dai Lezionari latini, romani e non-romani, non solo risentono della riflessione patristica, ma possono fornire elementi preziosi per comprendere l’uso romano di Matteo nel Lezionario del Messale di Paolo VI. È chiaro che in un lavoro di semplice introduzione al tema non si possono descrivere tutte le ricchezze che provengono dalle testimonianze storiche della liturgia circa l’uso di Matteo. È necessario, perciò, fare una scelta ed evidenziare, attraverso una semplice esplorazione, la presenza di pericopi del primo evangelista in quell’ambito del Lezionario che oggi chiamiamo «Lezionario domenicale-festivo» dei tempi forti (Avvento, Natale-Epifania, Quaresima e Pasqua), tralasciando con una certa amarezza tutto il resto.

A questo limite bisogna aggiungerne un secondo: delle varie liturgie latine non romane si privilegiano la liturgia della Gallia e quella della Spagna, tralasciando altre liturgie (africana, patriarchina, capuana, ambrosiana...), pur sempre nobili, per la frammentarietà della documentazione o per la piccola area geografica implicata.

a) Matteo e la tradizione liturgica della Gallia

Sicuramente non si può parlare di una liturgia unica e particolare per la Gallia, ma piuttosto di un’evoluzione di un rito con varie sfaccettature. Per questo motivo i testimoni consultati appartengono a più epoche, a più stadi di un rito e a più facce di quel rito stesso[12]. In questa sede non ci interessa né l’evoluzione né la fisionomia delle singole sfaccettature, ma piuttosto l’uso di Matteo nel complesso dell’arcipelago della liturgia gallicana.

Nell’Avvento, scandito in un numero di domeniche notevole (fino a sei!), Matteo è presente, secondo il Messale di Bobbio, nella prima (Mt 11,2-5), nella seconda (Mt 3,1-12) e nella terza domenica (Mt 24,27-44). Secondo l’Evangeliario di Saint-Denis (annotazioni marginali) il primo evangelista viene letto nella seconda (Mt 24,15...[13]), nella terza (Mt 11,2...), nella quinta (Mt 3,1...) e nella sesta domenica (Mt 21,1...). Nella altre domeniche, sia secondo il Messale di Bobbio sia secondo quello di Saint-Denis, si leggono testi lucani e un testo giovanneo.

Per la solennità del Natale il Lezionario di Luxeuil prevede la messa della vigilia, del giorno, della domenica dopo Natale (Mt 9,32-34) e del 1° gennaio: come si vede, solo una volta viene adoperato Matteo. Nel Messale di Bobbio, invece, sono previste la messa della vigilia e la messa del giorno: in tutt’e due i casi si legge sempre lo stesso testo di Matteo (Mt 1,1-2.6). All’Epifania il Lezionario di Luxeuil prevede la messa dell’Epifania (Mt 3,13-17 è in alternativa con un testo giovanneo e uno lucano) e la messa della domenica dopo l’Epifania. Il Palinsesto di Wolfenbüttel e il Messale di Bobbio hanno una messa per l’Epifania: il primo prevede Mt 3,13-17 o Mt 15,19-31 in alternativa altri tre testi giovannei, mentre il secondo legge Mt 3,13-17 in alternativa a un testo giovanneo e a uno lucano.

Nel tempo di Quaresima il Messale di Bobbio propone per la prima domenica Mt 6,1-8 oppure Mt 4,1-11. Le altre domeniche hanno testi giovannei o lucani. Lo stesso dicasi per l’Evangeliario di San Kilian (come l’Evangeliario di Treviri): in tutto il tempo di Quaresima si leggono testi giovannei e un testo lucano, mentre nella prima domenica si legge Mt 7,12... o, in alternativa, il testo di Lc 15,20...[14]. Per Luxeuil, in Cena domini ad matutinos (sic!) si leggeva Mt 26,2-5 e in sabbato sancto (sic!), Mt 28,1-20. Per il Messale di Bobbio, invece, per la Missa in Caena Domini (sic!) veniva letto Mt 26,20-35. Per il tempo di Pasqua i vangeli domenicali e festivi secondo Luxeuil sono tratti da Marco, Luca e Giovanni. Tuttavia, bisogna notare che Matteo è presente nella Liturgia delle Ore e in Rogationibus. Per il Messale di Bobbio, invece, Matteo era il testo per la Missa in vigiliis Paschae (Mt 28,1-20).

b) Matteo la tradizione liturgica della Spagna

Per la tradizione liturgica della Spagna il testo fondamentale è il Liber commicus[15]. Questi prevede, in epoca arcaica, per l’Avvento solo Mt 3,1-11 nella prima domenica, mentre in epoca successiva tre domeniche su cinque sono occupate dal primo evangelista: Mt 3,1-11 (prima domenica), Mt 11,2-15 (seconda domenica), Mt 21,1-9 (terza domenica). Le altre due domeniche sono occupate da un testo marcano e da uno lucano.

Per Natale e per il 1° gennaio il Liber commicus preferisce usare un testo lucano. Per l’Epifania, invece, viene letto il testo di Mt 2,1-15.

Per la Quaresima il primo evangelista è quasi assente: si trova, infatti, solo nella prima domenica con Mt 4,1-11. Se il tempo pasquale viene occupato dal Vangelo di Giovanni, il sabato santo e la notte pasquale sono occupati dal solo Vangelo di Matteo con le seguenti pericopi: Mt 28,10-19 (per titulos); Mt 29,1-7 (in vigilia Pasce [sic!]); Mt 28,8-20 (in Hilaria Pasche [sic!] ad missam).

Sicuramente, essendo annuale, il ciclo del Lezionario latino non-romano può aver provocato il bisogno di limitare la presenza del primo Vangelo a favore di testi lucani e giovannei. Nei periodi esaminati, si è visto come nella liturgia latina la consuetudine di leggere Marco è quasi nulla. E c’è anche da aggiungere che tra le due grandi liturgie sorelle, quella della Gallia e quella della Spagna, non ci sono contatti significativi per quanto riguarda le scelte dei testi biblici per le letture.

Senz’altro la liturgia della Gallia sa giocare tra l’uso «teologico» e l’uso «storicizzante» di Matteo. Per Avvento e Natale-Epifania, infatti, preferisce l’uso teologico del primo evangelista e con le pericopi scelte intende chiaramente sottolineare il tema di Gesù Messia. L’uso storicizzante compare, invece, nelle scelte dei testi legati alla Quaresima e alla Pasqua. Nella liturgia della Spagna, invece, se da una parte permane l’uso teologico (tema di Gesù Messia) in Avvento, in Natale-Epifania l’uso storicizzante è già presente e si estende anche alla pericope di Mt 28,1-20, ripartita nel Sabato santo e nella Veglia pasquale.

3. Matteo nei Lezionari latini romani

Non è facile poter dare una visione sicura delle origini del Lezionario romano. Gli studi di Chavasse ne hanno mostrato la complessità[16]. Tuttavia, attraverso il Comes di Murbach[17] è possibile notare come nel rito romano il Lezionario affondi le sue radici molto lontano e non si sia granché allontanato nei secoli dal suo modello.

a) Per l’Avvento il Lezionario di Murbach adoperava nella seconda domenica Mt 21,1... e nella quarta Mt 11,2-10. Il Messale di Pio V elimina Mt 21,1... e sposta nella seconda domenica il testo che il Lezionario di Murbach assegnava alla quarta domenica. Per la vigilia di Natale il Lezionario di Murbach sceglie Mt 1,18-21 e il Messale di Pio V lo conserva. Per tutto il resto (messe della notte, dell’aurora, del giorno, di Maria, Madre di Dio, e della domenica dopo Natale) Luca copre i vangeli mancanti.

Per l’Epifania il Lezionario di Murbach propone nella vigilia dell’Epifania Mt 2,19-23 e nel giorno di Epifania Mt 2,1-12. Nel Battesimo di Gesù e nella domenica dopo l’Epifania si leggevano un testo di Luca e uno di Giovanni. Il Messale del 1570 non modifica le scelte del Lezionario di Murbach.

Per la Quaresima, Matteo viene usato dal Lezionario di Murbach nelle prime due domeniche, Mt 4,1-10 e Mt 1,40-45, e nella messa della domenica delle Palme, Mt 26,2-27,66. Il Messale di Pio V amplifica leggermente l’uso di Matteo: come Murbach, nella prima domenica usa Mt 4,1-10, nella seconda, invece, sceglie Mt 17,1-9 e per la domenica delle Palme accorcia leggermente il racconto della passione: Mt 26,26-27,66.

Per il sabato santo Murbach legge Mt 28,1-7, testo ripreso anche dal Messale di Pio V. Per il tempo pasquale il Vangelo è tratto dal testo di Giovanni.

Come si può notare dai testi riportati, l’antico lezionario latino-romano tende a una lettura più storicizzante e meno teologica delle pericopi di Matteo. 

b) Il Lezionario del Messale di Paolo VI possiede delle caratteristiche che i Lezionari della consuetudine romana non hanno. Il fatto che siano stati introdotti i tre cicli annuali  (A - B - C) rende in un certo qual modo difficoltosa la comparazione con il Lezionario romano del passato. Tuttavia bisogna precisare che Matteo è stato scelto come Vangelo guida dell’anno A del ciclo triennale[18].

Nel tempo di Avvento il nuovo Lezionario coglie, con piccoli ritocchi, sia dalla consuetudine della Gallia e della Spagna (Mt 24,37-44; Mt 3,1-12) sia dalla consuetudine romana (Mt 11,2-11; Mt 1,18-24). Nel tempo di Natale viene lasciato spazio ai testi lucano-giovannei. Matteo viene usato solo nella messa della vigilia di Natale (Mt 1,2-25), della Sacra Famiglia (Mt 2,13-15.19-23), dell’Epifania (Mt 2,1-12, secondo Murbach e Pio V) e del Battesimo di Gesù (Mt 3,13-17, secondo lo spirito del Messale di Bobbio e del Palinsesto di Wolfenbüttel che leggevano questo testo nella domenica dopo l’Epifania).

Per la Quaresima il Lezionario di Paolo VI segue la consuetudine romana (prima domenica: Mt 4,1-11; seconda domenica: Mt 17,1-9). Per la domenica delle Palme, sceglie una via media (Mt 26,14-27,66) tra il racconto lungo di Murbach (Mt 26,2-27,66) e quello accorciato di PioV (Mt 26,26-27,66). Fatta salva la pericope di Mt 28,16-20 per l’Ascensione del Signore, tutto il tempo pasquale è dominato dal Vangelo di Giovanni.

Con una felice scelta di pericopi, il Lezionario romano del Messale di Paolo VI, nonostante la radicale riforma del sistema triennale della letture, ha tuttavia saputo mantenersi fedele alla sua identità tradizionale: la lettura di Matteo è più storicizzante che teologica, senza per questo togliere niente alla ricchezza teologico-liturgica dei brani scelti.

4. Un epilogo aperto

Fare una conclusione alla fine di questa scheda non è pertinente sia per la brevità sia per la parzialità della scheda stessa. Sicuramente, però, si possono fare delle considerazioni.

La prima che balza immediatamente agli occhi è che il Vangelo di Matteo è stato ampiamente adoperato, insieme a Luca e a Giovanni, dalla liturgia latina sia romana che non-romana. Sorte ben diversa è toccata, invece, nella storia del Lezionario della liturgia latina al testo di Marco, che non vi compare quasi mai nei tempi cosiddetti forti, scelti come campo per la presente brevissima indagine.

Una seconda considerazione riguarda la fissità di alcune scelte testuali, compiute dalla consuetudine latino-romana e profondamente legate alla celebrazione di un determinato aspetto del mistero di Cristo (cf. Natale e inizi della Quaresima). I testi sembrano così radicati nella varie famiglie liturgiche da rendere più che fondata l’ipotesi di una consuetudo ecclesiae che proviene da una comunità madre, che sta alla radice della ricca frammentazione delle famiglie liturgiche stesse.

Una terza considerazione riguarda il legame profondo che il Lezionario del Messale di Paolo VI ha con le proprie radici. Si potrebbe dire che il Lezionario di Murbach e il Palinsesto di Wolfenbüttel costituiscono l’ossatura profonda delle scelte operate per i vangeli dell’anno A, da parte del Lezionario di Paolo VI. Ma bisogna anche aggiungere che in quelle scelte c’è l’atteggiamento teologico-celebrativo che sottolinea la dimensione storicizzante nella scelta delle pericopi.

Una quarta considerazione riguarda la quasi totale assenza della consuetudine della liturgia della Spagna nel Lezionario del Messale di PaoloVI e, contemporaneamente, la sapiente assunzione di una buona parte della consuetudine della Gallia nella liturgia della Parola romana contemporanea, dove Matteo non solo è presente con tutta la sua ampiezza, ma soprattutto è presente senza tradire la sua identità liturgica presente nei lezionari del passato non-romano. Questa preferenza gallicana piuttosto che ispanica forse è dovuta allo stile liturgico- storicizzante nella scelta delle pericopi.

Queste brevi considerazioni evidenziano come le antiche liturgie latine fossero tra loro molto autonome, sebbene alcuni indizi sembrino far emergere la probabile unicità della fonte da cui tutte provengono. Questo dato pone ancor più in evidenza la scelta ecclesiale dei testi di Matteo, insieme a quelli di Luca e di Giovanni, come testi biblico-liturgici. Ciò non è dovuto a simpatie, ma a riflessioni teologiche che vedevano nel testo di Matteo elementi tematici più attenti e opportuni al mistero celebrato e all’impegno di testimonianza che derivava dalla partecipazione alla celebrazione stessa.

Renato De Zan
professore di Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Liturgico «Sant’Anselmo» in Roma e l’Istituto di Liturgia Pastorale «Santa Giustina» in Padova

Sommario

La breve scheda illustra per sommi capi le testimonianze storiche della liturgia circa l’uso del Vangelo di Matteo. L’esplorazione di alcuni Lezionari delle tradizioni liturgiche occidentali, romane e non romane (Gallia e Spagna), dà l’impressione di un utilizzo ampio, anche se in parte standardizzato (scelte dettate dal contesto celebrativo), di Matteo. Questa consolidata tradizione nei Lezionari di impiegare Matteo come Vangelo guida, è stata riversata oggi dentro la triplice ripartizione ciclica del nostro Lezionario entro il ciclo dell’anno A.


[1] R. Fabris, Matteo, Borla, Roma 1982 [19962], p. 13.

[2] Hanno senz’altro conosciuto e citato il Vangelo di Matteo l’autore della Prima lettera di Clemente, l’autore detto Pseudo-Barnaba, Ignazio di Antiochia, l’autore (gli autori?) della Didachè. Hanno più o meno diffusamente parlato di Matteo e del suo Vangelo Papia di Gerapoli, Ireneo di Lione, Clemente di Alessandria, Origene, Girolamo.

[3] X. Léon-Dufour, I vangeli e la storia di Gesù, Paoline, Milano 1970, p. 204, n. 6.

[4] PG 13,835-1800.

[5]Origene, Commento al Vangelo di Matteo, a cura di M.G. Danieli - R. Scognamiglio, 3 voll., Città Nuova, Roma 1998-2001.

[6] PL 9,917-1087.

[7] PL 26,21-218.

[8]Girolamo, Commento al Vangelo di Matteo, a cura di S. Aliquò - S. Cola, Città Nuova, Roma 1969.

[9]Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di Matteo, a cura di R. Minuti- F. Monti, 3 voll., Città Nuova, Roma 1966.

[10]CromaziodiAquileia, Commento al Vangelo di Matteo, 2 voll., Giulio Trettel, Roma 1984. Il commento si arresta con Mt 18, per un insieme di 62 trattati (tutti interi, salvo il 32°).

[11] La formula ha moltissime varianti.

[12] I testi consultati sono ben conosciuti: E.A. Lowe - J.W. Legg, The Bobbio Missel. A Gallican mass-book (Ms. Paris Lat. 13246), voll. 1-2, Henry Bradshaw Society, London 1917-1920 (per la Gallia merovingia); P. Salmon, Le texte biblique de l’Évangéliaire de Saint-Denis, Abbaye Saint-Jérôme, Roma 1946; Le lectionnaire de Luxeuil (Paris, ms. lat. 9427), par P. Salmon, Abbaye Saint-Jérôme, Rome 1944-1953; per l’Evangeliario di Wolfenbüttel si veda A. Dold, Das älteste Liturgiebuch der lateinischen Kirche. Ein gallikanisches Lektionar des 5./6. Jhs aus dem Wolfenbütteler Palimpsest-Codex Weissenburgensis 76, Kunstverlag, Beuron 1936; per l’Evangeliario di San Kilian si veda P. Salmon, Le système des lectures liturgiques contenues dans les notes marginales du ms. M.o.th.Q. 11 de Würzburg, in «Revue Bénédictine» 61 (1951), pp. 38-53 e 62 (1952), pp. 294-296.

[13] Questo tipo di citazioni mostra con chiarezza l’incipit del testo e non ne specifica l’explicit perché mancante nella fonte.

[14] Anche l’Evangeliario di Treviri legge Matteo solo nella prima domenica di Quaresima con un testo simile a quello di Bobbio (Mt 6,1-8).

[15] Liber commicus, edicíon critica por J.P. de Urbel - A. González y Ruiz-Zorilla, voll. 2-3, Consejo Superior de Investigaciones Científicas. Escuela de Estudios Medievales, Madrid 1950-1955.

[16] A. Chavasse, Les lectionnaires romains de la Messe au VIIe et au VIIIe siècle. Sources et dérivés, 2 voll., Éd. Universitaires, Fribourg 1993.

[17] A. Wilmart (ed.), Le Comes de Murbach, in «Revue Bénédictine» 30 (1913), pp. 26-69.

[18] Questo non deve indurre in errore. Anche nel ciclo A non è presente tutto il Vangelo di Matteo. Anzi in tutto il Lezionario mancano i seguenti brani: Mt 11,9-10; 12,9-13.22-37.43-45; 15,3-9.15-20.38-16,12; 17,21; 18,6-9.11; 19,2; 20,29-34; 21,12-22.44; 22,22-33.41-46; 23,33-24,3.14-36; 26,2-13 (cf. M. Sodi, La Parola di Dio nella celebrazione eucaristica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2000).

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