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Per un dialogo tra scienza e fede
Editoriale

Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita con le sue molte capacità,
che inizialmente fu data a poche forme o a una sola e che,
mentre il pianeta seguita a girare secondo la legge immutabile della gravità,
si è evoluta e si evolve, partendo da inizi così semplici,
fino a creare infinite forme estremamente belle e meravigliose.
(Charles Darwin)[1]
Una fondamentale rivoluzione scientifica…
 
Il 2009 è certamente un anno importante per la storia della scienza, che ricorda tra l’altro le prime osservazioni col telescopio condotte quattrocento anni fa da Galileo Galilei, quelle che porteranno l’anno successivo alla scoperta dei quattro satelliti di Giove. Anche per la biologia, d’altra parte, si tratta di un anno di anniversari, col ricordo di due eventi che segnano tappe fondamentali per il suo status scientifico. Duecento anni fa, infatti, nasceva Charles Darwin, il naturalista inglese cui siamo debitori di una vera e propria rivoluzione nel nostro modo di guardare al mondo della vita. Nel 1859, poi – centocinquant’anni fa –, egli pubblicava L’origine delle specie, un’opera che può senz’altro essere considerata come l’atto di nascita della biologia quale scienza nel senso moderno del termine. Appoggiandosi tra l’altro sui numerosissimi dati sperimentali acquisiti nei cinque anni di viaggio per mare sul brigantino Beagle, egli disegnava un’innovativa teoria dell’evoluzione delle specie, proponendo così un’immagine unitaria e dinamica del fenomeno vita.
Riconosciuta nella sua rilevanza già negli anni immediatamente successivi, essa si è via via imposta come orizzonte concettuale dell’intero sapere biologico. È cioè la prospettiva evolutiva a conferire senso e unità alle numerose ricerche che hanno segnato i vertiginosi progressi di questo secolo e mezzo, con implicazioni che spaziano dalla medicina alle scienze agrarie. Basterebbe questo a rendere significativa una riflessione su Darwin, sulla sua scoperta e sulla storia degli effetti che ha provocato, anche se c’è molto di più.
 
…che non è solo scientifica
 
Le grandi rivoluzioni scientifiche hanno sempre un impatto che non è solo scientifico e questo è particolarmente vero per la biologia evolutiva, che interessa direttamente il mondo dei viventi, di cui noi stessi facciamo parte. È in gioco la nostra stessa origine, il nostro rapporto con gli altri viventi, la comprensione di dinamiche che attraversano anche attualmente la nostra esistenza personale e sociale. Non stupisce che anche le scienze umane e la filosofia abbiano intrapreso in questi anni un fitto dialogo con la biologia, assumendo come riferimento proprio l’orizzonte concettuale aperto da Darwin ed esplorandone – in forme talvolta affascinanti, talvolta problematiche – i risvolti antropologici ed etici. Attorno al nome di Darwin si disegna ormai una vera e propria costellazione culturale, che include tra l’altro un modo assolutamente specifico di guardare a quel complesso fenomeno che è la cultura. Né si può dimenticare che la nozione di evoluzione è venuta a interessare nel corso del Novecento anche la cosmologia, contribuendo a costruire un vero e proprio paradigma dinamico per la nostra visione del mondo.
Anche la teologia si è quindi vista costretta a ripensare il proprio discorso in un orizzonte evolutivo, interrogandosi su cosa esso significhi per nozioni come creazione, cosmo, agire di Dio. Certo, non è facile – né per i nostri predecessori, né per noi – misurarsi con i complessi problemi che si aprono nel momento in cui si provi a declinare il discorso di fede in un siffatto orizzonte dinamico, eppure anche questo è un compito essenziale per mantenere la significatività dell’annuncio per il nostro tempo. Non stupisce, allora, che lo stesso Pontificio consiglio per la cultura abbia promosso per il marzo 2009 un Simposio dedicato proprio al ripensamento delle prospettive svelateci da Darwin alla luce della parola della fede.
 
Per il dialogo
 
È questo un dato particolarmente importante, in un tempo che spesso anche negli ambiti accademici preferisce la contrapposizione, facile e schematica, alla fatica del ragionamento articolato. Solo ricorrendo alla riflessione ragionata ci si orienta all’espressione, anche in quest’ambito, di quella parola fragile e potente che è «dialogo». Certo, è una parola particolarmente fragile, in questo caso – per l’asimmetria degli interlocutori, come per le numerose polemiche che hanno segnato la storia di questo secolo e mezzo (si pensi, anche recentemente, alla teoria dell’Intelligent Design) – ma non per questo le sue potenzialità sono minori. Si tratta di testimoniare la possibilità di far vivere assieme due mondi di pensiero che a uno sguardo superficiale possono sembrare rivolti in direzioni opposte; si tratta di indagare le opportunità che si offrono per dire la fede nel Creatore in questo tempo; si tratta di comprendere quali esigenze di approfondimento si delineino per il discorso teologico, specie nei suoi risvolti antropologici ed etici. Si tratta, infine, di orientare tale movimento a un orizzonte positivo, capace di riconoscere e valorizzare la varietà di saperi coinvolti, secondo la prospettiva già indicata nella lettera A Maria Cristina di Lorena, granduchessa di Toscana da Galileo Galilei. E, d’altra parte, è necessario mantenere tale differenza senza per questo rinunciare a cercare un’interazione costruttiva tra gli stessi saperi.
In tale direzione intende volgersi anche questo numero di «CredereOggi», come riconoscimento dell’importanza di una traiettoria storica e concettuale, ma anche come contributo a una prospettiva di dialogo che è importante e, anzi, assolutamente necessaria per il nostro presente. Esso viene a delinearsi come un colloquio tra voci diverse; certo esse esplorano solo alcuni tra i numerosi percorsi possibili, ma offrono comunque un orizzonte stimolante, profondamente innovativo e ricco di prospettive per un confronto con il sapere della tradizione.
I primi due articoli introducono il tema mostrando gli sviluppi del dopo Darwin alla luce anzitutto del mutamento culturale che comporta la visione evolutiva dell’universo (Paolo Costa, Fondazione Bruno Kessler, Trento), ma senza dimenticare le traiettorie scientifiche che hanno avuto inizio con lui, nonché le discussioni che provocano le nuove scoperte genetiche e biologiche (Michele Luzzatto, editor scientifico delle grandi opere Einaudi, Torino). In alcuni ambienti cristiani la visione del mondo alla luce dell’evoluzione viene ancora combattuta, soprattutto nell’evangelismo conservatore statunitense. In questo dibattito che oppone fede ed evoluzione in modo inconciliabile, interviene Simone Morandini (Facoltà teologica del Triveneto, Padova), esponendo lucidamente le motivazioni di un dialogo più che mai necessario tra scienziati e teologi, perché la confessione di fede non va contro, ma semmai «oltre» le argomentazioni scientifiche. Che la scienza abbia ancora delle domande aperte, che sembrano finora trascurate è il tema che affronta Aldo Natale Terrin (Istituto di Liturgia pastorale, Padova e Università di Urbino), mostrando, da un punto di vista antropologico, come non si possa spiegare il sorgere della coscienza e del linguaggio semplicemente su base biologico-genetica, riducendo il pensiero a reazioni chimiche o a gioco dei neuroni. Il successivo articolo di Carlo Molari (teologo dogmatico, Roma) documenta come lentamente, tra resistenze e opposizioni, la teologia cattolica, soprattutto dopo il concilio Vaticano II, abbia accolto positivamente la nuova visione del mondo, che alcuni grandi credenti, come P. Teilhard de Chardin, avevano coraggiosamente indicata come condizione per rendere comprensibile la fede cristiana all’uomo d’oggi. Egualmente il contributo di Lodovico Galleni (Università di Pisa), riflettendo sui meccanismi della selezione naturale che implicano dolore e sofferenza, non come pena per il peccato dell’uomo, ma come elemento di cui è fatta «la stoffa dell’universo», aiuta a comprendere la realtà del male in una prospettiva teilhardiana, che impegna l’umanità a costruire la terra in Cristo.
Sul rapporto tra etica ed evoluzione Giannino Piana (Università di Urbino) fa intendere chiaramente che le basi biologiche della condotta umana e l’influsso dell’ambiente sono dei dati di partenza, che tuttavia non tolgono all’uomo la possibilità di scelte libere, poiché non lo costringono a obbedire in termini assoluti alla propria programmazione genetica. Infine, su questo tema della libertà umana in rapporto al Dio di Gesù Cristo, sono suggestive le riflessioni pastorali di Battista Borsato (Ufficio diocesano per la famiglia e il matrimonio, Vicenza), che invita a purificare continuamente l’immagine di Dio da ogni incrostatura, per farne risaltare lo splendore e la forza liberante. Come al solito, lInvito alla lettura, curato anch’esso da Simone Morandini, chiude il fascicolo, fornendo al lettore utili indicazioni per approfondire un tema così vasto e importante, per il quale certamente le nostre pagine non possono essere che una prima introduzione.
 


[1] C. Darwin, L’origine delle specie per selezione naturale, o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita, Newton Compton, Roma 2006, p. 428 (ed. or. 1859).


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