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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario


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Quale religione per il futuro?
Editoriale

Se Dio muore, è per tre giorni e poi risorge.
(F. Guccini)

Negli anni Sessanta del secolo scorso c’era una canzone emblematica che molti forse ricordano: si cantava Dio è morto, ma «se muore, è per tre giorni e poi risorge», testo e musica di Francesco Guccini[1]. Quella canzone che scandalizzava i benpensanti, appariva esaltante per i giovani: univa la critica alla società borghese con la speranza di un futuro diverso. A volte capita che gli artisti abbiano intuizioni profetiche: oggi i sociologi parlano del «ritorno», perfino della «rivincita» di Dio, benché ci siano altri autori che esplicitamente dichiarano l’impossibilità di essere cristiani e tanto meno cattolici.
In quegli anni il tema della secolarizzazione era dominante nel dibattito teologico, sulla scia di Dietrich Bonhoeffer e di Harvey Cox[2], benché altri autori già parlassero di un «uomo non-secolare»[3]. È certo che il panorama religioso odierno mostra una società in parte secolarizzata, diffidente nei confronti della religione istituzionale, mentre esistono ancora vasti settori di popolazione pronti ad accorrere quando risuona il richiamo del sacro. Ci si domanda, dunque, se bisogna andare oltre, se al di là dei nostri confini occidentali la storia del mondo stia prendendo strade diverse. In altre parole, la secolarizzazione è un fenomeno irreversibile, che poco a poco si estenderà a tutto il mondo, o è una fase provvisoria, settoriale, paradossalmente più interna al cristianesimo che non alle altre religioni? Oggi la ricerca sociologica mostra che la secolarizzazione non coincide con un lento, ma inevitabile ritrarsi delle religioni dallo spazio pubblico, né con la regressione naturale di quelle specifiche credenze e pratiche che costituiscono la religione.
Il tema che il presente fascicolo affronta è assai complesso e per il momento, come spesso accade, si è in grado di porre domande più che di avere risposte esaurienti su tutto. Proponiamo quindi una lettura della secolarizzazione sia con uno sguardo retrospettivo, sia in prospettiva futura, interrogandoci sullo stato attuale della religione in genere e del cattolicesimo in particolare. Il quadro che ne risulta può essere piacevole o inquietante, a seconda dei punti di vista, ma bisogna prenderlo seriamente in considerazione, come mostra il primo contributo di Giuseppe Giordan, che delinea le trasformazioni avvenute nella società in rapporto al fatto religioso. Se la teoria della secolarizzazione si rivela insufficiente a spiegare la persistenza della religione, si nota per converso che nell’epoca post-secolare il sacro non è più monopolio esclusivo delle istituzioni religiose, ma è diventato un ambito aperto alla libera ricerca del soggetto credente. Il successivo intervento di Carmelo Dotolo sottolinea come, in rapporto alla comprensione dell’uomo e della storia, il processo di emancipazione e il delinearsi di un’etica secolare, non conducono affatto a un divorzio teoretico tra religione e modernità. L’uomo, diventato «adulto», uscito dallo stato di minorità, si rende conto che il mito del progresso e dell’onnipotenza conduce a esiti mortali.
L’ampia riflessione di Aldo Natale Terrin apre il confronto tra la situazione europea e quella di altri paesi, come gli Stati Uniti d’America: se questi fanno pure parte della cosiddetta «civiltà occidentale», tuttavia la religione continua a svolgervi un ruolo importante per la coesione sociale e la promozione del bene comune. Sarebbe allora l’Europa un’anomalia nel panorama mondiale?
Un’altra domanda che sorge in questo ambito è se il concilio Vaticano II, con la sua dichiarazione sulla libertà religiosa, abbia tentato o meno una riconciliazione con la modernità: l’articolo di Nicla Buonasorte ricostruisce la genesi e il contenuto della Dignitatis humanae e l’impatto che questo documento ha avuto sull’identità cattolica e sul modo di accogliere l’attuale pluralismo religioso. Proseguendo su questa linea, l’intervento di Francesco Ghia analizza in particolare la situazione italiana e il dibattito in corso sulla rilevanza pubblica della religione, il che concretamente riguarda la presenza della chiesa cattolica nel nostro paese. Usando la categoria del «paradigma», l’autore rileva che nella fase dell’immediato post-concilio è prevalso per lo più il paradigma socio-umanitario e quello democratico-pluralista. Accanto al pontificato di Paolo VI, che ha visto soprattutto l’espandersi in Italia del paradigma intellettual-culturale, quello di Giovanni Paolo II sembra invece contrassegnato in gran parte dai paradigmi mistico-estetico e politico-integrista. Per contro, il pontificato di Benedetto XVI, sotto il segno dell’ermeneutica della continuità, mostra un recupero tradizionalista, libero da ogni nostalgia neo-temporalistica. Egualmente attento alla situazione italiana è Italo De Sandre, che studia i volti molteplici e talvolta contradditori dell’appartenenza religiosa: sotto il velo della religione, si affaccia la tentazione dell’uso politico della fede o del rifugio consolatorio in movimenti che assicurano protezione, mentre risulta difficile vivere da credenti mantenendo fedeltà alla chiesa e capacità critica.
Allargando lo sguardo sul fenomeno del fondamentalismo religioso, Enzo Pace mette in rilievo come ciò sia una comprensibile reazione alla modernità laica, ma afferma con chiarezza che la religione non può essere ridotta alla dimensione politica e che la violenza in nome della verità non può mai dirsi sacra. Anche Armando Matteo ripercorre le tappe della società che si configura ormai post-secolare e richiede alla chiesa cattolica di ripensare le forme della sua presenza in mezzo alla società, senza fughe precipitose in avanti e senza chiusure rigide in direzione di un passato eccessivamente idealizzato. Infine Manlio Sodi, in un intervento di taglio teologico-liturgico, esamina la sfida che la secolarizzazione porta alla religione, mostrando che essa produce positivamente la morte di un sacro falso, ma non la morte della religio autentica e di un culto libero da forme alienanti.
In questa panoramica manca lo studio di come le religioni diverse da quella ebraico-cristiana stanno affrontando la secolarizzazione. Per ovviare almeno in parte a questa lacuna, la Documentazione offre uno stimolante excursus di Carlo Saccone sul tema scottante del rapporto tra islam e modernità e sull’atteggiamento del mondo occidentale nei confronti dell’islam.
Come al solito l’Invito alla lettura, curato dalla redazione, e la rubrica delle recensioni In libreria, chiudono questo fascicolo, forse meno ricco di spunti propriamente teologici ma pieno di interrogativi importanti per il futuro della presenza cristiana nella nostra società.


[1] Cf. R. Beretta, Cantavamo Dio è morto. Il ’68 dei cattolici, Piemme, Casale M. 2008.

[2] Cf. H. Cox, La città secolare, Vallecchi, Firenze 1968 (or. ingl. 1965) e D. Callahan - H. Cox - A.M. Greeley, Dibattito sulla «Città secolare» di Harvey Cox, Queriniana, Brescia 1972 (or. ingl. 1966).

[3] L’espressione è di A.M. Greeley, L’uomo non-secolare. La persistenza della religione, Queriniana, Brescia 1975 (or. ingl. 1972).


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