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Un paese laico per amore della religione
Editoriale

«Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi

e viva pienamente il vero significato del suo credo:

“Noi teniamo ferma questa verità di per se stessa evidente:

che tutti gli uomini sono stati creati uguali”»

(Martin Luther King, ucciso il 4 aprile 1968)

 

 

«Quanto trovo affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle chiese di stato e volevano avere uno stato laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così è nato uno stato volutamente laico: erano contrari a una chiesa di stato. Ma laico doveva essere lo stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione»[1].

Queste affermazioni possono essere facilmente condivise da chi vuol capire lo spirito profondo che anima la cultura di un popolo, ma sono anche un punto di partenza per comprendere il contesto in cui si è sviluppata la tradizione teologica negli Stati Uniti d’America, cui è dedicato il presente fascicolo di «Credere Oggi», che prosegue la serie delle «teologie contestuali»[2].

Come ha scritto la rivista «TIME Magazine»: «l’America è simultaneamente un paese completamente moderno e un luogo profondamente religioso»[3], in cui coesistono popoli e persone di provenienza diversa, che tuttavia si sentono radicati e appartenenti a un’identità inconfondibile. Ci sono valori fondamentali come la libertà, la democrazia, la franchezza nel linguaggio, l’onestà e la capacità di autocritica, la generosità, accanto però a esplosioni di violenza, come ci ricorda emblematicamente l’anniversario della morte di Martin Luther King, che fa rivivere ancora oggi la lunga lotta per l’integrazione razziale, nonché l’impegno per l’eguaglianza, la pace e la fraternità dei popoli. Inoltre, in questo primo decennio del XXI secolo, la realtà ecclesiale e sociale degli USA è stata sconvolta dagli attentati dell’11 settembre 2001 e dallo scandalo della pedofilia tra i sacerdoti[4], che nella sua visita pastorale papa Benedetto XVI ha affrontato con coraggio e accorata partecipazione.

Tenuto conto di questo sfondo culturale, sociale e religioso, dobbiamo dire subito che non pretendiamo di presentare in questo fascicolo tutta l’ampiezza della produzione teologica statunitense, e ci scusiamo anche per non aver dato rilievo agli studi teologici in ambiente canadese. Ci limitiamo ad alcuni spunti, che possono servire come un itinerario di studio per avviare una prima conoscenza.

Come ha fatto notare Klauspeter Blaser, fino a qualche decennio fa in Europa i riferimenti alla ricerca teologica americana si riassumevano per così dire in una nota a piè di pagina, mentre ora si può dire che accade l’inverso[5]. Un altro aspetto da rimarcare è che la separazione radicale tra stato e chiese ha fatto sì che la formazione dei futuri pastori o ministri ecclesiali ricadesse completamente sulle chiese, le quali si sono dotate di istituzioni accademiche private, spesso superiori alle stesse università statali. Inoltre, i programmi di Religious Studies attivati da molte università sono determinati soprattutto dagli interessi dei docenti e dalle scelte opzionali degli studenti, per cui si lamenta la mancanza di uno studio organico e di una visione d’insieme dei problemi teologici. Infine, si osserva che, sotto l’influsso del pragmatismo, la verità è concepita sotto l’aspetto pratico, dell’azione. Lo studio dei fatti prende il sopravvento sulla riflessione metafisica o spirituale, in modo che il pensiero appare come «orientato verso la realizzazione dell’uomo del futuro, il che corrisponde al sogno americano»[6].

Ciò spiega in parte la scelta che abbiamo compiuto per gli articoli raccolti nel presente fascicolo e una certa prevalenza dei temi etici, in particolare quello della giustizia, che si riscontra in quattro contributi, sia pur con prospettive diverse.

Apre il fascicolo un ampio articolo, scritto da Elisa Buzzi, docente presso la Facoltà teologica di Lugano, che analizza con taglio storico ed espositivo gli sviluppi della teologia protestante americana dagli inizi, nel secolo XVIII, fino ai nostri giorni. Un’ampia panoramica sulla scuola biblica americana è offerta, poi, dal noto biblista Daniel J. Harrington, che mostra l’influsso esercitato dal grande archeologo biblico William Foxwell Albright e l’intensa collaborazione che esiste tuttora tra studiosi cattolici e protestanti in questo specifico ambito di studi. Non poteva mancare una presentazione della teologia femminista, che pur avendo anche riscontri europei, ha avuto certamente in Nordamerica uno sviluppo straordinario, favorito anche dal folto numero di donne entrate nel mondo universitario: un grazie a Susan Ross della Loyola University di Chicago per la sua preziosa collaborazione.

A questa serie di articoli più legati alla riflessione teorica, seguono quattro articoli che affrontano questioni etiche connesse alla chiesa, alla liturgia e alla condotta personale e sociale. Charles M. Murphy, esamina la prima enciclica di Benedetto XIVI, Deus caritas est, mettendo in rilievo come il papa attuale cerchi di tenere in corretto equilibrio lo specifico ecclesiale della caritas in rapporto con l’impegno per la giustizia sociale. Egualmente il noto liturgista David N. Power, nel suo articolo sulla «giustizia eucaristica» prende in considerazione la natura profonda dell’eucaristia come condivisione della parola, della memoria e del pane eucaristico, per fare risaltare l’obbligo di dividere equamente il pane della terra come si divide nella mensa eucaristica il «pane del cielo», nonché la necessità di inserire le memorie dei popoli e le loro sofferenze nella memoria della passione di Cristo e viceversa.

James F. Keenan, professore al Boston College – al quale va un grazie particolare per l’aiuto che ci ha dato nell’impostare il presente fascicolo – espone con finezza il tema dell’etica delle virtù, come una via da riscoprire, che permette un approccio diverso anche a problematiche scottanti come quelle della bioetica. L’ultimo articolo, per mano di David E. DeCosse, tocca un tema che da tempo appassiona non solo i teologi e l’opinione pubblica americana, ma possiamo ben dire tutte le persone del mondo, cioè se e quando una guerra possa dirsi giusta. In particolare l’autore si sofferma sul diritto dei cittadini democratici a ricevere dai loro governanti un’informazione veritiera e non manipolata. Concludono il fascicolo le consuete rubriche Invito alla lettura, a cura di Elisa Buzzi e Luigi Dal Lago, con ulteriori indicazioni bibliografiche, quindi In libreria con le recensioni dei libri inviati alla redazione.

Chiudendo questo fascicolo ringraziamo cordialmente la rivista «Theological Studies» per averci permesso di riprendere tre importanti articoli, che meritavano di essere fatti conoscere anche a chi non ha la possibilità di accedere direttamente a riviste straniere.

Confidiamo nella comprensione dei nostri lettori per il ritardo con cui questo numero giunge nelle loro mani. Speriamo di poter colmare al più presto questa lacuna, mantenendo il nostro impegno per il puntuale servizio di aggiornamento teologico che «Credere Oggi» svolge da molti anni.



[1] Sono le parole di Benedetto XVI nell’intervista concessa ai giornalisti durante il volo di andata verso gli USA il 15 aprile 2008: cf. http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/april/documents/hf_benxvi_spe_20080415_intervista-usa_it.html (23 aprile 2008).

[2] Iniziata con il fascicolo n. 152: Teologia in Africa (2/2006), quindi col fascicolo n. 158: Teologia in Asia (2/2007). Dopo questo fascicolo, si concluderà nel 2009 col numero dedicato alla teologia in America Latina.

[3] D. Van Biena - J. Israely, The American Pope, in «TIME Magazine», 17 aprile 2008, pp. 36-40, qui p. 40.

[4] Cf. in merito l’analisi pertinente di J. Driscoll, The Church in the United States: What Has Happened since Ecclesia in America?, in «PATH» 4 (1/2005) 177-2002.

[5] in K. Blaser, Les théologies nord-américaines, Labor et Fides, Genève 1995, p. 5.

[6] Ibid., p. 14.


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