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Il magistero recente su magia e superstizione
Alessandro Ratti

1. Il quadro generale

Esponiamo sinteticamente alcune «piste» tracciate dal magistero cattolico postconcilare sul fenomeno della magia, della superstizione e di tutto ciò che ruota attorno all’occultismo[1] e sulle loro relazioni con la fede cristiana. Non ci occupiamo espressamente del vasto problema della demonologia e dell’esorcismo, toccato qui solo per quanto concerne le sue implicazioni con la stregoneria e il maleficio[2].

Si può affermare che il ritorno dell’attenzione pastorale (e la pubblicazione di documenti attinenti ai problemi sollevati dalla magia e dal coinvolgimento dei cristiani in essa) si sia riacceso dalla fine degli anni ’80 e si è intensificato negli anni ’90 fino ai nostri giorni. Merita invece un discorso a parte lo spiritismo, che è stato oggetto di interventi magisteriali dalla metà del XIX sec.[3] per il grande revival delle pratiche di interrogazione dei morti e di sedute medianiche fiorite in quel periodo (e del resto ancora fiorenti). In generale il magistero ecclesiale, ai vari livelli, provocato oggi dai nuovi movimenti religiosi, dal distacco dalla pratica della fede soprattutto dei giovani, e dalla crescente richiesta di pratiche esorcistiche, si è sentito chiamare in causa nel riconfermare la dottrina costante della chiesa in tema di superstizione e, insieme, nel dare direttive adatte ai tempi e alle diverse culture per far fronte a un fenomeno che appare, nonostante tutto, in crescita. Un interessante indicatore è la diffusione della letteratura magico-occultistica nelle librerie e il prosperare della religiosità wicca[4] in particolare fra adolescenti e giovani. è sotto gli occhi di tutti come nell’Occidente prospero, postmoderno e postcristiano, il ritorno del sacro si configura con una caratteristica di utilitarismo. Mentre il cristiano si mette a servizio di Dio, l’uomo che crede nella magia cercherà invece di mettere anche Dio al suo servizio, o qualunque altra «potenza» possa, di volta in volta, risultare utile allo scopo da perseguire. Chiaramente questo atteggiamento non è sempre consapevole, anzi lo è di rado; esso viene assorbito dalla cultura in cui si è immersi, cultura che colloca l’individuo e la sua libertà al centro del mondo, e innalza i desideri del singolo, soprattutto quelli legati alla salute e alla «qualità della vita», al di sopra di ogni bene comune[5]. Per questo gli appelli del magistero sono intesi a chiarire il rapporto fra Dio e l’uomo e fra l’uomo e il suo simile, richiamando al popolo cristiano i fondamentali concetti di provvidenza e del primato di un Dio non strumentalizzabile né mediante pratiche scopertamente magiche, né con l’uso magico delle pratiche religiose, il quale in realtà (sotto apparenze di devozione) mostra preoccupazioni ben diverse dalla gloria di Dio.

2. Il «Catechismo della chiesa cattolica»

L’esposizione della dottrina della chiesa sull’argomento della magia nel Catechismo della chiesa cattolica[6] si trova all’interno della trattazione dei peccati contro il primo comandamento. Vengono menzionate in modo distinto la superstizione, l’idolatria, la divinazione e la magia, accomunate però nel «deviare» dal culto del vero Dio cercando strade alternative al riconoscimento esclusivo dell’unico Signore: «Solo al Signore tuo Dio ti prostrerai, lui solo adorerai» (Lc 4,8).

a) La superstizione viene definita: «Deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone». Tra queste pratiche non sono ricordate però le numerose e varie azioni scaramantiche, gesti apotropaici, o l’uso di amuleti; è invece sottolineato con forza l’uso superstizioso dei sacramenti e degli atti di culto: «Per esempio, quando si attribuisce un’importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione»[7]. È necessario essere cauti nell’applicare ai singoli casi concreti questo giudizio: si rischia di interpretare come ambigue le richieste di benedizioni o di altri sacramentali che persone semplici chiedono con grande fede, mancando solo di un adeguato livello di cultura per esprimere in maniera «più razionale» la loro religiosità. C’è da chiedersi, però, se la paura o il sospetto di indulgere a qualche supposta forma di superstizione da parte di certi ministri, non possa essere una concausa della vertiginosa crescita di sedicenti maghi e/o guaritori che si sono appropriati del «vocabolario» cristiano delle benedizioni e perfino degli esorcismi, lucrando ottimamente.

b) Il discorso si fa più drammatico nel caso dell’idolatria. Giustamente il CCC ricorda che con questo termine non si intende solo il culto degli dèi pagani (che peraltro sta tornando di moda nei vari culti neopagani), ma si cade in questa «costante tentazione della fede» ogni qual volta l’uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio. L’idolatria, infatti, «consiste nel divinizzare ciò che non è Dio... si tratti degli dèi o dei demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello stato, del denaro, ecc.»[8].

c) Benché Dio possa rivelare l’avvenire tramite «profeti», ogni curiosità malsana tesa a scoprire cosa riservi il futuro è una mancanza contro la fiducia nella provvidenza divina. Perciò il CCC conferma come da respingere tutte le forme di divinazione[9] che erroneamente si ritiene possano svelare ciò che ancora non è accaduto. Oltre alle pratiche tese alla conoscenza, sono condannate anche quelle che mirano al potere soprannaturale sul prossimo, fosse anche per procurare la salute, per mezzo di arti magiche o di stregoneria, tanto più gravi se intese a nuocere o se in esse si ricorre all’intervento di demoni[10].

I testi dogmatici come il CCC si limitano, per loro natura, a enunciare le verità di fede e chiarirne la portata e le trasgressioni. I documenti che si occupano di adattare e applicare pastoralmente le direttive essenziali sono frutto del magistero dei singoli vescovi o più spesso di Conferenze episcopali regionali.

3. Magistero episcopale e interventi locali

A partire soprattutto dagli anni ‘90 i vescovi italiani e di altre regioni del mondo iniziano a pubblicare documenti che attengono ai problemi suscitati dalla superstizione e occultismo. Oltre a rimarcare sempre l’insegnamento biblico e la condanna ecclesiale per qualunque forma di magia e divinazione, questi documenti di carattere pastorale cercano spesso di indicare vie concrete attraverso le quali i cristiani possano liberarsi dalle costrizioni del pensiero superstizioso e dalle paure della magia.

a)     «Contro la superstizione»

Ennio Antonelli, allora arcivescovo di Perugia, indirizza ai fedeli, nel luglio del 1990, una breve lettera Contro la superstizione[11]. Deplorando l’uso «largamente diffuso» di «varie forme di superstizione: osservanze portafortuna; predizioni del futuro da parte di astrologi, cartomanti, chiromanti, spiritismo e satanismo; magia e stregoneria», mons. Antonelli ricorda anche la pratica di un «ambiguo miscuglio di religione, parapsicologia e pranoterapia» attuata da «molte persone, per altro devote e benintenzionate» (n. 1). Propone quindi alcune valutazioni del fenomeno e indicazioni pratiche.

– Si ricorda che la superstizione attecchisce dove scarseggiano la fede e l’istruzione religiosa: « È una reazione sbagliata alla precarietà della vita, alle sofferenze, alle ansie e alle paure» (n. 2). Essa rimane inconciliabile con la fede autentica che si sa abbandonare alla volontà di Dio senza condizioni, cercando lui stesso prima che i suoi favori, e sa sottoporre a lui, con umiltà, le richieste per i bisogni della vita terrena, senza pretendere risposte automatiche.

– La fede, inoltre, mentre ispira la preghiera, promuove anche l’uso ragionevole e responsabile delle capacità umane (scienza medica e altre scienze, con aperture anche alla pranoterapia e parapsicologia). Quello che, tuttavia, non è lecito è il non distinguere i vari ambiti e «attribuire i risultati all’efficacia automatica di formule e riti, all’uso meccanico di immagini e oggetti sacri» (n. 3). Infatti, in se stesse, tali cose non hanno alcun potere e valore. È indice di superstizione, non di fede, attribuire un potere intrinseco contro malefici e influssi diabolici o contro le malattie a candele, incenso, sale o acqua benedetta.

– Vengono, inoltre, ribaditi i divieti di proferire esorcismi non autorizzati dal vescovo, di utilizzare per qualunque finalità indebita le specie eucaristiche e anche l’uso pseudoreligioso di ostie non consacrate. Anche le presunte rivelazioni private e i gruppi di preghiera che si riuniscono stabilmente devono essere sottoposti al discernimento dell’autorità ecclesiastica o almeno del parroco, al fine di evitare che i fedeli possano seguire allucinazioni o nevrosi, se non cadere in vere e proprie frodi (nn. 6-9).

b)     «Signore, accresci la nostra fede»

Del settembre 1990 è la Nota pastorale «Signore, accresci la nostra fede»[12] di Antioco Piseddu, vescovo di Lanusei (NU). Dopo aver preso atto dello stato della situazione dell’uomo contemporaneo, che da una parte si allontana dalla fede e dall’altra cade preda dell’irrazionale (nn. 2-3), mons. Piseddu richiama la causa psicosociale del ricorso a magia e superstizione: il bisogno di sicurezza che alberga nel cuore di ogni uomo aggredito dall’incertezza del futuro, dalla sofferenza e dalla propria fragilità nei confronti della morte. Per rispondere a questo bisogno l’uomo ha dei mezzi leciti come il progresso scientifico e l’affidarsi religioso a Dio riconosciuto padre e buono. Ma esistono anche mezzi moralmente illeciti per ricercare la sicurezza: «Immaginando di essere minacciato da oscure forze malefiche da esse [l’uomo] cerca difesa, ricorrendo alla mediazione del mago e dello stregone; presume anche di impadronirsi della stessa forza di Dio, per usarla a suo piacimento». Il documento fa emergere con chiarezza la posizione riguardo ai «poteri» magici o di divinazione: sono trucchi, frodi o eventi spiegabili e al limite azioni imputabili al diretto intervento del demonio. Per il resto «né l’oroscopo, né la cartomanzia e simili pratiche meritano di essere prese sul serio» (n. 20); lo stesso si dice riguardo ad altre pratiche superstiziose che coinvolgono i santi (n. 21); talismani e portafortuna «sono del tutto inutili» (n. 24). Particolare attenzione viene prestata a regolamentare l’uso degli esorcismi e a condannare le «sedute spiritiche» nelle quali «si pretende di evocare le anime dei defunti e altri non ben identificati spiriti»: «L’esperienza insegna che, anche se fatte per gioco, non di rado provocano gravi conseguenze, anche nell’equilibrio psicofisico dei partecipanti, da cui non è facile liberarsi» (n. 12). Anche il supposto potere di lanciare o togliere il «malocchio» è interpretato come un residuo di idee pagane che nulla hanno a che fare con la retta ragione e con la fede. Anzi, il ricercare a ogni costo una perdurante salute e la pretesa di vedere «segni e prodigi» sono un sintomo di mancanza di fede nel grande segno di credibilità: il mistero pasquale, cioè la passione, morte e risurrezione del Signore, che illumina con la sua esperienza ogni sofferenza umana (cf. nn. 14-19).

Il n. 27 della Nota riassume la retta interpretazione della benedizione cristiana: «Non si tratta di riti magici, ma di preghiere della chiesa, corpo mistico di Cristo, che invoca il suo capo, e con lui il Padre. Gli effetti saranno in rapporto alle disposizioni di chi le riceve e si affida alla misericordia del Signore».

In conclusione, dopo aver riaffermato la necessità di combattere l’ignoranza religiosa che porta alle devianze superstiziose e sincretistiche, mons. Piseddu propone un interessante «ministero»: il «ministero della consolazione». Si intende con ciò un soccorso da prestare all’uomo che vive in una società malata di ansie e paure, alienata e triste, bisognoso di speranza che non sa dove attingere. Un ministero, dunque, che sappia combattere non primariamente il demonio e l’occulto, ma la solitudine e la disperazione che spingono molti a ricorrere ai maghi per ricevere almeno un conforto, anche se, in realtà, così facendo il problema si aggrava. L’ascolto dei sofferenti e degli afflitti e «di quanti hanno bisogno di un cuore buono in cui riversare angosce, paure, sconfitte, sarà parte del ministero della consolazione affidato ai sacerdoti e a ciascun cristiano, chiamato a condividere i problemi dei fratelli, a “godere con chi gode e piangere con chi piange” (Rm 12,15)». La ricostruzione del tessuto sociale e delle relazioni di comunicazione, venendo incontro ai bisogni profondi del cuore umano, è dunque, per mons. Piseddu, una medicina necessaria per guarire non i sintomi, ma le cause stesse del ricorso alle arti magiche.

c)      «A proposito di magia e demonologia»

I vescovi della Toscana hanno emanato uno dei documenti più esaustivi e completi in questo campo[13]: la Nota pastorale A proposito di magia e demonologia[14] (giugno 1994). Pur essendo esplicitamente un intervento di natura teologico-pastorale non si occupa solo di riproporre con chiarezza il giudizio dottrinale della chiesa sulle deviazioni della magia, del satanismo e del «maleficio», ma nella prima parte espone e analizza il fatto stesso della magia e le sue diverse forme. I vescovi toscani si dicono interpellati dall’«impressionante ritorno alle pratiche magiche», fenomeno che «tende a imporsi nella vita collettiva e personale di migliaia di individui, compresi gli stessi fedeli» (n. 1), e cercano di sondare le cause del fenomeno, che ha portato a una vera e propria «industria della magia» in un’epoca peraltro caratterizzata da «uno sviluppo... ricco del pensiero scientifico e razionale» (n. 3). Tra le cause responsabili del diffondersi della magia «è da annoverarsi soprattutto una grave carenza di evangelizzazione che non consente ai fedeli di assumere un atteggiamento critico nei confronti di proposte che rappresentano solo un surrogato del genuino senso religioso e una triste mistificazione dei contenuti autentici della fede» (n. 3).

Procedendo poi per distinzioni, la Nota mette in luce la differenza fondamentale nella visione e nel rapporto con il trascendente di magia e religione cristiana. La magia in quanto tale persegue il sogno inconfessabile dell’uomo: essere Dio. «Con la credenza magica si manifesta una sorta di riedizione di quella tentazione dei primordi che è stata all’origine del primo peccato» (n. 6). Il principio magico per cui il rito, se posto in essere correttamente, deve produrre gli effetti desiderati può avere però un influsso sul comportamento religioso di chi intende i gesti sacramentali in senso automatico e «cosificato». A tal proposito viene riproposto il vero significato dell’azione liturgica cristiana e il rapporto inseparabile tra fede, culto e vita (n. 7).

Ulteriori distinzioni sono quelle tra magia «bianca» e magia «nera». Moralmente la più grave è la seconda, che intende procurare, in modo diretto o indiretto, il male di altri o ad ottenere per sé, con mezzi illeciti e invocazioni del demonio, vantaggi, onori o ricchezze: questo tipo di magia è definita come un vero e proprio «anticulto». È comunque inaccettabile per la fede anche la magia bianca, che mira a scopi benefici, come guarigioni o riconciliazioni, ma ricorrendo ad arti occulte, poteri sovrumani e superstizioni (talismani, amuleti, filtri...) (n. 8).

Vengono prese in considerazione anche le varie forme di divinazione, la peggiore delle quali è considerata la negromanzia o spiritismo. Con un breve catalogo si fa accenno ai molteplici gruppi esoterici e occultistici che, presentandosi come «vie di salvezza», sostituiscono alla ricerca di Dio prassi magiche o filosofie di vita incompatibili con la fede (teosofia, New Age, ma anche massoneria) (n. 9).

La ragione addotta per la condanna «costante e inequivocabile» della magia «risiede nel fatto che la magia è un rifiuto del vero e unico Dio». Il giudizio che viene espresso è di carattere espressamente religioso, non vengono portate argomentazioni psicologiche, di ordine pubblico o di ragione umana: la magia, secondo l’insegnamento biblico, è intesa come un atto di apostasia dal Signore; sostituendo Dio con delle creature, rappresenta una ripresa della tentazione diabolica a Gesù (cf. Lc 4,6-8).

Estremamente prudente nel pronunciarsi sulla realtà e sull’origine dei fenomeni magici, la Nota ricorda che, memori degli eccessi dei sec. XV-XVIII, i cristiani devono essere «cauti nel giudicare la magia come un effetto diretto – sempre e in ogni circostanza – del demonio. Dal punto di vista teologico, peraltro, non si può razionalisticamente ridurre la realtà delle pratiche magiche [...] solo a un fenomeno psichico deviante o a un semplice atto peccaminoso dell’uomo. In tali pratiche non si può escludere un’azione o dipendenza da satana» (n. 11).

Il maleficio o «fattura» viene trattato a parte. Questo fenomeno di maledizione e di ricerca del male altrui è un comportamento «gravemente peccaminoso». Rispondendo alle domande dei fedeli che si interrogano con ansia sull’efficacia del «malocchio» e sulla reale azione del maligno in esso, i vescovi toscani replicano con circospezione ma con sincerità: «La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere... una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco, e viceversa» (n. 13). L’atteggiamento di equilibrio viene riproposto anche a proposito della possessione: «La chiesa comprende la sofferenza di questi fratelli e di queste sorelle e si impegna ad assumerne – nella persona dei suoi ministri – un atteggiamento di umana comprensione e di aiuto, evitando sia ogni eccesso di razionalismo o di freddo distacco che ogni forma di fideismo o di ingenua credulità» (n. 14).

L’appello ai credenti è, quindi, primariamente volto a chiarire l’incompatibilità tra fede e magia e a maggior ragione stregoneria. Non si può accettare di posporre Dio a false credenze o di ritenere manipolabile la vita e l’avvenire deterministicamente fissato. Si tratta di «deviazioni dalla verità rivelata» e perciò, pur se a livelli diversi, pratiche moralmente illecite (n. 12).

La terza parte del documento si occupa in modo specifico della demonologia e dell’esorcismo. È riservato un paragrafo alla pastorale delle benedizioni nel quale si esortano i presbiteri a offrirsi volentieri a quanti richiedono particolari benedizioni su persone e cose, però spiegando loro con cura e chiarezza che l’efficacia della benedizione dipende dalle dovute disposizioni di chi la richiede, prima fra tutte la rinuncia al peccato. In caso contrario si rischierebbe di favorire l’assimilazione della benedizione a «portafortuna» o atto magico che aliena dalla coerenza di vita richiesta dal vangelo (n. 18).

La conclusione riporta al centro dell’attenzione l’urgenza di una rinnovata evangelizzazione: solo una fede adulta e matura assicura un terreno su cui non può attecchire la magia e la ricerca dell’occulto. Perciò, in positivo, è necessario annunciare con vigore il primato di Dio e «l’assoluta e insostituibile signoria di Gesù Cristo» (n. 22): «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,2). Chi ha scoperto Gesù Cristo – ribadisce la Nota – non ha bisogno di andare a cercare la salvezza altrove.

d)     «Io sono il Signore vostro Dio»

A distanza di pochi mesi dal documento della Conferenza episcopale toscana, i vescovi della Campania pubblicano la loro Nota pastorale relativa a superstizione, magia e satanismo[15] . Dalla prima attinge sia per quanto riguarda l’impostazione e i temi trattati, sia per il riferimento costante alla priorità dell’evangelizzazione e della catechesi per rispondere all’emergenza dell’ignoranza religiosa su cui si radica la superstizione e l’allontanamento da una sana religiosità. Ci sono però integrazioni e differenze rispetto alla Nota dei vescovi toscani.

– La classificazione tripartita dei fenomeni magici: oltre alla magia «bianca» e «nera» viene nominata quella «rossa»: riguarda esclusivamente la sfera sessuale, la conquista di persone amate e l’aumento del desiderio sessuale nelle coppie (n. 14).

– L’insistenza sui danni provocati dalla propaganda sconsiderata degli operatori dell’occulto, soprattutto attraverso trasmissioni televisive e radiofoniche, pubblicità, cartelloni stradali. I vescovi denunciano come: «Ormai in tutte le ore le emittenti private danno spazio a chiromanti e veggenti, lasciati liberi di propalare le loro falsità penetrando nelle case e manipolando “via etere” le coscienze delle persone più suggestionabili». Contro questa forma di diffusione dei messaggi a sfondo magico ed esoterico si invoca non solo un deciso intervento pastorale, ma anche un codice di vigilanza, elaborato dalle autorità civili competenti, per evitare l’abuso della credulità altrui da parte di persone senza scrupoli (cf. n. 21).

– Si delinea un giudizio negativo anche dal punto di vista antropologico oltre a un’esposizione del giudizio della chiesa dal punto di vista teologico[16]; magia e stregoneria sono viste come «una grave offesa contro la dignità dell’uomo stesso: infatti il ricorso ai maghi è una abdicazione dell’uomo, una rinuncia alla dignità e alla bontà umana, un atto di paura di fronte alla vita che invece dobbiamo affrontare con coraggio» (n. 27). Il documento torna più volte a sottolineare che i guasti della magia non sono solo nella sfera della fede e della morale: l’attività occultistica, infatti, essendo in genere un «imbroglio colossale», svuota non solo il cuore degli adepti, ma anche le loro tasche, speculando su persone malate con danni – anche materiali – difficilmente riparabili (n. 34).

– Le piste di azione pastorale proposte sono quelle tradizionali, riassunte da alcuni verbi: (a) evangelizzare, (b) vigilare, (c) accogliere, (d) catechizzare, sapendo poi far buon uso dei sacramenti e sacramentali per (e) santificare, benedire e ricorrere, in casi ben determinati, all’esorcismo celebrato solo dai presbiteri incaricati dal vescovo, senza dimenticare ove occorra l’aiuto psicologico o psichiatrico.

Vengono riassunte nella conclusione le indicazioni pratiche, insistendo sulla «fraterna solidarietà», sull’accoglienza e sulla vicinanza da far sentire ai fratelli di fede, perché quanti sono incappati nei «ladroni» dell’occulto possano sperimentare la forza vincitrice di Dio e la tenerezza di Cristo, buon samaritano.

e)     La «guerra spirituale» del vescovo Montrose

Ben diverso il tenore categorico della Lettera pastorale[17] che il vescovo di Stockton (California, USA) Donald W. Montrose indirizza nel 1994 alla sua diocesi. Essa ha punte tanto forti che riecheggiano un vocabolario «fondamentalista».

Il vescovo esordisce affermando che il fenomeno, negli Stati Uniti, «è molto più popolare che vent’anni fa [...]. Sono convinto che l’influenza demoniaca è molto reale e costituisce una minaccia pericolosa per il nostro benessere spirituale» (n. 1). Tutto ciò si manifesta in una cultura popolare (fatta di musica, uso di oroscopi e giochi satanici, ecc.) che ha intrecci con il satanismo e che pure non viene presa sul serio. Questo preoccupa il pastore, che vuole mettere in guardia il suo gregge da pericoli ritenuti non solo reali, ma gravemente minacciosi, anche perché sottovalutati. Mons. Montrose ricorda: «Il Maligno può tentarci, ma non ci tocca direttamente a meno che gli apriamo la porta. Non dobbiamo temerlo, ma neppure cercarlo costantemente negli eventi ordinari della vita» (n. 3). Lungi dai cristiani, quindi, qualunque fissazione sugli spiriti cattivi piuttosto che il volgere lo sguardo con fiducia al Signore e Salvatore.

Il resto del documento si interessa dei vari modi di «aprire la porta» all’influenza di Satana. I nn. 4 e 5 presentano, con un linguaggio semplice ma efficace, la menzogna del regno di Satana, che cerca di assomigliare al regno di Dio per ingannare l’uomo proponendogli una conoscenza e un potere che prescindono dal riferimento all’unico Dio (n. 7).

Il testo si fa quindi più prescrittivo, arrivando a rivolgersi direttamente al lettore cattolico con vere e proprie intimazioni: «Se vuoi vivere nel regno di Dio, rinunzia agli oroscopi e a tutti gli altri mezzi di divinazione. Devono essere distrutte le carte da gioco, le “ouijas” [tavole per parlare con gli spiriti, ndr] e tutte le altre cose usate per la divinazione» (n. 10). Ritorna spesso e con insistenza l’ammonimento a distruggere fisicamente amuleti, oggetti o quant’altro sia stato utilizzato in pratiche di magia e stregoneria. Anche la gioielleria raffigurante segni zodiacali fa correre il pericolo di «entrare nel regno dell’occulto», sia pure «inconsciamente». Per questo, secondo mons. Montrose, deve essere gettata: «Non dovremmo tentennare nel disfarci di questo genere di gioielleria» (n. 12), infatti: «Usare qualcosa che rappresenta l’occulto, anche in modo innocente, è simbolo della nostra dipendenza dal potere delle tenebre».

Non mancano anche forti richiami contro il sincretismo magico-religioso, tipico di una religiosità popolare confusa, che ricorre al voodoo mascherato con rituali cattolici e ad altre pratiche spiritistiche o di guarigione, mescolando preghiera e magia e attribuendo speciali poteri a cose o frasi senza riferimento alla fede autenticamente cristiana.

Desta particolare preoccupazione nel pastore constatare la diffusione di gruppi dediti alla comunicazione con i defunti e addirittura «chiese spiritistiche». L’inganno per le persone più semplici viene dal fatto che molte di queste «chiese» fanno uso della Bibbia, di acqua benedetta, di statue di santi e inni cattolici, ma propongono di credere alla reincarnazione e alla comunicazione con i morti attraverso i medium (nn. 13-14).

Con dovizia di particolari viene poi descritto tutto l’armamentario di «santoni» e «guaritori» che provengono dall’area culturale ispanica, componente forte tra i cattolici californiani. Anche contro queste pratiche mons. Montrose reagisce con veemenza, elencando, in un crescendo di pericolosità, musica satanica, adorazione del diavolo, movimento «New Age», tutti accomunati dall’essere parte della «menzogna del regno delle tenebre», il cui peggior misfatto è quello di rendere «rispettabile» nella società odierna qualunque peccato (nn. 17-20). Il lasciarsi «avviluppare profondamente in questi peccati» porta infine a esporsi «alla possibilità di attacchi diretti degli spiriti cattivi».

La lettera prosegue dando concrete direttive per «eliminare il regno delle tenebre». Riprendendo lo schema battesimale della rinuncia a Satana e dell’adesione a Cristo, viene utilizzata una terminologia alquanto vigorosa che invita a «eliminare», «distruggere», «gettare», «annientare» tutto ciò che sappia di idolatria, magia e anche di religioni non cristiane. Nel comprensibile tentativo di proteggere le persone meno attrezzate culturalmente, si arriva però a estremizzazioni imbarazzanti, si veda, per esempio, il lungo elenco di pubblicazioni che devono essere «bruciate» (n. 21).

Una volta sbarazzatosi di tutta l’attrezzatura demoniaca, il fedele cattolico deve munirsi di acqua benedetta e di preghiere per proteggere la sua casa e la sua famiglia. Il sacramento della riconciliazione che «ha il potere di distruggere la forza del maligno» (n. 23) e l’eucaristia sono, poi, additate come «armi straordinarie» (n. 24) in questa «guerra spirituale».

Gesti chiari, semplici, simbolicamente impegnativi, di allontanamento dal male e di attaccamento al bene: ecco la ricetta di mons. Montrose per vincere nella lotta contro l’occulto. Il problema che la lettura di questa lettera pastorale comunque suscita è che difficilmente le azioni proposte aiuteranno a cambiare mentalità. Potranno certo far leva sul «pericolo» e sulla «paura» dell’occulto, ma rischiano di far interpretare i sacramenti e la preghiera cristiana come «rimedio» o «reazione uguale e contraria» di lotta contro il male, senza aprire abbastanza gli orizzonti alla serena fiducia cristiana di chi ha la certezza della già avvenuta vittoria sul male.

f)        «La verità vi farà liberi»: un contributo della chiesa africana

L’episcopato della Repubblica Centrafricana ha indirizzato nel 1997 una Lettera pastorale a tutti i fedeli sul tema della stregoneria[18]. La prospettiva di questo corposo documento è ben diversa da quella proposta dagli episcopati europei: in Africa la mentalità magica non ha avuto a che fare con l’illuminismo, e perciò non è passata al vaglio di una critica culturale che, come è avvenuto in Europa, la squalifica sulla scena pubblica e la relega a un ambito privato e per giunta nascosto. Il quadro disegnato dal documento si presenta in due parti: nella prima, con una riflessione, per cristiani e non, sulla credenza nella stregoneria nella società centrafricana; nella seconda, si rivolge ai cattolici in ragione della loro fede, per una catechesi su come affrontare questo male definito «sociale» (n. 1).

I vescovi sono preoccupati dalla diffusa superstizione del Likindû (stregoneria), che cerca per qualunque malattia o disgrazia un responsabile che abbia, consapevolmente e meno, creato un maleficio. Nonostante le leggi civili, poi, la giustizia consuetudinaria e addirittura l’ordalia persistono in modo diffuso anche tra i cristiani. Si arriva così ad avvelenare o comunque sopprimere o emarginare persone deboli o con problemi mentali, alle quali si attribuiscono poteri negativi. Questa mentalità così radicata porta non solo a trovare capri espiatori su cui riversare le colpe, accusandoli falsamente per ignoranza, ma ha anche l’effetto di non aiutare la popolazione a cercare le vere cause dei mali per affrontarle: eliminare lo stregone (nganga) non porta di solito alla guarigione di un ammalato, prendere qualche medicina è spesso più utile. La credenza nella stregoneria è perciò da combattere perché con essa si arriva al rifiuto delle proprie responsabilità nel cambiare o migliorare il proprio stato di vita, di salute, di livello economico, preferendo demonizzare l’altro e attribuirgli poteri di cui non si ha alcuna prova ragionevole (nn. 11-18).

La prima parte della Lettera si conclude con l’ammonimento ad andare «contro corrente»: «Pertanto, vietiamo a tutti i cattolici, nessuno escluso, di prestarsi a questo tipo di accusa [di stregoneria] e di giudizi. Inoltre, vi chiediamo ovunque vi troviate, di fare di tutto per evitare simili accuse e giudizi affrettati, che non ci fanno onore, senza lasciarvi influenzare da grida, minacce o altro ancora» (n. 33). Meno emotività e più riflessione, meno credulità e più discernimento: la preoccupazione fondamentale è quella di proteggere donne e individui indifesi, facilmente accusati ed eliminati. Per ribadire la richiesta fatta, i vescovi citano a sorpresa un documento del 1657: Istruzioni sulla procedura dei processi di stregoneria, sortilegio e maleficio. Questo testo, definito nella lettera «sempre valido» (n. 34), era in realtà, al suo tempo, un documento garantista, che mirava a prevenire abusi e inutili torture all’epoca della caccia alle streghe dell’Europa barocca[19].

La seconda parte della Lettera legge la paura e le superstizioni legate al «mondo della notte» e degli spiriti alla luce della rivelazione, per dare ai cristiani deboli nella fede la rassicurazione del potere di Cristo che ha vinto il mondo dell’oscurità e del maligno. Interessante la lettura contestualizzata delle accuse, riportate nei vangeli, contro Gesù e la sua capacità di operare guarigioni (n. 41). Anche Gesù è accusato di scacciare i demoni in nome di Beelzebul (cf. Mt 12,22-24); Cristo viene presentato come modello di colui che è ingiustamente accusato, contro ogni evidenza, ponendo così un esempio evangelico paradigmatico davanti agli occhi di chi fosse tentato di agire come i contemporanei di Cristo nei confronti di presunti guaritori o stregoni.

I vescovi propongono una triplice risposta alla magia.

– Una catechesi convinta, che metta in luce, da una parte, la reale portata dei problemi che scaturiscono dal credere alla stregoneria e, dall’altra, illumini l’esempio di Cristo che ha vissuto la nostra condizione umana (n. 46).

– La riscoperta della forza dell’amore che viene da Cristo e dà la certezza della vittoria sulle forze della notte: «Un cristiano deve far nascere in sé e intorno a sé una forza contraria a quella dell’odio e della paura. Siamo certi che, se viviamo insieme secondo questa legge, siamo in grado di destabilizzare, di rovesciare le forze del male come fece Cristo; insieme possiamo vincerle» (n. 48). Cercando, poi, di coltivare una mentalità radicata sugli autentici valori evangelici, i vescovi ricordano ancora una volta che il trasferire ogni colpa sugli stregoni è in realtà un modo comodo di deresponsabilizzare la propria coscienza senza volerla esaminare, senza farsi carico del proprio peccato: il male viene sempre da qualcun altro, non da noi stessi: «Non andiamo a cercare fuori di noi l’origine di ciò che nasce in fondo al nostro cuore e di cui, quindi, siamo responsabili. Quando accusiamo stregoni o spiriti malvagi non stiamo forse tentando di discolpare noi stessi, gettando su altri le nostre responsabilità?» (n. 49). Continuando l’opera di evangelizzazione della cultura tradizionale si arriva fino a consigliare non solo di non aver paura di coloro che vengono tacciati di essere stregoni, ma di mostrare solidarietà cristiana verso queste persone emarginate, senza alcun potere di nuocere: «Per quanto riguarda le persone accusate di stregoneria, non solo non le si deve opprimere, ma al contrario, si dovrà aiutarle, evitando di lasciarle sole» (n. 52).

– Infine, si menziona un ulteriore mezzo per combattere cristianamente il male: i sacramenti della guarigione, riti predisposti dalla chiesa per i malati nel corpo e nello spirito. Si insiste sulla parola di Dio e sull’eucaristia per le persone malate: l’una e l’altra sono nutrimento per la vita eterna. Viene evitata ogni commistione con riti magici o parvenza di superstizione nel suggerire l’accostarsi ai sacramenti, consigliando però anche preghiere di esorcismo e altri sacramentali per quanti siano o si sentano disturbati da «spiriti maligni» o fatti oggetto di accuse di stregoneria (n. 55).

I vescovi centrafricani ci mostrano, dunque, una faccia meno nota del problema della magia e della superstizione: quella in cui le vittime sono i presunti stregoni, non i loro pretesi clienti o bersagli. La conclusione del documento, consapevole dell’impatto non facile di certe affermazioni e proposte, afferma: «Una constatazione che si impone è che non tutto è stregoneria. è molto importante saper vedere da dove provengono i mali di cui soffriamo [...]. Non è forse quella la vera stregoneria, l’opera del maligno che viene a pervertire il cuore di ogni uomo? Noi non abbiamo voluto limitarci a dei semplici divieti, ma abbiamo cercato di dare un’altra visione del mondo, della nostra vita su questa terra e nell’aldilà, per lottare contro il male» (n. 56).

4. Considerazioni conclusive

Questi testi del magistero episcopale su magia e superstizione danno un quadro abbastanza preciso dei diversi problemi, delle loro cause e del modo di affrontarli, che varia nelle differenti regioni e culture. La preoccupazione che pastoralmente spicca su tutte è quella che concerne il venir meno della fede in Cristo: ciò apre la strada alla ricerca di altre forme di salvezza intramondana. Non viene di solito trattata né presa in considerazione l’efficacia delle tecniche magiche. La chiesa mantiene oggi la persuasione più antica: se non c’è un intervento del demonio – sempre possibile – la magia è solo autosuggestione o fantasia, spiegabile attraverso le scienze naturali o – al limite – con la parapsicologia.

I cristiani, dunque, non credono a nessun potere che provenga dalla volontà umana e possa ottenere degli effetti positivi o negativi sulla realtà per il solo fatto di aver rispettato dei rituali o delle particolari formule efficaci di per se stesse. Gli interventi del magistero sono quindi indirizzati a mettere in guardia dall’idolatria, il rivolgersi a falsi déi o creature divinizzate, di cui la magia, la stregoneria e la superstizione sono una chiara manifestazione – ben poco razionale per la verità –, anche se spesso si ammantano di credibilità attinta da religioni orientali o da movimenti esoterici. Possiamo ricordare a questo proposito le Disposizioni pastorali circa i fenomeni della «superstizione», della «magia» e dei «nuovi movimenti religiosi», pubblicate nel giugno 2001 dai vescovi marchigiani[20]. Questo documento mostra la tendenza, che si va sempre più accentuando, di considerare come risvolti dello stesso problema le deviazioni dei cristiani verso la magia e la stregoneria e quelle verso i cosiddetti «nuovi movimenti religiosi», come i gruppi «New Age», «Scientology», «Meditazione trascendentale», «Chiesa dell’unificazione del rev. Moon», «Fede Bahai», e altri ancora. Molti di questi movimenti attingono a piene mani da tradizioni esoteriche e affondano le loro radici in ideologie che hanno a che fare con l’occultismo, l’astrologia e non ben identificati «culti orientali», e tuttavia si autodefiniscono compatibili con la fede cristiana o almeno non in contrasto con essa. Nella stessa direzione va anche la riflessione sul New Age dei Pontifici consigli della cultura e per il dialogo interreligioso: Gesù Cristo portatore dell’acqua viva[21]. Il sincretismo soft è la nuova «eresia» con cui si deve e dovrà sempre più cimentare la chiesa nel contesto del pluralismo religioso e culturale globale.

Nel riassumere le risposte del magistero sul mondo della magia affrontiamo in sintesi tre domande che oggi, a volte, anche i cristiani si pongono.

1. Se la «magia» o il talismano è a fin di bene – non parliamo di «fatture» o invocazioni a satana – perché non usarli?

A tale quesito, a cui spesso inconsciamente molte persone danno una risposta positiva, si può replicare che il ricercare con lo strumentario magico la salute, l’amore o il denaro, dimostra un’incapacità di accettare serenamente la volontà di Dio, ritenendo fini quelli che invece sono soltanto dei mezzi per giungere a lui. Il magistero non intende certo impedire l’utilizzo di metodi di cura alternativi o di tecniche tese a raggiungere un maggior benessere fisico e psichico, ma ricordare – secondo l’insegnamento costante della chiesa – come l’atteggiamento dell’uomo che si pone in preghiera, dopo aver fatto tutto ciò che è umanamente possibile, è assolutamente diverso dall’atteggiamento di colui che cerca altre strade per «condizionare» il suo futuro o il suo «destino». La mentalità che sta dietro ai due atteggiamenti, rivela un diverso rapporto con Dio: nel primo caso, una fede che si abbandona a lui; nel secondo, un sospetto sulla paternità e bontà di Dio, per cui si cerca comunque di «arrangiarsi» da soli pur di poter ottenere una scintilla di felicità in più. In definitiva, è il cedere ancora alla tentazione antica del miracolismo e dell’autosufficienza; però: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4); «sia fatta la tua volontà» (Mt 6,10).

2. Il contattare i propri cari defunti per sentirli ancora vicini, o per essere rassicurati sul loro stato nell’aldilà, non è forse compatibile con la fede cristiana nella vita dopo la morte?

Si va diffondendo la frequentazione di medium o altre persone che si dicono dotati del potere di mettersi in contatto con i morti o con altri spiriti. A questo proposito la Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna ha pubblicato nel 2000 la Nota pastorale La chiesa e l’aldilà[22], dove si sostiene che molti sono oggi disorientati dal silenzio degli stessi credenti sulla morte e sul mistero della vita eterna. Chi subisce un lutto, soprattutto se a morire è una persona giovane o se la causa del decesso è repentina e inattesa, desidera comunicare in qualche modo con il caro defunto, per poter sentire ancora la sua presenza e avere la certezza del perdurare della sua esistenza. Questo è innanzitutto sintomo di una progressiva perdita della speranza cristiana, la quale assicura già il credente sulla sorte dei fedeli defunti: «Sollecitare messaggi dai morti per nostra sicurezza è non fidarsi della parola di Dio; è, cosa ancor più grave, fidarsi più di messaggi umani – posto che siano veri e reali – che del messaggio del Dio della vita» (n. 14). Per darsi ulteriore parvenza di credibilità, alcuni movimenti coinvolti nello spiritismo fanno appello al progresso tecnologico al fine di captare le comunicazioni invisibili, usando mezzi come registratori, radio, televisione, piuttosto della classica «scrittura automatica» o di messaggi verbali. Anche la frangia del New Age denominata Channelling sostiene e diffonde una versione aggiornata del tradizionale spiritismo: ci sarebbero dei particolari «canali» attraverso cui possiamo comunicare con angeli, spiriti e anime dei defunti. Ma «l’uso di questi metodi dà solo l’illusione di comunicare. In realtà si comunica con se stessi, o meglio con l’immagine del figlio o del defunto che è nel proprio inconscio. Bisogna comprendere e rispettare il dolore di chi si accosta a questi metodi, ma il cristiano deve trovare in Cristo il fondamento della sua speranza, la certezza della sua consolazione» (n. 15). Anche a questo riguardo è necessaria una risposta di evangelizzazione, che proclami la certezza della fede nella risurrezione e nella comunione dei santi. I fedeli vivi e defunti rimangono uniti nella preghiera e nel reciproco intercedere gli uni per gli altri. Ma all’evangelizzazione occorre anche affiancare la vigilanza dei pastori e l’accompagnamento delle persone che vivono lutti e sofferenze, troppo spesso lasciati soli nell’esperienza del dolore, quando invece dovrebbero poter sentire la vicinanza della comunità cristiana. Per questo la Nota citata riprende, supporta e incoraggia la diffusione del «ministero della consolazione», che con sensibilità umana e spirituale possa curare le ferite di chi soffre, prevenirne l’abbandono della fede e il cadere in circoli viziosi, pericolosi anche per l’equilibrio mentale.

3. Bisogna tenere lontani i giovani, e ancor più i bambini, da libri, film o quant’altro parli del mondo dei maghi, delle streghe e della mitologia?

Sebbene alcuni gruppi evangelici fondamentalisti mettano in guardia dalla letteratura e dai media per ragazzi che, a loro giudizio, propagandano la magia e l’occultismo, bisogna in realtà avere una capacità di discernimento un po’ più raffinata. Un conto sono le canzoni e i gruppi rock inneggianti a satana e alla violenza estrema, ben diverso il caso dei libri di Harry Potter, in cui l’universo magico è un set in cui ambientare storie di adolescenti che scoprono il bene e il male e la difficile arte della decisione morale. L’immaginario di ogni bambino è pervaso da racconti di fate e streghe – ricordava don Peter Fleetwood alla presentazione del documento vaticano sul New Age – ma questo non è di per sé un male, non intende favorire un’ideologia anticristiana. Non è poi provato nessun nesso tra adesione in età adulta a movimenti magico-esoterici o credenza nella magia e consumo di letteratura (in età infantile) che usa il magico come un linguaggio. Si sa anche che tale linguaggio dell’immaginazione viene bene identificato e decodificato anche dai più piccoli[23]. Attenzione sì, ma non ossessione.

Alessandro Ratti
docente presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale – sezione di Padova; direttore di «CredereOggi»

Sommario

L’autore esamina analiticamente alcuni recenti contributi del magistero universale ed episcopale sui fenomeni della magia, della superstizione e della stregoneria. Pur essendo chiara e inequivocabile l’opposizione della chiesa cattolica alla magia, vista in definitiva come forma di idolatria, si sottolinea come gli approcci al problema siano vari, a seconda dei luoghi e della situazione culturale dei destinatari dei diversi documenti.

Nota bibliografica

F. Bamonte, I danni delle spiritismo, Ancora, Milano 2003.

Magia e Cristianesimo [Editoriale], in «La Civiltà Cattolica» II (1991) 209-222.

B. e G. Passatino, L’ombra di Satana, come difendere i figli dall’occultismo e dalle pratiche demoniache, EMP, Padova 1994.

J. Vernette, Maghi e stregoni. Il mondo dell’occulto e il discernimento cristiano, San Paolo, Cinisello B., 1998.



[1] Cf. G. Avolio, Magistero della chiesa e occultismo, in «Via Verità e Vita» 193 (2003) 42-45.

[2] Per approfondimenti in proposito cf. Congregazione per la dottrina della fede, Fede cristiana e demonologia (26 giugno 1975), in EV 5/1347-1393.

[3] Cf. Lettera del S. Uffizio ai vescovi sull’abuso del magnetismo (4 agosto 1856), in DS 2825; la proibizione di Leone XIII nella Costituzione apostolica Officiorum ac munerum del 1897 riguardo i libri «in cui si insegna o si raccomanda il sortilegio la divinazione, la magia o l’evocazione degli spiriti» (AAS 30 [1897-1898], p. 46); la condanna dello spiritismo nel Catechismo maggiore di san Pio X del 1905 (Catechismo maggiore promulgato da S. Pio X, Edizioni Ares, Milano 1974, p. 90); la Risposta del S. Uffizio sullo spiritismo (24 aprile 1917), in DS 3642; la Risposta del S. Uffizio sulle dottrine teosofiche (16[18] luglio 1919), in DS 3648.

[4] Wicca: forma contratta del termine inglese witchcraft (stregoneria), predica il ritorno neopagano di alcuni elementi di magia rituale. Secondo i seguaci wicca la stregoneria europea medievale era un’antica religione naturale perseguitata dai cristiani che solo adesso ha la possibilità di rinascere.

[5] M. Introvigne parla anche del passaggio dal New Age al Next Age (o seconda fase del New Age), come involuzione in un fenomeno che passa dall’utopia collettiva e politica al ripiegamento narcisistico su una «nuova era» puramente privata e individuale, cf. M. Introvigne, New Age & Next Age, Piemme, Casale M. 2000.

[6] Cf. Catechismo della chiesa cattolica (CCC), LEV, Città del Vaticano 19992, nn. 2111-2117

[7] Ibid. 2111

[8] Ibid. 2113.

[9] Ibid. 2116. Tra le forme di divinazione si citano espressamente: il ricorso a satana o ai demoni, l’evocazione dei morti, la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium.

[10] Ibid. 2217.

[11] E. Antonelli, Contro la superstizione, in Lettere Pastorali (1990-1991), Magistero Episcopale, Verona 1993, coll. 1211-1212.

[12] A. Piseddu, «Signore, accresci la nostra fede», in Lettere Pastorali (1990-1991), cit., coll. 1215-1224.

[13] Cf. G. Marchesi, Magia e forze occulte oggi in Italia, in «La Civiltà Cattolica» IV (1994) 490: «La nota è frutto di due anni di ricerca e si è avvalsa della collaborazione di teologi, psicologi ed esorcisti. Il documento si segnala per equilibrio di analisi e chiarezza di proposta teologico-pastorale».

[14]Conferenza episcopale toscana, Nota pastorale A proposito di magia e demonologia (1 giugno 1994), in Lettere Pastorali (1994-1995), Magistero Episcopale, Verona 1997, coll. 155-174, anche in «Il Regno-Documenti» 17 (1994) 528-536.

[15]Conferenza episcopale campana, «Io sono il Signore vostro Dio». Nota pastorale a proposito di superstizione, magia e satanismo,in Lettere Pastorali (1994-1995), cit., coll. 175-188, anche in «Il Regno-Documenti» 11 (1995) 356-362.

[16] «Magia e stregoneria sono di per sé peccato grave, anche se, talvolta, intervengono fattori soggettivi che attenuano la responsabilità delle persone... La superstizione e la magia misconoscono la provvidenza, la bontà di Dio Padre, l’amore infinito con cui, in Cristo, ci è stato rivelato tutto ciò che è necessario per la nostra salvezza e la nostra felicità» (n. 25).

[17]D.W. Montrose, Lettera pastorale Guerra spirituale: l’occultismo ha influenza demoniaca, in Lettere Pastorali (1994-1995), cit., coll. 189-200.

[18]Episcopato Repubblica Centrafricana, Lettera pastorale La verità vi farà liberi. Stregoneria, in Lettere Pastorali (1996-1997), Magistero Episcopale, Verona 1999, coll. 669-702, anche in «Il Regno-Documenti» 1 (1998) 47-58.

[19] Bisogna guardarsi dal giudicare «non progredita» una popolazione per le sue superstizioni, usando un criterio sincronico e un riferimento a una presunta cultura «superiore». Procedere in tal modo non tiene conto delle diversità culturali e dimentica che, anche l’Europa, prima dell’illuminismo e per lunghi secoli anche dopo, ha creduto in ciò di cui oggi sorride come «peccato di gioventù».

[20] Il testo delle Disposizioni è reperibile nel sito web del cesnur all’indirizzo: http://www.cesnur.org/2001/disp_past.htm (30 ottobre 2003).

[21]Pontificio Consiglio della cultura - Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso (edd.), Gesù Cristo portatore dell'acqua viva. Una riflessione cristiana sul «New Age», LEV, Città del Vaticano 2003, anche in «Il Regno-Documenti» 5 (2003) 134-154.

[22]Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, Nota pastorale La chiesa e l’aldilà, EDB, Bologna 2000, anche in «Il Regno-Documenti» 11 (2000) 357-362.

[23] Cf. M. Introvigne, Tra fondamentalismo e magia: la strana controversia su Harry Potter, relazione per il convegno «Trovare Dio in Il Signore degli Anelli e in Harry Potter» (31 maggio 2002), organizzato dal Centro Studi Oriente Occidente delle Marche presso la Sala del Rettorato dell’Università di Ancona, disponibile, per ora, sul sito web del cesnur: http://www.cesnur.org/2002/potter_008.htm (17 ottobre 2003).


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