«CredereOggi» compie venticinque anni, con l’edizione di novembre-dicembre conterà ben 150 numeri. Si può ben dire che arriva alla piena maturità una rivista che deve molto alle radici da cui trae origine, e da queste continua a ricevere la vita che l’alimenta. Possiamo provare a enumerarle. «CredereOggi» nasce in una città universitaria come Padova, una città votata allo studio, ma con una vocazione pratica, non solo speculativa. La rivista sorge per iniziativa dei francescani conventuali custodi della memoria di sant’Antonio, dottore evangelico, che stabilì uno studio teologico nel nord Italia per preparare i frati alla predicazione e che per loro scrisse i suoi Sermoni. La nostra rivista si è nutrita poi della proficua collaborazione tra il Seminario diocesano di Padova e l’Istituto teologico «Sant’Antonio dottore», una collaborazione che, iniziata nell’ambito editoriale, ha dato anche nuovi frutti con progetti comuni e condivisi fra religiosi, presbiteri diocesani e laici nel campo dell’insegnamento della teologia. L’erezione della nuova facoltà teologica del Triveneto, con sede a Padova, segna a tal proposito il coronamento di tanto lavoro portato avanti fin dagli anni ’80, con generosa dedizione, da professori e docenti le cui firme sono state – e sono ancora – spesso presenti sulle nostre pagine.
«CredereOggi» non ha mai voluto essere una rivista specializzata o per specialisti. La sua caratteristica, fin dalle origini, è stata quella dell’apertura interdisciplinare, dell’offerta di approfondimento – certo serio e competente – mai però erudito o puramente accademico. Ci sono prestigiose e numerose riviste che assolvono l’alto compito del dibattito e della ricerca, compito necessario per lo sviluppo e l’incremento della scienza teologica. La nostra rivista, invece, ha voluto sempre caratterizzarsi come dossier di orientamento e aggiornamento teologico. Intendendo «portare alla conoscenza dei lettori i contenuti della riflessione teologica attuale – così troviamo nella prefazione del n. 0 del 1980 – essa si propone di spaziare in tutta l’area della fede, presentando le acquisizioni “sicure” e affrontando eventualmente i problemi aperti di maggior rilievo». Fedele al suo programma, «CredereOggi» si è rivolta a quanti erano, e sono tuttora, desiderosi di coltivare una formazione della propria fede che non rifugga il coinvolgimento intellettuale, la fatica del pensiero e dello studio. Non solo e non in primo luogo chierici. Anzi, la domanda di approfondimento teologico, dal tempo della fondazione della rivista, vede sempre più protagonisti i laici, che – coinvolti a partire dal Vaticano II non solo nell’animazione delle realtà temporali, ma anche nelle attività di apostolato, di insegnamento della religione e di responsabilità nella chiesa – hanno sentito crescere la necessità di formazione.
La formazione teologica dei laici è tema che sta ancora particolarmente a cuore ai pastori e in questi venticinque anni non ha perso di attualità. In tal senso i vescovi italiani, negli Orientamenti pastorali per il decennio in corso hanno fatto appello alla necessità di una fede adulta e pensata tale da sapersi innestare nella cultura del paese, per fecondarla e illuminarla con la luce del vangelo: «Per questo – scrivono – ci sembra importante che la comunità sia coraggiosamente aiutata a maturare una fede adulta, “pensata”, capace di tenere insieme i vari aspetti della vita facendo unità di tutto in Cristo. Solo così i cristiani saranno capaci di vivere nel quotidiano, nel feriale – fatto di famiglia, lavoro, studio, tempo libero – la sequela del Signore, fino a rendere conto della speranza che li abita (cf. 1Pt 3,15)» (Comunicare il vangelo in un mondo che cambia, n. 50).
Nello stesso documento viene anche evidenziato come la fede abbia reale bisogno di confrontarsi con la ragione e con la cultura del suo tempo, e questa attività non può essere considerata un «vezzo» di pochi intellettuali che non coinvolge la comunità ecclesiale nel suo insieme: «Desideriamo a questo proposito sottolineare che la creazione di occasioni per approfondire tematiche cruciali alla luce della fede non è una scelta elitaria, così come non è affatto elitario chiedere alle comunità cristiane uno sforzo di pensiero a partire dal vangelo e dalla storia. Avere una vita interiore, custodire nella memoria le cose, riflettere dentro di sé e nel confronto comunitario è quanto di più umano ci sia dato, e non è certo appannaggio di pochi, perché la fede è sempre ragionevole!» (n. 50).
Formazione – a leggere bene – diventa una parola chiave ricorrente negli Orientamenti pastorali: formazione dei laici, per una missionarietà efficace (cf. Appendice 4c-d), ma è da incentivare anche la formazione permanente dei sacerdoti «perché siano veramente padri nella fede e acquisiscano una mentalità missionaria» (Appendice 4f).
Ed è questo, appunto, l’ambito proprio di «CredereOggi»; in esso trova il suo senso anche il metodo che ha conferito alla rivista la sua perdurante fisionomia: carattere divulgativo, impostazione monografica, ricerca di sistematicità.
L’impostazione monografica si è rivelata una formula utile alla chiarezza espositiva, per circoscrivere e affrontare uno ad uno i temi trattati. Inoltre, i fascicoli monografici si sono nel tempo completati a vicenda, come un mosaico che cresce nell’accostarsi di numerose e diverse tessere a comporre un unico disegno coerente.
Con questa impostazione tematica si è sposata la ricerca di sistematicità, sottolineata soprattutto nei primi dieci anni: in quel periodo «CredereOggi» si è impegnata nel rivisitare i trattati fondamentali del percorso teologico istituzionale. La sistematicità non si è tuttavia mai persa, non solo nell’organizzazione dei fascicoli e nella loro sequenza temporale (si pensi alle serie recenti sui quattro Vangeli e scritti apostolici, e ai numeri sui teologi del XX secolo), ma anche nell’elaborazione dei singoli argomenti, con una pluralità di approcci (storico, biblico, patristico, dogmatico, delle scienze umane) armonizzati in un fluire quanto più essenziale e compiuto possibile.
Per quanto riguarda il taglio divulgativo forse bisogna sommessamente riconoscere che la rivista è un po’ cresciuta con i suoi lettori: man mano che venivano affrontati temi più specifici e meno generali, la semplicità del linguaggio e la linearità espositiva ha ceduto qualcosa al versante della specializzazione e della settorialità non sempre facilmente accessibile. Si deve tuttavia ribadire che la divulgazione teologica è e resta il fine principale della nostra rivista, come ricordava l’editoriale del n. 60 (6/1990): «Il suo obiettivo specifico e allo stesso tempo il suo pregio maggiore consistono nell’aver dato, in relazione agli argomenti trattati, una panoramica essenziale, strutturata organicamente e didatticamente pensata, per un’assimilazione delle tematiche fondamentali del discorso teologico». Il compito divulgativo richiede, oltre alla competenza nelle singole discipline, anche una continua vigilanza sul linguaggio e capacità comunicativa a volte difficilmente reperibili, ma assolutamente irrinunciabili per l’intento da perseguire.
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Per il futuro? I tanti istituti di vario ordine e i loro numerosi studenti, il riordino in atto degli studi teologici in Italia (sulla scia del «processo di Bologna» volto a uniformare i percorsi universitari europei), con il conseguente rilancio degli Istituti superiori di scienze religiose e la costituzione di nuove facoltà regionali (Emilia-Romagna, Puglia e Triveneto), sono sintomi positivi di un crescente interesse: sono sempre di più coloro che scelgono l’approfondimento teologico come studio privato o come impegno universitario. Ciò naturalmente richiede che siano messi a disposizione degli studenti sussidi adeguati e alla loro portata; per gli ex studenti, poi, c’è bisogno di validi percorsi di aggiornamento. Infine, per gli stessi docenti, specializzati in un settore, è sempre utile poter confrontarsi con pubblicazioni che spaziano trasversalmente nel vasto campo del sapere teologico.
In questo contesto si inserisce «CredereOggi» che, forte della sua esperienza venticinquennale, continua a offrire il suo valido contributo a sostegno dell’attuale sforzo della chiesa italiana per il rilancio degli studi teologici. «CredereOggi» mantiene perciò il suo ruolo di rivista a servizio del ministero ecclesiale dell’intelligenza della fede, con la serietà scientifica e la capacità didattica che la contraddistinguono.
Ecclesialità e scientificità – come ricordava il card. C. Ruini – fondamentali caratteristiche del sapere teologico, devono essere oggi armonizzate con un taglio sapienziale. La ricerca della verità ha bisogno oggi di forme «sinfoniche», che coinvolgano ragione e cuore, anima e corpo, conoscenza e sapienza di vita. Questo è certo l’obiettivo più ambizioso – ma anche il più adeguato – che il lavoro teologico possa avere: rimettere in circolazione le idee forza del sapere cristiano, lette con la lente critica e con l’apporto delle scienze umane, per approdare a un fecondo incontro con la vita e con la cultura, a cui mediare credibili significati e plausibili scenari di senso. Il nostro lavoro vuol proseguire perciò in questa direzione: interdisciplinare, sapienziale, tendente alla sintesi, per bilanciare quella settorialità del sapere, che – ci rammenta Fides et ratio, 85 – comporta un approccio parziale alla verità con la conseguente frammentazione del senso e dell’unità interiore dell’uomo contemporaneo.
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Con questo fascicolo estivo «CredereOggi» si concede un’anticipata pausa «celebrativa», quasi un Festschrift offerto dalla redazione per i venticinque anni di servizio alla teologia espletato dalla rivista. Gli articoli di questo numero sono tutti opera di stretti collaboratori della rivista, che hanno accolto l’invito a pubblicare un contributo a partire dal proprio ambito di studio o del peculiare interesse di approfondimento. I vari temi toccati evidenziano i molteplici campi del sapere a cui si rivolge la rivista, nella costante ricerca di farli dialogare tra loro, pur con le normali difficoltà di percorso.
Ai lettori, a quelli che ci seguono fin dagli esordi e a quelli che hanno incontrato «CredereOggi» solo da poco, dedichiamo il nostro lavoro: l’appuntamento bimestrale con la rivista possa essere un punto di riferimento utile e un gradito stimolo per quanti ci sostengono e ci incoraggiano.
Un ultimo doveroso ringraziamento va ai membri del consiglio di redazione che hanno arricchito con il loro apporto le discussioni dei temi annualmente trattati, ai direttori che hanno tenuto il timone della rivista in questi anni (A. Gardin, U. Sartorio e A. Fanton), e infine alla segreteria di redazione, che svolge la sua opera con diligente competenza «dietro le quinte»: collaborazione essenziale per passare dall’ideazione alla realizzazione concreta, in carta e inchiostro, di ciascuno dei nostri numeri.
Alessandro Ratti
direttore