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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario


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Edificare insieme la chiesa
Editoriale

Fra tutti [i fedeli] vige vera uguaglianza quanto alla dignità
e all’azione nell’edificare il corpo di Cristo.
(Lumen gentium 32)

I laici, resi partecipi mediante il battesimo della missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo, sono la grande maggioranza nel popolo di Dio e sono chiamati quindi a dare il proprio contributo alla realizzazione del progetto salvifico per tutta l’umanità. Gli enunciati conciliari e gli studi che si sono succeduti in questi 45 anni dopo il Vaticano II non lasciano alcun dubbio al riguardo.
Tuttavia, quando si cerca di tradurre i grandi principi nel vissuto delle comunità cristiane, bisogna riconoscere che siamo molto lontani dall’aver realizzato il sogno di una chiesa «tutta ministeriale», come recita uno slogan spesso ripetuto e che fu annunciato già nel lontano 1973 dai vescovi francesi[1]. Ricordiamo anche cosa disse il nostro Luigi Sartori:

Una chiesa che non dia spazio ai laici e non fruttifichi la santità delle varie situazioni di vita e delle varie vocazioni, non sarà mai una chiesa che si orienta in maniera adeguata e nuova verso il mondo[2].

Pur consapevoli di questi limiti, tuttavia, sarebbe ingiusto chiudere gli occhi sulla fioritura di nuove forme ministeriali, che sono forse il segno più caratteristico del rinnovamento in atto nella chiesa cattolica. Mamme catechiste, animatori laici nei vari ambiti educativi, gruppi d’ascolto della Parola, lettori, incaricati della Caritas, referenti pastorali, accompagnatori battesimali, ecc.: l’elenco di queste forme di attiva partecipazione dei fedeli laici alla vita ecclesiale potrebbe continuare facilmente. Questo dato di fatto è nello stesso tempo un fatto teologico: se è vero, come dice il concilio, che «i laici hanno la capacità di essere assunti dalla gerarchia ad esercitare per un fine spirituale alcuni uffici ecclesiastici» (LG 33), si vede la necessità di articolare meglio, di approfondire i «comuni vincoli reciproci» che congiungono «i sacri ministri con il resto del popolo di Dio» (LG 32). La distinzione tra i vari ministeri, ordinati e non ordinati, è stata voluta da Cristo per il bene di tutta la chiesa, e più ancora per portare nel mondo la testimonianza dell’amore con cui Dio si prende cura di tutto il genere umano. Ma tale distinzione non deve offuscare la vera uguaglianza che vige tra tutti i membri della chiesa, sia nella dignità come salvati dalla croce di Cristo, sia nel comune impegno per la costruzione di un mondo fraterno, pacifico, mite, che realizzi il «manifesto» del regno di Dio proclamato da Gesù nelle beatitudini (cf. Mt 5,1-12).
I vari contributi di questo fascicolo mettono tutti in rilievo che il tema dei ministeri laicali non può essere visto come semplice supplenza, dovuta alla carenza di clero. È in gioco la natura stessa della chiesa, si tratta di decidere verso quale modello di comunità cristiana occorre dirigere e convogliare tutte le energie disponibili per edificare insieme il corpo di Cristo. In una realtà come quella italiana, la diminuzione quantitativa del clero, pur essendo consistente, forse non è ancora giunta fino al punto di costringere a un cambio del paradigma pastorale. Permangono ancora modelli ritagliati sull’abbondanza di preti, ma si avverte l’urgenza di trovare forme più dinamiche di presenza e di azione missionaria in una società che richiede una ri-evangelizzazione continua.
Il primo intervento di Luca Bressan mette in luce sapientemente quali sono i problemi connessi a questa nuova situazione pastorale, delineando un modo rinnovato di leggere e realizzare il compito ministeriale affidato alla chiesa nel suo insieme. L’ampio contributo di Livio Tonello illustra, con molteplici riferimenti al cammino delle chiese locali, le diverse esperienze presenti in Italia e in altri paesi europei, nonché i documenti magisteriali al riguardo. Lo stile della diakonía, che dovrebbe essere caratteristico di ogni cristiano, viene messo a tema da Cettina Militello, sottolineando la natura della chiesa come «corpo crismato», cioè di fedeli battezzati e cresimati ai quali compete di proseguire nel mondo la missione messianica di Cristo. Su questo aspetto della corresponsabilità comune che incombe a tutti i cristiani, uomini e donne, si sofferma Serena Noceti, indicandolo come una sfida da raccogliere per costruire oggi la chiesa di domani. Sulla delicata questione dei ministeri ecclesiali assunti di fatto dalle donne, che sono la grande maggioranza nelle varie comunità locali, interviene Stella Morra, che insiste sulla necessità del rispetto assoluto dell’altro, cui si dà e dal quale si riceve la parola, come condizione per realizzare un giusto rapporto tra i ministeri nella chiesa.
Allargando l’orizzonte della ricerca al di fuori del continente europeo, Mario Menin descrive e valuta le esperienze delle giovani chiese africane e di quelle latino-americane, nelle quali si configurano modelli e situazioni utili anche per i paesi di vecchia cristianità, che hanno bisogno di rinnovare il proprio stile pastorale. Analizzando l’ambito specifico della liturgia, che trasmette in modo immediato l’immagine di una chiesa in cui cooperano vari ministeri, Andrea Grillo fa notare il cambio di paradigma introdotto dalla riforma liturgica, per cui tutto il popolo di Dio, riunito sotto la presidenza del ministro ordinato, è il soggetto integrale che celebra il mistero della salvezza operata da Cristo. L’ultimo articolo, di Giampietro Ziviani, riflette sulla prospettiva del futuro ecclesiale, segnato da questa molteplicità di ministeri, mettendo in guardia da due tentazioni opposte: il verticismo istituzionale, per cui i nuovi ministeri corrono il rischio di favorire un neo-clericalismo, e una visione carismatica che vorrebbe costruire la chiesa «dal basso», ma finisce con il rinchiudersi nella propria «congregazione locale», perdendo di vista il soggetto dell’ecclesia catholica.
Infine, nella Documentazione, vengono riportate le riflessioni e gli orientamenti che la diocesi di Udine ha formulato in merito al «referente pastorale», cioè il laico incaricato di essere punto di riferimento nelle parrocchie dove non c’è più un parroco residente. Come di consueto, il fascicolo si chiude con l’Invito alla lettura, curato da Livio Tonello, in cui vengono presentate in modo sintetico e ordinato le opere più significative sul tema dei ministeri laicali.
Non resta che richiamare ciascuno di noi al motto di Paolo:

Né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa […]. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio (1Cor 3,7-9).



[1] Assemblée plénière de l’episcopat français, Tutti responsabili nella chiesa? Il ministero presbiterale in una chiesa tutt’intera «ministeriale» (Lourdes 1973), LDC, Leumann (To)1975.
[2] Cf. L. Sartori, In compagnia degli uomini. Chiesa, dialogo e società contemporanea, in «CredereOggi» 151 (1/2006) 53-67, qui p. 58.


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