«La lectio divina è una lettura, individuale o comunitaria, di un passo più o meno lungo
della Scrittura accolta come parola di Dio e che si sviluppa
sotto lo stimolo dello Spirito in meditazione, preghiera e contemplazione»
(Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella chiesa, C2).
«L’amore e la venerazione della Sacra Scrittura fra i cattolici è stato per secoli così forte che nemmeno osavano toccarla». È questa una battuta che circola e si sente spesso ripetere dai docenti di esegesi biblica. Dobbiamo comunque riconoscere che oggi possiamo percepire il cammino compiuto e i suoi frutti, per cui alla venerazione «da lontano» si è andata sostituendo la frequentazione «da vicino». Non c’è dubbio che la «conversione» alla Bibbia sia uno dei frutti rilevanti maturati nella chiesa a partire dal concilio Vaticano II. Come ricorda infatti la nota L’interpretazione della Bibbia nella chiesa, la costituzione Dei Verbum (n. 25) ha insistito su una lettura assidua delle Scritture non solo da parte dei sacerdoti e religiosi, ma – e nel 1965 era una novità – ha invitato tutti «i fedeli di Cristo» ad apprendere «la sublime conoscenza di Gesù Cristo» (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. «L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo». Il testo conciliare propone diversi mezzi: accanto a una lettura individuale, viene suggerita una lettura in gruppo. Si sottolinea, poi, che la lettura della Scrittura deve coniugarsi con la preghiera, poiché questa è risposta alla parola di Dio incontrata nella Scrittura sotto l’ispirazione dello Spirito: «Si ricordino [i fedeli] che la lettura della sacra Scrittura deve essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l'uomo». Il «tesoro della rivelazione», affidato alla chiesa, ha come scopo primario quello di riempire sempre più il cuore degli uomini (cf. DV 26), non di fermarsi al piano di una conoscenza intellettuale, per quanto buona e necessaria.
Il metodo della lectio divina, che consiste nel pregare a partire dalla Bibbia conosciuta, studiata, meditata fino ad arrivare a contemplare il mistero di cui essa è testimonianza, in realtà, condensa in sé e riassume il cammino che ognuno deve compiere nell’accostarsi personalmente o comunitariamente alla parola di Dio attestata nelle Sacre Scritture. Per il card. Martini, ritenuto a buon conto uno dei maestri contemporanei del metodo della lectio divina, la sua prima fase, la lectio propriamente detta, consiste nel leggere e rileggere una pagina della Scrittura, dando modo alla nostra attenzione di venir stimolata; allora «l’intelligenza, la fantasia e la sensibilità si muovono facendo sì che un brano, considerato magari arcinoto, appaia nuovo». Dalla lettura per la comprensione si passa alla meditazione, riflessione sui valori perenni che il testo desidera comunicare anche oggi, si arriva infine alla contemplazione, difficilmente esprimibile e spiegabile – dice Martini – ma che può essere descritta come un «dimorare con amore nel testo, anzi passare dal testo e dal messaggio alla contemplazione di colui che parla attraverso ogni pagina della Bibbia: Gesù, Figlio del Padre, effusore dello Spirito» (C.M. Martini, La gioia del vangelo, Piemme, Casale M., 1988, pp. 12ss.).
Il presente numero della rivista intende ripercorrere a grandi linee le stesse tappe, ritrovandole esplicitate o accennate nelle diverse modalità di approccio al testo sacro fiorite nella chiesa dall’antichità ai nostri giorni.
Non c’è dubbio che la Bibbia, prima ancora di essere «l’anima» della teologia è una delle principali «matrici» della nostra cultura occidentale, post-cristiana quanto si vuole, eppure impossibilitata a rinnegare le radici profonde che ne hanno plasmato l’immaginario, la sensibilità, i valori e lo stesso linguaggio. Brunetto Salvarani ci ricorda come le precauzioni antiprotestanti del tempo della Controriforma abbiano pesato sulla vicenda dell’allontanamento della Bibbia dalle mani dei cattolici. Oggi, in una situazione ben diversa, tramontate le paure, è di nuovo urgente allacciare – a beneficio degli uomini e delle donne del nostro tempo – legami vitali che colleghino la comprensione della cultura, dell’arte e della storia al testo biblico.
In campo ecclesiale, la «fine dell’esilio» delle Scritture, ma anche la fatica dell’entrare «nella terra promessa» di una familiarità con esse che va sempre riconquistata, ci vengono presentate da Gianni Cappelletto. Il suo articolo segue il «filo rosso» del ritorno della Bibbia nella vita della chiesa, sia a livello di prima conoscenza – per il cui approfondimento c’è sempre molto da fare – sia a livello di ascolto dello Spirito che parla attraverso le Scritture da lui ispirate. I documenti degli ultimi quarant’anni e le recenti affermazioni di papa Benedetto convergono nel sottolineare l’importanza del contatto orante con la parola di Dio.
Le modalità concrete per passare da un semplice contatto con il testo all’attuare un vero ascolto della Parola sono tante e differenziate, come ci mostra Guido Benzi nel suo contributo, in cui presenta le variegate forme di apostolato biblico, tutte intese a ricentrare sulla Bibbia la pastorale, per arrivare a una efficace «animazione biblica della pastorale». Alcune di queste modalità provengono dal passato e dalla grande tradizione della chiesa, altre sono più recenti o adattamenti di metodi più antichi e sperimentati. Certamente l’ascolto liturgico della parola di Dio è un tratto che accomuna tutti i cristiani. Renato De Zan espone i criteri e le attenzioni da tener presenti nell’accostare la forma della lectio liturgica, che va oltre la lettura «esegetica» del testo per giungere a una lettura «mistagogica».
La lectio divina nella sua forma classica è quella praticata fin dall’antichità nei monasteri. Luca Fallica, monaco benedettino, ci aiuta a ripercorrere i quattro gradini (lectio, meditatio, oratio, contemplatio) della scala di Guigo il certosino, scala che porta il monaco all’incontro personale e vissuto con il mistero di Dio, continuamente ritrovato nella sua Parola accolta con atteggiamento orante. Nel post-concilio la forma tradizionale della lectio divina, uscita dai monasteri, si è evoluta in modalità più comunitarie, sviluppate nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali. L’arricchimento che questo comporta non deve far passare sotto silenzio i problemi pratici di adattamento e la sapienza pastorale che è richiesta per far sì che la lectio con il popolo possa essere un’esperienza fruttuosa, e non un «pio esercizio» di élite. Ci parla di questo Bruno Secondin, a partire dalle competenze acquisite in lunghi anni di esperienza nella conduzione della lectio divina popolare.
L’articolo di Tiziano Lorenzin espone un’altra «variazione sul tema» della lectio, quella elaborata e vissuta in ambito francescano. Sia il fondatore dei frati minori, san Francesco, sia il suo seguace sant’Antonio, hanno perseguito un approccio alla Scrittura più esistenziale e pratico rispetto alla tradizione monastica ad essi precedente, e – soprattutto per quanto riguarda il «dottore evangelico» – caratterizzata dal fine della predicazione. San Francesco, ancor oggi, ci è maestro nel leggere insieme il liber Scripturae e il liber naturae per trovare in entrambe la costante presenza di Cristo.
Suor Maria Pia Giudici, dell’eremo di San Biagio (Subiaco), conclude il nostro percorso con una riflessione sulla spiritualità dell’ascolto orante della Parola: entrare con cuore libero nel ritmo dello Spirito, con gratuità e abbandono per gustare la gioia interiore dell’incontro con il mistero rivelato. La lectio divina in quanto lettura sapienziale e orante, che ravviva il cuore e plasma la vita, si manifesta in questo modo molto diversa rispetto a una meditazione discorsiva su argomenti spirituali: non serve a «capire» meglio un brano biblico, ma a fare della Parola il respiro esistenziale che rinnova la vita personale.
La documentazione riporta un interessante contributo di Claude Lagarde, che attraverso la catechesi biblica simbolica offre una pedagogia utile a familiarizzare con la Bibbia, primo passo per poterla poi «coinvolgere» pienamente nel proprio stile di preghiera.
Conclude il numero l’Invito alla lettura affidato a Giorgio Zevini, uno dei migliori esperti italiani di lectio divina. Scorrendo le pagine di questa rubrica ci si può rallegrare della grande attenzione che l’editoria specializzata sta dando alle pubblicazioni e agli strumenti necessari per sostenere e diffondere la lectio divina nel popolo di Dio.
L’immagine di copertina, l’icona di Maria, sorella di Marta, seduta ai piedi di Gesù ad ascoltare il Maestro ci rammenta anche visivamente quale sia, per ogni discepolo, l’«unica cosa necessaria», la «parte buona» da non trascurare (cf. Lc 10,39-42).