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Da «Aquileia 1» ad «Aquileia 2». Le chiese del Nordest camminano insieme
Lucio Soravito

Le chiese del Nordest (Triveneto) stanno preparando un convegno ecclesiale regionale, che si terrà ad Aquileia-Grado dal 13 al 15 aprile 2012. Non è un’iniziativa nuova, ma è un «convenire sinodale» analogo a quello che le diocesi del Triveneto hanno vissuto sempre ad Aquileia nel 1990.
Perché questi convegni ecclesiali regionali? Quali sono i motivi che hanno indotto i vescovi del Nordest, prima nel 1988-1990 e ora nel 2010-2012, a far vivere alle loro chiese questi eventi straordinari di comunione?

1. Il convegno ecclesiale triveneto «Aquileia 1» (1990)

Il primo convegno ecclesiale delle quindici chiese del Triveneto è stato celebrato ad Aquileia-Grado dal 28 aprile al 1o maggio 1990 sul tema: Comunità cristiane e futuro delle Venezie (= Aquileia 1). La preparazione del convegno si articolò in tre filoni convergenti:

a) il coinvolgimento della base ecclesiale attraverso la riflessione delle comunità cristiane sul tessuto esistenziale, religioso ed ecclesiale;
b) la ricerca scientifica sulle trasformazioni socio-culturali e sul quadro istituzionale futuro delle Venezie da parte degli studiosi;
c) la lettura teologica della situazione per l’individuazione delle linee pastorali di una nuova evangelizzazione da parte del comitato preparatorio stesso.

Del primo filone si interessarono le parrocchie, le diocesi, le aggregazioni laicali, i religiosi e i vari organismi pastorali presenti nelle tre regioni. Si chiedeva loro di prendere in esame la vita religiosa delle comunità cristiane nei suoi vari aspetti, le istituzioni attraverso le quali si trasmette la fede e, infine, l’incidenza della fede nelle varie espressioni della vita civile.
L’analisi sulle trasformazioni socio-culturali delle Venezie venne realizzata attraverso quattro seminari di ricerca nella primavera del 1989: Religiosità ed espressioni della fede (Vicenza); Trasformazioni sociali, diritti umani, pace (S. Giustina Bellunese); Formazione, comunicazioni e istituzioni culturali (Pordenone); Tecnologie, economia, ambiente e territorio (Mestre). Tutto il materiale raccolto fu messo a disposizione del convegno[1].
Sulle «prospettive europee» e sugli «aspetti teologici della nuova evangelizzazione», si impegnò direttamente il comitato preparatorio. I risultati del lavoro furono raccolti in sintesi in un secondo sussidio dal titolo: Nuova evangelizzazione delle Venezie[2]. Nei sussidi preparatori si chiedeva infatti di «verificare come le comunità cristiane vivono la fede oggi, come educano a viverla e come di essa fanno l’anima della civiltà contemporanea».
I quattro giorni del convegno (28 aprile - 1 maggio 1990) si svolsero in un clima di intensa spiritualità ed ebbero come momenti culminanti le celebrazioni fatte nelle basiliche di Aquileia, Grado, Barbana. Le sedute plenarie del convegno (800 delegati) si svolsero nel Palazzo dei Congressi di Grado, mentre i lavori delle 24 commissioni si svolsero negli alberghi.
I lavori delle commissioni erano distribuiti in tre ambiti: esperienza della fede in un mondo secolarizzato; trasmissione della fede nella comunità cristiana; testimonianza della fede nel nostro tempo. Sui questi tre argomenti erano stati raccolti i contributi delle diocesi e dei convegni preparatori in una pubblicazione che servì di guida ai lavori. La conclusione delle commissioni fu presentata in tre sintesi nella mattinata del 1o maggio, a cui seguì una tavola rotonda su: I cristiani e l’Europa, con rappresentanti di alcuni Paesi europei significativi.
Ad Aquileia le chiese del Triveneto enuclearono alcuni orientamenti comuni per la nuova evangelizzazione, all’interno dell’impegno comune di ridare un’anima cristiana all’Europa. Sono emerse così tre grandi istanze:

a) il bisogno di recuperare la freschezza dell’annuncio evangelico;
b) la priorità dell’educazione dei cristiani adulti alla fede, per abilitarli a leggere in profondità la realtà quotidiana e coglierne il profondo valore simbolico derivante dalla fede;
c) l’impegno a costruire la casa comune, che è il mondo, nel rispetto delle diversità, per fare di essa il regno di Dio.

2. Orientamenti emersi da «Aquileia 1»

Nel convegno ecclesiale di Aquileia del 1990 apparvero con chiarezza alcuni nodi con cui la pastorale doveva confrontarsi:

– la secolarizzazione e l’indifferenza religiosa, conseguenti al benessere raggiunto;
– la scarsa incisività delle comunità ecclesiali per l’irrompere del soggettivismo;
– la crisi dei modelli tradizionali, a partire dalla crisi della famiglia;
– il pluralismo etnico, culturale e religioso, conseguente all’apertura delle frontiere dell’Est.

Emerse una domanda: come vivere la fede, trasmetterla, fare di essa l’anima della cultura e della civiltà?
Il convegno ecclesiale «Aquileia 1» ha proposto tre grandi orientamenti: la nuova evangelizzazione, la vita nel pluralismo e l’impegno di rifare il tessuto sociale, che trovarono espressione nella lettera pastorale dei vescovi alle comunità cristiane del Nordest: La croce di Aquileia[3].

2.1. La nuova evangelizzazione

Dal lavoro di analisi fatto prima del convegno era emersa una crescente indifferenza per la religione, conseguente al benessere raggiunto da queste regioni. Come superare una pastorale della conservazione in favore di una pastorale dell’annuncio? Le proposte pastorali formulate per questo primo ambito sono le seguenti:

a) il recupero pastorale dell’annuncio, soprattutto agli adulti, che finiscono per identificare la propria fede con una certa prassi etica comune. Si osservò che era sproporzionato lo sforzo delle parrocchie per la catechesi dei ragazzi rispetto allo scarso impegno nei confronti degli adulti (che poi sono il modello di vita per i ragazzi stessi);
b) la revisione dell’iniziazione cristiana attraverso la quale i ragazzi vengono inseriti nella comunità cristiana;
c) il rinnovamento della parrocchia: essa deve amare la gente, rendere comprensibile e credibile il vangelo annunciato, abbattere i muri del campanilismo (La croce di Aquileia, n. 7);
d) la priorità pastorale della famiglia nell’educazione alla fede. Si parla di famiglia «luogo privilegiato di comunicazione dell’annuncio cristiano e di esperienza di fede» (La croce di Aquileia, n. 13);
e) il recupero del «giorno del Signore», come momento privilegiato «per la rigenerazione permanente della fede dei credenti» (La croce di Aquileia, n. 6).

2.2. Vivere nel pluralismo

In quegli anni nel Triveneto si è affermato un pluralismo etnico, culturale e religioso, dovuto all’arrivo in queste regioni di molti immigrati dall’Est europeo e dall’Africa.
Nel convegno di Aquileia fu la stessa compresenza di cristiani veneti, friulani, altoatesini, ladini a porre il problema delle relazioni fra diversi, regolate «non da rapporti di forza, di dominio o di convenienza economica, bensì di fraternità e di solidarietà»[4]. Ne La croce di Aquileia si affermò la necessità di «fare del nuovo e del diverso non una minaccia, ma una ricchezza con la quale entrare in dialogo»[5].
Si sottolineò la necessaria prospettiva ecumenica, come obbedienza al comandamento di Gesù. Circa il dialogo interreligioso si parlò di fedeltà alla propria identità religiosa e di accoglienza della ricchezza dell’altro, di superamento dei pregiudizi e di capacità di dialogo, di rifiuto della comunicazione autoritaria e di superamento del falso irenismo. Si concluse con un invito a promuovere i diritti umani, la solidarietà con i poveri e gli emarginati, la costruzione della pace nella sua pienezza, la difesa del creato.
Gli orientamenti pastorali emersi in questo secondo ambito possono essere riassunti in queste indicazioni:

a) guardare con simpatia chi è diverso anche se la sua presenza può essere motivo di disturbo e, a volte, di conflitto;
b) camminare in compagnia con gli uomini del nostro tempo con atteggiamenti di «simpatia» e di dialogo, ascoltando e accogliendo con riconoscenza quanto di buono può venire da ogni parte: dai cristiani di altre confessioni, dai credenti di altre religioni, dai non credenti;
c) realizzare il connubio fra identità e dialogo, fra valori e responsabilità: il dialogo ecumenico e interreligioso richiede un’educazione all’identità cristiana e insieme all’ascolto;
d) favorire il dialogo ecumenico e interreligioso: esso è una necessità e insieme una ricchezza: «Le nostre terre, collocate come ponte[6] fra l’Ovest e l’Est, in un tempo nel quale sembrano aprirsi all’Europa nuove prospettive per un cammino comune (...) possono offrire un contributo per ridare a questa Europa in movimento un’anima religiosa e cristiana» (La croce di Aquileia, n. 14).

Le chiese del Triveneto non hanno ancora affrontato i gravi problemi interreligiosi posti dall’intercultura, prospettiva ineludibile, che comporta un ripensamento globale della pastorale intera, in quanto richiede il passaggio educativo dalla conoscenza alla relazione.

2.3. Rifare il tessuto sociale

Il passaggio da una società culturalmente omogenea al pluralismo aveva portato a una frammentazione che rende difficile ogni intervento e che provoca un alto tasso di conflittualità. A questo si era aggiunta la crisi politica del nostro Paese. La crisi della società politica si è riflessa anche nel tessuto della società civile.
In questo contesto è divenuto ancor più pressante la necessità di promuovere l’animazione cristiana della società e dell’organizzazione politica, favorendo una comunicazione sincera e l’assunzione di responsabilità nelle scelte comuni.
Nel documento La croce di Aquileia si afferma che le chiese del Triveneto «sembrano talvolta soffrire di incomunicabilità» e si parla della necessità di recuperare un «supplemento di fantasia nella comunicazione e nel linguaggio, in una società culturalmente complessa e frammentata»[7]. In questo quadro di analisi, si sono proposte alcune scelte pastorali:

a) l’urgenza di una nuova inculturazione del vangelo: è necessaria la ricerca di nuovi linguaggi per ri-esprimere la fede; occorre «parlare la lingua degli uomini del nostro tempo» (La croce di Aquileia, n. 11);
b) l’impegno nella rivitalizzazione dei mondi vitali, che costituiscono il tessuto della società, con la promozione dell’associazionismo, del volontariato e della pastorale d’ambiente e l’integrazione con le istituzioni civili;
c) la necessità di un impegno socio-politico, attraverso l’elaborazione culturale e la formazione socio-politica di persone libere e responsabili, cristianamente motivate;
d) la valorizzazione della dimensione laicale della chiesa; la nuova evangelizzazione chiede un rapporto di «simpatia» con il mondo presente, per cogliere in esso i «semi del Verbo»[8].

Questo primo convegno triveneto ha individuato anche tre settori di collaborazione, ritenuti particolarmente urgenti e necessari per un’attività comune tra le chiese del Nordest:

a) il potenziamento della formazione teologica, che ha portato le quindici diocesi del Nordest a istituire la Facoltà teologica del Triveneto, a cui sono collegati tutti gli studi teologici e gli Istituti superiori di scienze religiose presenti nelle singole diocesi del Triveneto;
b) l’attenzione pastorale al problema del turismo e dell’immigrazione, che nel Nordest è presente in dimensioni più consistenti che nelle altre regioni italiane;
c) l’assunzione di un nuovo impegno nel campo dei mass media con dei servizi necessari, tra cui l’emittente televisiva regionale «Telechiara».

3. Il convegno ecclesiale triveneto «Aquileia 2» (2012)

L’idea di fare un secondo convegno ecclesiale ad Aquileia è emersa già alla fine del convegno del 1990. Infatti nel messaggio conclusivo di «Aquileia 1» i vescovi avevano scritto:

Auspichiamo di poter celebrare in futuro altri convegni ecclesiali, allo scopo di verificare il cammino percorso e rilanciare un ulteriore rinnovamento delle nostre chiese[9].

E ancora il messaggio conclusivo diceva:

Durante tre giorni abbiamo riflettuto insieme per interpretare i segni dei tempi, cercando di ascoltare “ciò che lo Spirito dice oggi” (cf. Ap 2-3) alle chiese sorelle del Triveneto[10].

A vent’anni dal primo convegno ecclesiale si è rafforzata più che mai l’esigenza di mettersi in ascolto di «ciò che lo Spirito dice alle Chiese», poiché – come si legge nella nota CET dell’8 gennaio 2010 – «oggi non è difficile rendersi conto delle profonde trasformazioni e delle sfide emerse in questo arco di tempo». Le chiese del Nordest, infatti, si sentono trasformate nel loro rapporto con la storia e il territorio, a seguito di alcuni eventi significativi, che hanno originato nuovi fenomeni e dinamiche socio-culturali.
Il primo convegno si era svolto subito dopo la caduta del muro di Berlino; esso guardava con attesa e fiducia l’apertura ai Paesi dell’Est. Nel 1991, sul piano internazionale, si subirono i contraccolpi della guerra del Golfo; qualche anno dopo infierì il conflitto nei Balcani con risvolti pesanti sull’Europa.
Il terzo millennio si è aperto con grandi attese e con scenari nuovi, in un contesto di globalizzazione e di avanzamento delle cosiddette nuove tecnologie, che hanno cambiato non solo il sistema di comunicare e le dinamiche relazionali, ma anche l’uomo stesso.
In Italia e, in modo particolare, nel Nordest si è fatto sempre più rilevante il fenomeno dell’immigrazione, non semplice da gestire. Le comunità cristiane hanno dimostrato una particolare sensibilità verso questo fenomeno, non senza fatiche e resistenze. Ora sono chiamate a intravedere il nuovo che ne deriva in termini di risorse socio-culturali e di ricchezza umana. Accanto a tale fenomeno si è presentata la cosiddetta questione delle «nuove generazioni», che sollecita le comunità cristiane a impostare in maniera nuova il rapporto con i giovani.
L’attuale crisi economico-finanziaria, che ha investito il «mondo globale», ha portato e comporta pesanti conseguenze sul piano sociale e culturale, oltre che economico.
In questa situazione il cammino della Chiesa si è fatto sempre più complesso, ma si è aperto anche a prospettive di rinnovamento e di riforma, grazie anche all’incisiva testimonianza e azione profetica di papa Giovanni Paolo II. La celebrazione del grande giubileo del 2000 ha rappresentato un tempo di grazia per le chiese locali nel loro vincolo con la chiesa di Roma. E oggi è particolarmente significativa l’azione di papa Benedetto XVI, che stimola la nostra società secolarizzata a ritrovare il «senso di Dio».
In tale contesto socio-culturale, stimolati da queste esperienze ecclesiali, i vescovi del Triveneto hanno indetto il Secondo Convegno delle Chiese del Nordest. Aquileia 2 con una motivazione teologico-pastorale analoga a quella che aveva indotto i vescovi a indire il «Aquileia 1»:

Nei tornanti della storia, quando emergono situazioni complesse e nuove sfide, è opportuno, se non necessario, il convenire sinodale. È questo il luogo dove lo Spirito parla alle chiese per il discernimento e le scelte programmatiche da compiere[11].

I vescovi delle chiese del Nordest hanno scelto di celebrare il convegno «Aquileia 2» facendo riferimento al libro dell’Apocalisse ai cc. 2-3, dove si narra la visione, in cui Giovanni è invitato a mettere per iscritto «ciò che lo Spirito dice alle chiese»[12].
A ciascuna delle sette Chiese è detto: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese» (Ap 2,7a.11a.17a.29; 3,6.13.22). Questo invito anima anche la preparazione di «Aquileia 2»: «In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle chiese». Lasciandosi condurre dallo Spirito, le chiese del Nordest intendono chiedersi come sia possibile annunciare ancora Gesù Cristo oggi, in questo contesto, con i cambiamenti sopravvenuti.
I vescovi hanno convocato il secondo convegno ecclesiale di Aquileia con queste motivazioni:

a) Il convegno delle diocesi del Nordest è un «convenire sinodale», attraverso il quale lo Spirito parla alle chiese e le aiuta a crescere nella comunione e nella reciproca collaborazione.
b) Il convegno ecclesiale «Aquileia 2» permette alle chiese del Nordest di condividere le esperienze ecclesiali e pastorali in atto in ciascuna di esse, in modo che la condivisione delle diverse esperienze diventi una ricchezza per tutte.
c) Questo «convenire sinodale» aiuta le chiese del Nordest a discernere con gli occhi della fede le profonde trasformazioni in atto e le nuove sfide emerse nel territorio in questi ultimi vent’anni e a individuare alcune prospettive di fondo per un rinnovato impegno missionario.
d) Il convegno «Aquileia 2» vuole aiutare le chiese del Nordest ad affrontare insieme soprattutto alcune sfide che travalicano i confini delle singole diocesi e che possono essere affrontate attivando uno stile ecclesiale e un metodo «sinodale» con collaborazioni pastorali.

Con il convegno «Aquileia 2» le chiese del Nordest puntano a raggiungere questi obiettivi:

a) testimoniare attraverso la narrazione il loro vissuto nel ventennio trascorso, riconoscendovi la presenza e l’azione dello Spirito (memoria);
b) discernere ciò che lo Spirito dice alle chiese attraverso le sfide, le difficoltà, le domande, i cambiamenti socio-culturali, i nuovi atteggiamenti religiosi e le espressioni di appartenenza ecclesiale delle nostre diocesi oggi (discernimento);
c) progettare modalità e iniziative pastorali da attivare e collaborazioni da stabilire tra le nostre chiese del Nordest, per annunciare Gesù Cristo, per comunicare il vangelo e per educare la fede (profezia = annuncio).

Per raggiungere questi obiettivi i vescovi del Nordest hanno previsto due anni di preparazione: da ottobre 2010 ad aprile 2012. Il convegno ecclesiale triveneto si terrà ad Aquileia dopo la Pasqua del 2012, precisamente dal 13 al 15 aprile.

4. Il primo anno di preparazione di «Aquileia 2» (2010-2011)

Nel primo anno di preparazione le chiese sono state invitate a incontrarsi con la ricchezza del loro vissuto, con le fatiche che le caratterizzano, con le gioie avute dalla missione, con le difficoltà che attraversano, con le sfide raccolte, con le domande che le inquietano, con le attese con cui guardano al futuro. Ma sono state invitate a farlo con lo stile della prima chiesa, di cui ci parla l’evangelista Luca nel libro degli Atti degli apostoli. Gli Atti descrivono il convenire della chiesa delle origini. È un riferimento necessario in quanto indica uno stile di vita ecclesiale e anche un metodo pastorale a cui ispirarsi.
Quando Paolo e Barnaba ritornano ad Antiochia, «là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto» (At 14,26), si dice che «riunirono la chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede» (At 14,27). Subito dopo nel loro viaggio verso Gerusalemme «attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli» (At 15,3). Si narra, poi, in questo modo il loro arrivo a Gerusalemme: «Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro» (At 15,4).
Il momento della narrazione di quanto è avvenuto nella vita della chiesa è fondamentale per realizzare quella comunione che sfocia in una rinnovata missione.
Per questo i vescovi del Nordest hanno invitato le loro chiese, in questo primo anno di preparazione di «Aquileia 2», a riconoscere ciò che il Signore ha realizzato nella vicenda di ciascuna chiesa e a farne dono vicendevole, valorizzando il metodo narrativo: un modo tipicamente ecclesiale per incontrarsi e condividere l’esperienza di fede.
La testimonianza di fede non è semplicemente un dare informazioni, ma è narrare ciò che il Signore ha fatto e sta facendo nella nostra vita e nella vita delle nostre comunità. È quello che si è chiesto alle chiese del Nordest in questo primo anno di preparazione: narrare quello che lo Spirito ha suscitato in loro in questi ultimi vent’anni e discernere i problemi, le sfide, le attese, le esigenze emergenti, a cui sono chiamate a rispondere.
A questo scopo i vescovi hanno proposto alle diocesi una prima Traccia di lavoro, con le seguenti domande:

1. Lungo il cammino di questi anni, nella nostra chiesa locale, che cosa è maturato? Dove riconoscere l’azione dello Spirito?
2. Quali aspetti positivi, quali risorse e quali fatiche, sfide, esigenze pastorali caratterizzano oggi la nostra diocesi?
3. In che rapporto si pone [la nostra diocesi] con il territorio e con le sue dinamiche socio-culturali? In che modo lo Spirito parla alla chiesa in questo contesto?
[13].

Nel primo anno di preparazione di «Aquileia 2» le diocesi del Nordest hanno risposto a queste domande, raccontando con il metodo narrativo i frutti dello Spirito che sono maturati in mezzo a loro. Hanno narrato le loro fatiche, problemi e difficoltà, hanno presentato le esigenze pastorali emergenti e hanno descritto il rapporto nuovo da stabilire con il territorio e con il vissuto della gente.

5. Il secondo anno di preparazione di «Aquileia 2» (2011-2012)

Nel secondo anno di preparazione le chiese del Nordest sono invitate a continuare il discernimento comunitario della situazione socio-culturale e pastorale del Triveneto e a cercare insieme alcune scelte pastorali comuni, che poi attueranno insieme. Con l’aiuto di una seconda traccia di lavoro in questo secondo anno le diocesi stanno riflettendo:

a) sulle esigenze pastorali a cui esse sono chiamate a rispondere oggi;
b) sugli ambiti pastorali in cui esse sono chiamate a collaborare insieme.

Alla luce degli interventi fatti da papa Benedetto XVI all’assemblea di Aquileia e al Parco San Giuliano di Mestre durante la sua recente visita ad Aquileia e Venezia (7-8 maggio 2011), e alla luce delle testimonianze delle diocesi raccolte nel primo anno di preparazione ad «Aquileia 2», le chiese del Nordest in questo secondo anno di preparazione stanno concentrando la loro riflessione attorno a quattro ambiti pastorali:

a) la collaborazione tra le chiese del Nordest;
b) una «nuova evangelizzazione», promossa insieme;
c) il dialogo con la cultura del nostro tempo;
d) la promozione del «bene comune».

Questa riflessione si svolge sempre secondo il metodo narrativo: gli organismi pastorali e i gruppi ecclesiali sono invitati a discernere insieme «ciò che lo Spirito dice alle chiese», attraverso le sfide, le difficoltà, le domande, le esigenze emergenti, e a progettare le iniziative pastorali per annunciare Gesù Cristo, per comunicare il vangelo e per educare la fede. Lo fanno mettendosi in ascolto di «ciò che lo Spirito dice alle chiese».È l’atteggiamento fondamentale delle chiese e dei cristiani: l’attenzione alla presenza e all’azione dello Spirito e la totale docilità alle sue chiamate. Un atteggiamento che deve caratterizzare la vita delle comunità cristiane, come ha segnato la vita di Maria, Madre di Gesù: «Maria conservava nel suo cuore tutte le cose che accadevano e le meditava» (Lc 2,19.51).
La motivazione fondamentale per cui i vescovi del Triveneto hanno scelto di celebrare questo secondo convegno ecclesiale, quindi, è quella di rendere i cristiani attenti e docili a «ciò che lo Spirito dice alle chiese». Come a ciascuna delle sette chiese dell’Apocalisse Giovanni ha scritto: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese» (Ap 2,7a.11a.17a.29; 3,6.13.22), così è l’invito che anima anche la preparazione del prossimo convegno: «In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle chiese». Un invito che vuole tenere vivo lo stile ecclesiale della sinodalità e il metodo pastorale del discernimento comunitario, per rinnovare l’annuncio di Cristo agli uomini del nostro tempo.



[1] Gli atti di questi seminari sono consultabili nei due volumi: Conferenza episcopale triveneta (= CET), Le regioni del Nord-Est. Società, economia e ambiente. Atti dei seminari in preparazione al I convegno ecclesiale triveneto, Aquileia-Grado 1990, a cura di G. Dal Ferro - S. Fontana - M.V. Nodari, EMP, Padova 1991; CET, Le Chiese del Nord-Est. Religiosità e cultura. Atti dei seminari in preparazione al I convegno ecclesiale triveneto, Aquileia-Grado 1990, a cura di G. Dal Ferro - S. Fontana - M.V. Nodari, EMP, Padova 1991.

[2] Cf. CET, Nuova evangelizzazione delle Venezie. Secondo sussidio per la preparazione a «Comunità cristiane e futuro delle Venezie - 1° Convegno ecclesiale triveneto 1990», EMP, Padova 1989.

[3] [I Vescovi del Triveneto], La croce di Aquileia. Lettera pastorale dei vescovi alle comunità cristiane del Nord-Est (30 gennaio 1991) (= La croce di Aquileia), in CET, Comunità cristiane e futuro delle Venezie. Atti del 1o Convegno ecclesiale. Aquileia-Grado 28 aprile - 1 maggio 1990, a cura di G. Dal Ferro - P. Doni, EMP, Padova 1991, pp. 21-33.

[4] Cf. Dopo il convegno di Aquileia-Grado. Una sintesi operativa, in CET, Comunità cristiane e futuro delle Venezie, cit., n. 6, p. 41.

[5] Ivi.

[6] Nel testo originale si trova il termine «punte», ma è da ritenersi un refuso per «ponte», come abbiamo corretto conferme alla mens del documento citato e alla letteratura corrente (n.d.r.).

[7] Ibid., n. 8, p. 43.
[8] Ibid., n. 4, p. 39.

[9] CET, Comunità cristiane e futuro delle Venezie, cit., p. 59.

[10] Ibid., p. 55.

[11] Questa motivazione è riportata in una nota della CET su «Aquileia 2», datata 8 gennaio 2010. In questo foglio di lavoro si fa riferimento ad altre due «note» precedenti, datate 12 maggio 2009 e 29 settembre 2009.

[12] Cf. Ap 1,11; 2,7.11.17.29; 3,6.13.22: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese».

[13] CET, Aquileia 2. Traccia di lavoro per le diocesi, EMP, Padova 2010, pp. 18. 24.


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