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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario


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Teologi Cattolici del XX secolo
Editoriale

«CredereOggi» inizia con questo numero un progetto che si innesta direttamente alle origini della rivista e del suo scopo: mettersi a servizio dello studio della teologia e dell’aggiornamento di quanti vogliono approfondire le proprie conoscenze nel campo delle scienze religiose. Il fascicolo dedicato ai Teologi cattolici del XX secolo si pone, perciò, nella prospettiva di chi inizia a orientarsi nel panorama teologico e trova di frequente, nelle sue letture, nomi di autori al pensiero dei quali non sempre riesce a dare un volto definito. Nelle prossime annate della rivista, per completare il progetto che qui intraprendiamo, abbiamo previsto un numero sui teologi ortodossi e uno sui teologi della Riforma che hanno maggiormente segnato, con la loro opera, i cento anni appena trascorsi.

L’intento di questi fascicoli è, dunque, scopertamente didattico, senza velleità di esaurire in poche pagine autori di prima grandezza. Il desiderio della redazione è di fornire delle introduzioni ai singoli teologi, quasi dei veloci ritratti, degli schizzi a grandi linee, che permettano di «fare conoscenza» con alcuni di coloro che hanno dato un decisivo contributo al rinnovamento teologico del secolo XX. Il criterio di scelta dei nove teologi qui presentati è esattamente questo: evidenziare il percorso biografico e bibliografico di quanti, a buon diritto, possono essere definiti «padri» dell’«aggiornamento» della chiesa e della teologia, come protagonisti – artefici o precursori – della stagione del concilio Vaticano II.

L’evento conciliare si situa poco dopo la metà del secolo, come vero e proprio spartiacque nella storia della chiesa contemporanea. In esso giungono a maturazione i germogli da lungo tempo, e con notevoli fatiche, coltivati da alcuni teologi giudicati «contro corrente» prima che lo Spirito iniziasse a sospingere la nave della chiesa nella direzione da essi tracciata. Il lungo articolo di apertura, affidato a Giacomo Canobbio, ci propone un’ampia panoramica sull’orizzonte teologico del Novecento evidenziando i movimenti di rinnovamento, le correnti teologiche, ma anche le lotte e le «crisi di crescita» della teologia cattolica che cercava di emanciparsi da pesi ereditati dal passato (la tenace resistenza della neoscolastica), per aprirsi alla cultura contemporanea, con la quale si era fino ad allora scontrata senza un vero incontro. Possiamo trovare un filo rosso, che si dipana per tutto il secolo: la riscoperta e riproposizione della centralità della storia nel darsi della rivelazione e l’ineludibilità della dimensione storica ed economica di quest’ultima per qualunque riflessione teologica adatta all’uomo d’oggi. La verità viene da Dio, ma si «impasta» di tempo e di spazio, e in quanto tale – non nel suo essere disincarnata – è «materia prima» per il teologo. L’epoca postmoderna è poi segnata dalla centralità che vengono a occupare, nel pensiero e nel vissuto, la soggettività e i problemi legati al linguaggio e all’interpretazione: l’influsso di tali questioni sull’elaborazione dell’intelligenza della fede è stato di primaria importanza.

I nove autori che si collocano in questo numero rappresentano una generazione di teologi che ha insegnato alla chiesa a dialogare con la cultura moderna, con i problemi dell’uomo immerso in un mondo in rapido cambiamento, ad aprirsi al futuro conoscendo – e riconoscendo – il proprio passato.

Certamente non sono i soli ad aver segnato il secolo, sarebbe ridicolo il solo pensarlo. Sono anzi i rappresentanti di una teologia europea-occidentale che non può pretendere di essere, già dagli anni Settanta, l’unica voce della teologia cattolica. Nascono, infatti, nell’ultimo trentennio del secolo le teologie contestuali: dell’America latina, dell’Africa, dell’Asia. Sono, tuttavia, teologi che vengono riconosciuti come «padri» della chiesa postconciliare e rimangono un punto di partenza che non può essere disconosciuto. La loro opera e il loro pensiero hanno permesso a quanti sono venuti dopo di loro di battere nuove strade di ricerca e di elaborazione teologica altrimenti impensabili.

Le intuizioni profetiche di Romano Guardini (S. Zucal) sulla fine dell’epoca moderna, pervase da una salda certezza nella centralità di Cristo, aprono gli occhi dell’esistenza cristiana nel mondo contemporaneo a sguardi rinnovati. È da annoverare tra gli ispiratori del movimento di ripensamento della teologia cattolica.

Dalla quiete del suo monastero della Prussia renana Odo Casel (A. Grillo), vero mistagogo, accompagna la chiesa alla contemplazione liturgica del mistero di Cristo operante nei santi misteri: «Il cuore dell’insegnamento sulla liturgia nella costituzione Sacrosantum concilium è il cuore stesso degli insegnamenti di dom Casel», scrive nel 1964 l’oratoriano francese L. Bouyer.

La stagione della Nouvelle Théologie nel secondo dopoguerra sembrava risuscitare gli spettri dell’accanimento antimodernista con cui si era aperto il XX secolo. Con la prospettiva della storia possiamo invece dire che si trattò di una prova, certo dura, ma che si concluse con l’affermazione di quel ritorno (resourcement) alle fonti bibliche e patristiche del cristianesimo da cui si deve sempre ripartire, senza potersi fermare nel pacifico possesso di alcuna theologia perennis, intangibile e insuperabile. Henri de Lubac (A. Russo), Marie-Dominique Chenu (I. Biffi) e Yves Congar (M. Congiu) sono i portavoce autorevoli e tenaci di quel periodo. Fedeli alle loro idee hanno saputo aspettare con fiducia che, placatasi la tempesta scatenata contro di loro, venissero riconosciuti i loro sforzi per il bene di tutta la chiesa.

Il lavoro dei francesi, che apriva la strada a una teologia che si interessa del vero non più nel senso della logica astratta, ma nella concretezza delle espressioni umane e rivelate, si incontra con il pensiero filosofico tedesco segnato dall’esistenzialismo. Troviamo allora due pilastri della teologia del XX secolo: Karl Rahner (I. Sanna) e Hans Urs von Balthasar (E. Guerriero). Il primo, intessendo un fruttuoso dialogo tra filosofia e teologia, studia l’autocomunicazione di Dio dalla prospettiva del destinatario della grazia, l’uomo, creatura il cui compimento esistenziale è nell’apertura alla trascendenza, le cui condizioni di possibilità costituiscono la stessa natura umana. Rahner, impegnato nella costruzione di una solida antropologia trascendentale, non disdegna di occuparsi anche della teologia delle «piccole cose» che costellano l’esperienza quotidiana del cristiano (vedi in proposito i suoi numerosissimi saggi e scritti occasionali). Von Balthasar, nella sua opera sistematica eppure pervasa da un afflato di contemplazione e adorazione, insegna a partire dalla percezione della «forma» del donarsi di Dio che con la sua bellezza rifulge all’uomo, verso di lui si abbassa nell’atteggiamento dello «svuotarsi» di Cristo, per manifestarsi, infine, come verità e farlo partecipare alla gloria trinitaria.

Completano questo numero altri due profili. Il primo è quello del più eminente teologo morale cattolico del XX secolo, Bernhard Häring (S. Majorano), impegnato direttamente nella redazione della Gaudium et spes e nella liberazione della teologia morale dalle secche della manualistica e della casistica ad uso del «tribunale della penitenza». L’altro ritrae Bernard Lonergan (R. Finamore), eclettico pensatore gesuita ancora poco conosciuto nell’ambito italiano. Egli incarna il rinnovamento del metodo nel fare teologia a contatto con le scienze umane, nell’arena della cultura vissuta, metodo assunto da chi non ha paura di abbandonare le sicurezze del «classicismo» perché la teologia torni a essere mediazione tra rivelazione cristiana e culture umane, capace quindi di comunicare con esse. Lonergan invita, inoltre, a non dimenticare che la conversione personale è il principio irrinunciabile di ogni vero teologare.

Il numero delle pagine, come sempre troppo limitato, ci ha costretto a delle scelte, impedendoci di inserire altri insigni teologi che hanno offerto al secolo XX il loro apporto di passione per la fede e di riflessione su di essa. Per riparare alle omissioni rimandiamo a testi ben più ponderosi e completi dei nostri agili fascicoli.

L’abbondante bibliografia che conclude ciascun contributo, e l’invito alla lettura (G. Pasquale), desiderano essere uno stimolo per continuare la ricerca: un profilo è una silouette, necessariamente schematica, non un’opera a tutto tondo. Per conoscere e assaporare pienamente gli autori che presentiamo non rimane che la tradizionale, faticosa eppur fruttuosa fatica della biblioteca.


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