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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
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Il concilio Vaticano II: quarant’anni dopo
Editoriale

Tra le numerose iniziative dedicate a celebrare il quarantesimo anniversario della chiusura del concilio Vaticano II si è tenuta nella città di Padova una serie di conferenze, organizzata dalla «Cappella universitaria San Massimo» in collaborazione con il settimanale diocesano «La Difesa del Popolo», con l’Istituto Teologico «Sant’Antonio Dottore», l’Associazione «Tenda» e con il patrocinio dell’Università di Padova. Storici, teologi, missionari, giornalisti si sono alternati per rivisitare il significato del Vaticano II alla luce del nuovo scenario e delle sfide del terzo millennio.

La competenza dei relatori e il taglio divulgativo del ciclo di incontri hanno stimolato la redazione a raccogliere e pubblicare almeno una parte dei qualificati interventi presentati nel corso del 2005. Questo fascicolo di «CredereOggi» mette perciò a disposizione dei lettori una pluralità di voci, le quali, da prospettive complementari, offrono un approccio multiforme all’evento e alla recezione del concilio che ha segnato il XX secolo. Un ringraziamento particolare per aver collaborato alla realizzazione di questo numero della rivista va a Giovanni Brusegan, sacerdote della diocesi di Padova, che da molti anni cura la formazione cristiana, sia spirituale sia culturale, degli universitari.

Il tenore e lo stile dei contributi riflette la loro origine: si tratta di trascrizioni – riviste in massima parte dagli autori – che conservano la vivacità e l’immediatezza del parlato piuttosto che assumere la precisione formale del testo nato per la stampa.

I contenuti dei singoli articoli, come di seguito esposto, prendono avvio dai diversi documenti conciliari, e modulano su ciascuno una riflessione illuminata dalla successiva esperienza di vita della chiesa che, anche da essi, è stata plasmata.

Alberto Melloni, dopo aver fornito alcuni cenni storici sulla genesi ed evoluzione del concilio, si sofferma a coglierne le novità che hanno comportato una profonda riforma della chiesa. La chiesa che emerge dal concilio è una «realtà viva», che ha a che fare con il mondo, e non è maneggiabile come un’idea astratta, costruzione ideale, quasi una «disincarnata» struttura ecclesiale.

La Sacrosanctum concilium invita alla partecipazione attiva alla liturgia, via privilegiata per cogliere la presenza di Cristo nella chiesa. Giorgio Bonaccorso, prendendo spunto dalla costituzione sulla liturgia, approfondisce il discorso sulla riscoperta recente del valore antropologico della ritualità: l’esperienza di Dio ha bisogno del corpo, del tempo, delle azioni, del racconto.

Giuseppe Segalla ci accompagna in un rapido volo attraverso i 150 anni che hanno visto la progressiva accoglienza degli studi biblici organizzati scientificamente anche nella chiesa cattolica. La Costituzione conciliare Dei Verbum, sancisce le acquisizione maturate in un lungo tratta di storia e le rilancia – la fioritura attuale degli studi esegetici e scritturistici lo conferma – perché la rivelazione di Dio, attestata nella Sacra Scrittura e dalla tradizione, possa sempre essere la sorgente della vita cristiana.

Con la riflessione di Luigi Sartori entriamo nel cuore dell’ecclesiologia, che trova nella Lumen gentium le sue radice teologiche profonde e i frutti nella Gaudium et spes. Il volto della chiesa disegnato dal Vaticano II la fa riconoscere come esperta del dialogo, madre oltre che maestra, portatrice di una testimonianza credibile e soprattutto «significativa» per l’uomo d’oggi. Giovanni Nervo, con un originale intreccio di riferimenti al magistero conciliare, esperienza personale e valutazioni sociali, presenta la molteplice sfida delle ingiustizie a livello planetario e la «conversione» della chiesa ai poveri. Verso di loro la chiesa è sempre chiamata a compiere una scelta «preferenziale», non dettata da amore che discrimina, ma per una carità che si dirige maggiormente a chi maggiormente ha bisogno, scavalcando in tal modo le barriere delle sperequazioni tra popoli del Nord e Sud del mondo che non accennano a diminuire.

Insieme a Paolo Ricca andiamo a rivisitare il cammino del movimento ecumenico, a cui la chiesa cattolica ha aderito in modo irrevocabile a cominciare dal Vaticano II. Il decreto Unitatis redintegratio mostra con evidenza questa volontà da parte della chiesa romana. Nel vagliare i quarant’anni seguenti lo studioso valdese coglie i progressi del percorso fatto verso l’unità visibile dei cristiani, ma anche gli ostacoli ancora da rimuovere e le lentezze delle chiese nel recepire le istanze che premono per il ristabilimento della comunione.

Piero Stefani, sulla scorta della dichiarazione Nostra ætate, riesamina i rapporti fra i cristiani e il popolo ebraico. Attraverso una «storia degli effetti» egli mostra che, pur nelle oscillazioni linguistiche e concettuali proprie di un documento pionieristico, questa dichiarazione assume un’importanza capitale nella svolta delle relazioni fra chiesa e Israele maturata nei quarant’anni trascorsi.

L’intervento di Giannino Piana si occupa del confronto fra i modelli dell’etica del pre- e post-concilio. Dalla centralità del binomio lecito-illecito, si passa a un paradigma che vede nella persona, nella coscienza e nella libertà i termini fondamentali. Gaudium et spes è qui il riferimento autorevole, benché non esclusivo. La categoria di «opzione fondamentale» è l’espressione privilegiata della svolta personalista nello studio e nell’insegnamento della morale. Ulteriori sviluppi, sempre nella linea conciliare, sono poi proposti dalla prospettiva dell’«etica della responsabilità» che cerca di mediare tra i valori e la concretezza delle scelte.

Il discorso sulla libertà si specifica nel contributo di Giuseppe Trentin, che prende in cosiderazione la libertà religiosa alla luce della dignità della persona, a partire dal decreto Dignitatis humanæ e allargando lo sguardo ai problemi della concretizzazione giuridica delle indicazioni morali.

La documentazione riporta la seconda parte del discorso natalizio di Benedetto XVI alla curia romana. In esso il papa colloca il concilio come tappa del lungo percorso del confronto fra ragione moderna e fede cristiana. Per questo egli ritiene necessario mantenere un «equilibrio ermeneutico» che accompagni la recezione del Vaticano II, cogliendo gli elementi di discontinuità e di continuità non in contrapposizione, ma in armonia, ciascuno nel suo proprio ambito e non in conflitto.

Aldo Moda, infine, propone un invito alla lettura attraverso gli scaffali di una «biblioteca» che in questi anni post-conciliari si è andata stipando di testi a commento del concilio, della sua storia, dei suoi documenti e dei suoi effetti.

a. r.


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