Se Maria contraxe questo peccato et immediatamente fo da eso mondata,
non hebbe più dignità de Joanne Baptista...
E però nui decemo, et tenemo fermamente, che Dio creò la sua beatissima Madre più pura et più mondissima che Joanne Baptista, né che niun altro Sancto o Sancta, e quando gl'infuse l'anima la preservò ch'Ella non contrahesse el peccato originale...
Bene poteva adunque dire Maria: Dio ha facte in me cose grande,
però che mi ha preservato dal peccato
(S. Bernardino da Siena, De gratiae plenitudine Virginis Mariae).
Centocinquant’anni fa, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava il dogma dell’Immacolata concezione di Maria: è «rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento» (DS2803). Scrive Giovanni Paolo II nel Messaggio per la giornata del malato 2004: «Il dogma dell’Immacolata concezione ci introduce nel cuore del mistero della creazione e della redenzione (cf. Ef1,4-12; 3,9-11) … L’Immacolata concezione prelude all’intreccio armonioso tra il “sì” di Dio e il “sì” che Maria pronuncerà con totale abbandono, quando l’angelo le recherà l’annuncio celeste (cf. Lc1,38). Questo suo “sì”, a nome dell’umanità, riapre al mondo le porte del paradiso, grazie all’incarnazione del Verbo di Dio nel suo seno ad opera dello Spirito Santo (cf. Lc1,35). L’originario progetto della creazione viene così restaurato e potenziato in Cristo, e in tale progetto trova posto anche lei, la Vergine Madre».
Le grandi opere compiute dall’Onnipotente nell’umile sua Serva sono celebrate attraverso i secoli da tutte le generazioni che la chiamano «beata»: colei chefu redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo è crocevia della storia della salvezza e nella sua vicenda la riassume e la concentra. I quatto dogmi mariani fissano i «punti cardinali»: l’immacolata sempre vergine Madre di Dio assunta in cielo anticipa e manifesta il progetto di redenzione e di partecipazione alla vita divina che la Trinità ha formulato ab aeterno per la chiesa, l’umanità e l’intera creazione.
Già nel 1989, dopo il tempo del «minimalismo mariano», il numero 49 di «CredereOggi», Maria e la chiesa, aveva messo l’accento sulla novità conciliare della lettura di Maria come paradigma della chiesa e sua anticipazione e modello. Desiderando adesso sottolineare l’anniversario della promulgazione del dogma dell’Immacolata, la nostra rivista dedica il presente fascicolo a un duplice tema interconneso: il rinnovamento della mariologia dal concilio Vaticano II ai nostri giorni e la devozione mariana nei suoi sviluppi e fioriture di questi quarant’anni.
Fin dagli anni ’50 si assiste alla riscoperta della tipologia patristica di Maria, figura della chiesa: rifiorisce ad opera di H. Rahner, O. Semmerloth, H. de Lubac, A. Müller e G. Philips la «mariologia ecclesiotipica» che riceverà nella Lumen gentium la sua consacrazione definitiva. La Vergine Maria, ideale della chiesa, ne rappresenta lo specchio in cui quest’ultima può riflettere il suo volto e ritrovare se stessa.
Negli anni che precedono il concilio Vaticano II inoltre, la mariologia dei privilegi cede sempre più il campo ad un rinnovato sguardo teologico sul rapporto Cristo-Maria: la Madre di Dio è in tutto relativa al suo Figlio, pura accoglienza della grazia della redenzione e per questo modello perfetto dell’umanità aperta alla salvezza ricevuta da Dio. G. Spermàn, nel suo articolo, espone in sintesi la vicenda postconciliare della teologia e della devozione mariana.
Ma il sentiero segnato dal capitolo VIII della Lumen gentium e dalla Marialis cultus di Paolo VI sembra attualmente essersi un po’ sbiadito e a volte perso, inerpicandosi per le balze di un riflusso di devozionismo mariano non sempre in linea con la Tradizione e con l’asciutta semplicità della Scrittura. Gli articoli di A. Serra e di C. Maggioni in questo numero illuminano le acquisizioni delle scienze bibliche e liturgiche sulla figura di Maria, mettendo in rilievo, con opportuni esempi, la metodologia che permette il passaggio di ciò che viene scoperto dai teologi al magistero e alla pastorale ordinaria. Se dunque si è certo avviato il superamento del distacco della mariologia dagli altri trattati teologici, legandola alla cristologia e all’ecclesiologia (non ancora abbastanza alla pneumatologia) in una prospettiva storico-salvifica, c’è invece ancora molto lavoro da fare sul versante della pastorale della devozione popolare. È ormai evidente a tutti comunque, con buona pace dei razionalisti, che l’affetto del popolo cristiano per la Vergine Madre non solo non è arretrato o spento dal vento della secolarizzazione, ma in questi ultimi decenni si è venuto rafforzando e propagando, anche per la convinta promozione del culto mariano durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Le aperture agli studi antropologici e culturali hanno mostrato inoltre la validità della religiosità popolare e della devozione per l’inculturazione e la significatività della fede cristiana che deve diventare parte del vissuto dei popoli evangelizzati e non rimanere a livello di «rivestimento» superficiale. Il contributo di E. Bedont fa memoria di storia, esperienze e amorose attenzioni, frutto di ricerca e meditazione riguardo la forza evocativa dei santuari e la pratica del pellegrinaggio. Non mancano però esagerazioni ed esasperazioni nel culto popolare alla Vergine – puntualmente registrate e amplificate dai mass media – come la ricerca eccessiva di «messaggi» provenienti della Madonna, apparizioni e «segni» miracolosi: i mezzi rischiano di diventare fini, capovolgendo il senso della «mediazione» mariana e oscurando la centralità della fede in Cristo. Il dono e la sfida delle manifestazioni straordinarie sono affrontati nell’articolo di L. De Candido che rilegge con il supporto della Scrittura e del magistero queste esperienze di «visibilità di comunione» per il bene del popolo di Dio. C. Militello richiama invece ad una spiritualità cristiana che prenda sul serio il «modello mariale», modello di discepolato e di maternità nello Spirito.
Nel contesto del rinnovamento della mariologia e delle forme della devozione a Maria rientra anche il discorso ecumenico: il recente passato ha assistito ad un cambiamento di percezione della presenza della Madre di Dio tra i fratelli delle chiese protestanti, e ciò ha portato ad un interesse per il dialogo su questo aspetto teologico, brandito per secoli come segno della divisione. L’articolo di G. Bruni ci introduce alla «mariologia ecumenica», ne delinea i risultati e i percorsi a venire. Maria madre dei credenti si fa oggi punto d’incontro per i discepoli in cammino sulla via dell’unità, pur restando differenze confessionali importanti che cercano reciproca comprensione e riconciliazione.
La via estetica – via della bellezza – viene percorsa da M.C. Visentin. L’espressione artistica iconografica si offre come accesso privilegiato alla conoscenza della Vergine Maria e fornisce una possibilità visiva di riandare lungo la storia della mariologia fino ai nostri giorni. Per rendere più immediato e fruibile quest’ultimo articolo abbiamo inserito come documentazione alcune tavole illustrative che riproducono le opere in esso citate.
Conclude il fascicolo un invito alla lettura (G. Forlai) particolarmente nutrito: de Maria numquam satis..