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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario


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Il «fascino» dell’inganno
Editoriale

Molti di quelli che avevano abbracciato la fede
venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche
e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche
portavano i propri libri e li bruciavano alla vista di tutti.
Ne fu calcolato il valore complessivo
e trovarono che era di cinquantamila dramme d`argento.
(At 19,18-19)

Affrontiamo un tema letteralmente «affascinante»: il fascinum latino è sinonimo di «maleficio», «malocchio», e per questo da una parte temibile, ma dall’altra attraente, irresistibile. E infatti magia, stregoneria e superstizione, date più volte per morte e defunte (come la loro veneranda «con-sorte», la religione) sono invece vive e attive più che mai. Anzi oggi hanno ottenuto quel diritto di cittadinanza e di rispettabilità che una società pluralista e tollerante concede a ogni culto o idea, salvo poi lamentarsi o inorridire per le aberrazioni (e le frodi) perpetrate in nome di certe credenze. È sotto gli occhi di tutti: nella nostra cultura occidentale esiste quasi un sentimento di amore/odio per la magia; da una parte l’accusa di irrazionalità e di inutilità, dall’altra sedicenti maghi riccamente paludati continuano a popolare le pagine dei giornali e gli schermi televisivi: indice questo di un interesse popolare che non ha intenzione di scemare. I dati in realtà confermano l’attrattiva che il mondo dell’occulto esercita sull’umanità in quanto tale: primitivi o industrializzati che siano, gli uomini risentono istintivamente del «fascino» arcano di ciò che può svelare il futuro, offrire uno spicchio di felicità in amore, e soprattutto assicurare un briciolo di salute in più. Queste forme di «magia pratica» sono le più diffuse, ma anche le più «benigne» (tranne che per il conto in banca). Ben diverso, ma fortunatamente di esigua minoranza, il caso dei movimenti organizzati per promuovere la stregoneria o, peggio, il satanismo. Il fatto stesso della loro esistenza – pur non essendo in aumento – è qualcosa di profondamente inquietante, e deve come minimo sollecitare una riflessione a tutto campo sull’insufficienza della razionalità per «dare senso» alla vita e alle sorti umane.

Lasciando da parte le truffe e i raggiri perpetrati nel nome della magia, dobbiamo però chiederci come mai essa viene vissuta come «pericolosa», moralmente inaccettabile e in definitiva come «alternativa» alla religione, pur essendo – secondo l’antropologia culturale e la psicologia –, molto simile (se non in alcuni casi indistinguibile) dalla religione stessa. Basti pensare alla «magia bianca» la cosiddetta magia positiva, dedicata al bene e all’armonia delle persone, o la magia guaritrice che compie «miracoli».

Diversamente da tante culture e civiltà, come ci ricordano storici e antropologi, solo nella civiltà cristiana magia e religione qualificano realtà necessariamente contrapposte. Certo, l’ostilità alla magia è un’eredità che viene dall’Israele anticotestamentario, ma è evidente che il peculiare messaggio neotestamentario, che sovverte i valori puramente umani, mettendo al primo posto l’agàpe per Dio e i fratelli, che proclama le beatitudini dei poveri, dei perseguitati e dei sofferenti, mina alla base i presupposti su cui, in ogni cultura, si fonda la magia. Questi insegnamenti – ci ricorda R. Manselli – «troncano a monte ogni magia. Perché? Perché rendono inefficaci quella serie di premesse psicologiche, per le quali si ricorre al mago». L’amore per il prossimo, fino all’amore per il nemico rende impossibile il pensare di poter far uso di sortilegi che procurino il male. Se la vera sicurezza per la vita proviene dalla totale fiducia nel Dio di Gesù Cristo e nelle sue promesse, ogni ricerca di forze esterne e spirituali a cui far capo per realizzare i propri programmi diviene inutile. Non solo inutile, ma, al limite, blasfema: in contesto politeista si ammette senza difficoltà il rivolgersi a varie entità divine che popolano la natura per ottenerne aiuto e protezione, ma in un ambito monoteista come quello giudaico-cristiano – che ha demitizzato la natura e non riconosce all’uomo nessun «potere» soprannaturale proprio – non rimane che una spiegazione che possa rendere plausibile i «successi» della magia: l’invocazione al Nemico, a Satana e ai suoi angeli. Non dimentichiamo che la magia, ancor prima che al potere, punta alla conoscenza, come mostrano la divinazione, l’astrologia e lo spiritismo. D’altronde la prima tentazione prometteva questo: «Si aprirebbero i vostri occhi, e diventereste come Dio» (Gn 3,5). Il cristiano quindi, in ogni caso, vede la magia come inganno: inganno dell’uomo sull’uomo, o peggio, inganno del Maligno.

Diamo uno sguardo generale al contenuto del fascicolo. L’articolo introduttivo (A. Pavese) si occupa del fenomeno più eclatante e vistoso: la magia come attività redditizia e ingannatoria. Viene scattata una fotografia dello stato attuale del ricorso alla magia nel nostro paese, confrontando i dati che emergono con quelli di dieci anni fa. Il mondo dell’occultismo non è però solo questione di ciarlatani e clienti creduloni. A. Menegotto ci fornisce quindi uno «strumentario» concettuale di base per affrontare l’intricato mondo della magia. E intricato questo mondo lo è non solo nella realtà, ma anche per via dell’ambiguità con cui vengono usati certi termini. È necessario un aiuto per sapersi orientare tra le diverse forme che assume la magia nell’epoca postmoderna. L’articolo magistrale di A.Terrin fa un poderoso sforzo di sintesi per ripercorrere la storia dell’antropologia della religione nel suo confronto con il trinomio «magia, religione, scienza». Terrin ci fa notare la «parentela» fra magia e religione e la loro comune opposizione alla razionalità scientifica, la quale non solo «combatte» il pensiero magico, ma in certo modo minaccia anche la possibilità del prosperare della stessa religione. Lo psicologo A. Pacciolla esplora la natura e la patologia del pensiero magico e superstizioso, offrendo dei criteri per riconoscerlo e per poterlo gestire anche quando si presenta sotto le spoglie della devozione religiosa.

La seconda parte sviluppa l’approccio storico-teologico al tema della presente monografia. Partendo dal dato biblico, M. Milani illustra approfonditamente l’opposizione tra fede nell’unico Dio e utilizzo delle arti magiche, senza però tacere la «tentazione» della magia che si può intravedere in parecchie pagine dell’Antico Testamento. Lo sguardo si volge poi alla lunga storia della chiesa e ai vari atteggiamenti nei confronti della magia e della stregoneria che si sono avvicendati lungo i secoli (R. Gregoire). L’articolo di A. Ratti fa il punto della situazione per quanto riguarda il magistero ecclesiale e le posizioni attuali della chiesa nei confronti di chi è coinvolto nelle pratiche di occultismo, spiritismo e stregoneria. L’ultimo contributo (G. Maggioni) propone alcuni spunti di lettura della situazione e di supporto pastorale per quanti sono stati avvinti dal fenomeno della magia o da gruppi esoterici.


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