Sant'Antonio.org - Il portale della comunità antoniana
Edizioni Messaggero Padova
   Homepage
   Chi siamo
   L'ultimo numero
   Consulta i fascicoli
   Monografie 2011
   Abbonamenti
   Mailing list
   Il mio carrello

 
Ricerca avanzata





ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario


 Stampa pagina           Segnala pagina



 
Giovanni, l’evangelista dalle ali d’aquila
Editoriale

Il quarto vangelo (QV) è stata considerato fin dall’antichità un «vangelo fuori rango» rispetto ai primi tre, i sinottici. Tanto fuori rango da essere considerato vicino all’eresia (docetista), eppure al contempo il più ortodosso tanto da costituire il riferimento essenziale dei primi grandi concili cristologici. è sempre stato perciò un vangelo affascinante per questa sua enigmaticità, che si radica nel mistero stesso di Dio, di Cristo, dell’uomo e del mondo.

Introduciamo in tre tappe i nove brevi saggi del presente fascicolo, che intendono aggiornare i lettori sui metodi messi oggi in atto nello studio del QV: 1) la povertà e la ricchezza del QV, 2) il vangelo come monte eccelso cui volgere lo sguardo (da sant’Agostino), 3) le vie per accedere al monte eccelso.

  1. La povertà e la ricchezza del QV

  Il QV è composto di 21 capitoli, di 878 versetti, di 15.416 parole e di soli 1.011 vocaboli diversi. Anche se un po’ più lungo di Mc (21 capitoli contro 16 e 878 versetti contro 665), è però più povero di vocaboli (1.011 contro 1.350). La povertà di vocaboli, la più bassa in percentuale di tutti gli scritti del Nuovo Testamento, è però compensata dalla ricchissima semantica delle parole e del linguaggio giovanneo. La semantica indica il rapporto tra significante e significato, tra la parola (significante) e il suo significato. Ora, da questo punto di vista il QV è il più ricco dei quattro vangeli. Clemente di Alessandria (150-215 d.C.) per esprimere tale ricchezza lo chiamavapneumatikon (spirituale) rispetto agli altri tre che avevano scritto le physika (la storia esterna di Gesù). Il QV descrive infatti meno fatti e riporta meno parole di Gesù che non i sinottici, ma in modo da metterne in luce al massimo il profondo significato teologico. Ciò che Clemente dice del vangelo si può dire perciò anche delle parole e del linguaggio usato dall’evangelista: la ricchezza spirituale passa attraverso la povertà di parole forse per esprimere anche letterariamente l’umiltà dell’incarnazione del Verbo, la cui gloria però brilla attraverso la ricca povertà della sua storia e della lingua con cui viene raccontata.

  2. Il monte eccelso cui volgere lo sguardo

  La ricchezza teologica del QV è messa bene in luce da sant’Agostino nell’introduzione ai 124 trattati sul vangelo di Giovanni col suo linguaggio che scava nella Scrittura mediante la Scrittura.

Citando il Sal 71,3 (Vetus latina): «Suscipiant montes pacem populo suo et colles justitiam» (Trat 1,1), identifica i monti con le anime eccelse, tra cui anche l’evangelista Giovanni. Perché Giovanni appartiene a questi monti eccelsi, anzi al monte più eccelso? Perché inizia il suo vangelo con le parole: «In principio erat Verbum et Verbum erat apud Deum et Deus erat Verbum». Come aquila trascende tutte le cose, tutte le creature terrestri e celesti e arriva a contemplare la divinità del Verbo: tutto è stato fatto per mezzo del Verbo (Trat 1,5).

«Vedete, dunque, fratelli, se Giovanni non appartenga agli stessi monti di cui poco prima si dice ( e qui cita il Sal 120,1):Levavi oculos meos ad montes, unde veniet auxilium mihi. Però non ci si deve fermare al monte perché quanto (l’evangelista) scrive, lo scrive come uomo e lo riceve lui stesso da Dio per servirlo a noi. Difatti come continua il Sal 120,1 in 120,2?Auxilium meum a Domino, qui fecit caelum et terram... Perciò leviamo gli occhi là, da dove ci verrà l’aiuto (ai monti) e tuttavia non sono gli stessi monti (l’evangelista e il suo vangelo) in cui dobbiamo porre la nostra speranza, ma in (Dio stesso) da cui anche i monti ricevono ciò che servono a noi...Leviamo gli occhi alle Scritture perché le Scritture sono state scritte a noi da uomini, leviamo i nostri occhi ai monti, da cui verrà a noi l’aiuto. E tuttavia poiché erano uomini coloro che scrissero le Scritture, la loro luce non l’avevano da sé, ma l’avevano ricevuta» (Trat 1,6).

Procedendo col suo linguaggio meditativo alla fine Agostino spiega il secondo versetto del Sal 120: «Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra (Auxilium meum a Domino, qui fecit caelum et terram)». «Il monte, Giovanni, era illuminato dal Verbo e come illuminato dal Verbo illumina noi che ascoltiamo il suo vangelo». Anche Agostino si trova in una posizione analoga; anche lui espone il vangelo ai suoi fratelli che ascoltano. Ascoltano lui, le sue parole ma è a Dio che devono levare il loro cuore: «A me i vostri orecchi, a lui il cuore». Solo così potranno capire quello che si ascolta dal vangelo e da colui che lo spiega.

«Ecco voi tenete fissi, levate i vostri occhi e i sensi del vostro corpo a noi, non però a noi; noi infatti non apparteniamo a quei monti, tenete fissi i vostri occhi allo stesso vangelo, allo stesso evangelista» (Trat 1,7). Gli uomini elevano gli occhi a Dio mediante la parola della Scrittura e di colui che la spiega. Per poter levare gli occhi al vangelo e a Dio, occorre, infine, purificare gli occhi del cuore con quella che Agostino chiama continentia, cioè ascesi interiore: «A me le orecchie, a lui il cuore»: Sursum corda! Come invita la liturgia. Solo così il cristiano sarà illuminato e potrà capire.

Per Agostino dunque Giovanni è come un monte altissimo, da cui ci viene l’aiuto di Dio mediante la lettura e l’ascolto della parole, mentre il cuore deve elevarsi a Dio per ricevere da lui quella luce che ha illuminato lo stesso evangelista.

Da questo fascicolo dedicato a Giovanni viene l’invito a volgere i nostri occhi al vangelo di Giovanni, a lasciarci attrarre dalle sue altezze, ad aprire il nostro cuore a Dio per ricevere la luce che illumina un monte così eccelso e lasciarci illuminare e guidare dalla stessa luce che lo ha illuminato: contemplazione di fede e fervida attività di amore fraterno.

  3. Le diverse vie di accesso alla lettura del vangelo

  Per accedere al monte eccelso, alla ricca luce che da lui promana, è necessario percorrere delle strade, diverse strade, le vie degli uomini e le vie di Dio, data la duplice qualità, umana e divina del QV. Perché? Perché il vangelo è stato scritto da un uomo e con mezzi umani (lingua, cultura, ambiente, ecc.) per rivelare la verità di Dio su Gesù Cristo e sull’uomo. è questa l’identità propria del QV, quella a cui dobbiamo volgere i nostri occhi come a un alto monte, mentre il cuore deve essere elevato a Dio per poter incontrare Gesù, credere in lui e avere la vita (Gv 20,30-31).

Le vie che ci introducono a una lettura intelligente del QV sonoi metodi, che la ricerca scientifica ci offre. Con lo sviluppo delle scienze umane, al metodo classico storico-critico si sono aggiunti altri metodi per leggere e comprendere la Scrittura (cf. il documento della PCB del 1993, edito dalla LEV: L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa). Oltre a costituire nuove vie di accesso all’inesauribile ricchezza del QV, i vari metodi rivelano i tratti tipici, che costituiscono la carta d’identità del QV.

è un vangelo storico, di alta levatura letteraria, simbolico, teologico spirituale e pastorale pragmatico. Vediamo brevemente come ciò viene realizzato nei saggi qui presentati.

  a) Un vangelo «storico»

  Il QV è un vangelo storico, e si distingue perciò da una fiction: mentre la storia racconta un fatto singolare e unico, la fiction racconta quanto è emblematico, paradigmatico. Il quarto evangelista ovviamente vuol raccontare una storia, anche se del tutto particolare. Data la sua struttura narrativa è chiaro che intende seguire il genere letterario «vangelo» iniziato da Marco. Intende perciò raccontare una storia di Gesù: fatti e detti, inquadrati in uno svolgimento nel tempo che va da Giovanni Battista alla morte e risurrezione.

Ora, il metodo diacronico di critica storico-letteraria è in grado di dimostrare che dietro la redazione attuale, altamente unitaria nello stile e nel contenuto, vi è una tradizione storica di detti e fatti di Gesù, che fa da ponte fra la redazione e il Gesù storico. L’evangelista non inventa, ma assume e interpreta in modo creativo fatti e detti di Gesù, assunti dalla tradizione (G. Segalla).

In un secondo senso il QV è storico, in quanto il linguaggio e il repertorio culturale che usa è preso dall’ambiente storico del suo tempo e perciò ci riporta a quel tempo. Lo sfondo, offerto dall’antropologia culturale alla lavanda dei piedi fa meglio risaltare la singolarità e la specificità del gesto di Gesù (A. Destro - M. Pesce), coerente con quello che Gesù dice nell’ultima cena di Luca: «Ecco io sono in mezzo a voi come uno che serve» (Lc 22,27).

  b) Un vangelo simbolico

  Il simbolo e il linguaggio simbolico coprono fatti (semeia / segni) e detti (enigmatici) di Gesù, rimandando al simbolo fondamentale, il Verbo incarnato che unisce insieme (syn-ballein) la divinità del Verbo e l’umanità della sarx (carne). Attraverso la luce divina che traspare dalla «carne» si riesce a balbettare qualcosa di Gesù e di Dio. Il linguaggio simbolico è infatti necessario per parlare di verità, che ci trascende, la verità di Dio. Non si può parlare di lui in modo proprio, ma solo in modo simbolico. Dal simbolo radicale (il Verbo incarnato) dipende tutto il sistema simbolico del QV: i fatti come segni, i discorsi e i dialoghi che utilizzano un anti-linguaggio rispetto a quello usuale (G. Casarin).

  c) Un’opera letteraria di alto livello

  Infatti, il QV unisce insieme una forma letteraria apparentemente semplice, ma semanticamente elevata nelle espressioni e nella struttura narrativa. Lo dimostrano due approcci: la strutturazione dinamica del tempo (l’ora e il giorno) che attraversa tutto il vangelo e orienta i tre ritmi del tempo (passato, presente e futuro) al «giorno ultimo» (L. Martignani); e la struttura narrativa, di cui si offre l’esempio del doppio letterario nelle due figure di Giovanni Battista e del discepolo amato (R. Vignolo).

  d) Un vangelo teologico-spirituale

  Si tratta di un vangelo profondamente teologico-spirituale. Anche la metodologia teologica applicata al QV risulta perciò fruttuosa, in quanto cerca di studiare la coerenza teologica unitaria che attraversa il vangelo e gli dà unità teologica. Su questa via si pongono due contributi: quello di L. Cilia che tratta: La morte di Gesù, compimento dell’«unità» fra gli uomini e, l’altro, di G. De Virgilio dal titolo: Cristologia ed etica nel QV. L’amore fraterno criterio del modello pragmatico di Giovanni.

  e) Un vangelo pragmatico-spirituale

  Il QV, infine, èpragmatico-pastorale. Apparentemente sembra che porti solo alla contemplazione della verità di Gesù in Dio Padre mediante lo Spirito, ma non ad agire; invece è un vangelo che spinge ad agire, un agire che coinvolge tutta la persona, tutta la vita a partire dal cuore, il comandamento del reciproco amore come Gesù (G. De Virgilio). Sul tema della vita, fondamentale nel QV, si impegna G. Zevini. La vita non si esprime solo nell’agire attivo, ma anche nella capacità di patire e di far sgorgare la vita persino dalla morte: «Esistono così due modi di affrontare e vincere la sofferenza di Cristo e di conseguenza anche quella di ogni uomo: il primo segue la logica umana che guarda alla situazione immediata per trasformarla in quanto indesiderata; l’altro segue la logica divina, che parte dalle situazioni intime della persona, non guarda al transitorio, ma punta al cambiamento del cuore e al risultato vincente e finale. La logica di Gesù [nel QV] è la seconda» (G. Zevini).

Il racconto della tomba vuota e dell’apparizione alla Maddalena del Signore risorto (Gv 20) può essere considerata una sintesi dei vari tratti del QV sopra elencati: include, infatti, storia (il discepolo amatovide la tomba vuota) e fede teologica che comprende (e credette: Gv 20,8). è presente il simbolo del sudario che potrebbe rappresentare il velo sul volto di Mosè, ora tolto; quello della tomba vuota con i lini, l’apparizione alla Maddalena, il comando dell’annuncio e della conseguente missione. Qui, in Gv 20 storia, letteratura, simbolo, esperienza spirituale (la ricerca insistente e amorosa della Maddalena) e pragmatica si coniugano insieme e trovano una sponda esterna nell’insigne testimone della sindone di Torino (G. Ghiberti).

Ci auguriamo che le diverse vie di accesso alla ricca miniera del QV lo facciano percepire comeopera di un evangelista dalle ali d’aquila, che vola sui monti eccelsi per condurre l’uomo alla contemplazione del Verbo divino, fatto uomo, che porta la sua opera a compimento nell’amore supremo dell’innalzamento sulla croce, per offrire all’uomo il dono della verità e della vita.

  G. S.


 Vai inizio pagina           Stampa pagina           Segnala pagina


© 2012 PPFMC Messaggero di S.Antonio Editrice
Via Orto Botanico 11 - 35123 Padova (Italy) - P.Iva 00226500288
Tel. +39 049 8225 777 (8:30 - 12:30; 13:30 - 17:30) - Fax +39 049 8225 650
email:credere@santantonio.org