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Il nuovo ateismo: sfida o kairós per i cristiani?
Editoriale

L’ateismo è il sale che impedisce
alla fede in Dio di corrompersi
(Jules Lagneau)

Questo numero, che inaugura il XXXII anno della nostra rivista, è dedicato al tema dal quale dipende il senso stesso dell’esistenza di un periodico intitolato «CredereOggi». «An Deus sit»: questa è veramente la madre di tutte le questioni. A tale proposito va ricordata una frase attribuita a Jules Lagneau (1851-1894), un filosofo francese maestro di Alain e amico di Maurice Blondel. Egli affermava che non esistono veri atei, ma solo persone che non sanno riconoscere nel volto sfigurato, che le religioni presentano loro, quel Dio di cui portano nel cuore un’immagine meravigliosa. Forse è una interpretazione troppo benevola del fenomeno dell’ateismo, specialmente nelle sue derivazioni attuali. Pensiamo che qualcuno degli esponenti delle varie correnti ateistiche attuali rifiuterebbe sdegnosamente questo modo di vedere, considerandolo un ennesimo tentativo da parte dei credenti di includere nel proprio campo i loro avversari.
Gli atei di oggi sostengono che non c’è assolutamente nessun Dio e che ogni sua immagine è solo frutto di fantasie puerili da superare e abbandonare. In effetti, immaginare Dio a somiglianza dell’uomo è il rischio perenne dell’antropomorfismo in quanto tentazione ricorrente nella storia dell’umanità. Ma è proprio la Bibbia che ci comanda di «non farci alcuna immagine» di Dio. In questo senso allora il nuovo ateismo è una sfida, ma nello stesso tempo un’occasione propizia per purificare le immagini correnti di Dio, mettendole a confronto con l’unico e definitivo modello che ci viene dato dalla rivelazione: Gesù Cristo. In lui si rivela un Dio esattamente al contrario rispetto alle attese umane. Al posto di un Dio onnipotente, nell’aldilà, gli uomini trovano un Dio povero, sofferente, che condivide la tribolazione umana. Sembra che i pensatori atei dei nostri giorni abbiano dimenticato le critiche che Dietrich Bonhoeffer muoveva al Dio tappabuchi che colma i deficit della nostra ignoranza o al Dio scappatoia, in cui rifugiarsi nei momenti critici della vita.
La situazione attuale della fede cristiana ci obbliga a discutere e a prendere le distanze da tutte le forme non autentiche della conoscenza di Dio e, nel fare questo, il dialogo con chi non crede diventa provvidenziale, appunto un kairós.
Il primo contributo di Andrea Toniolo mette in rilievo come la ricerca di Dio e il dubbio, perfino la negazione della sua esistenza facciano parte integrante e inevitabile dell’avventura della fede. Anche i mistici, che consideriamo i più esperti su Dio, confessano che bisogna attraversare la «notte oscura» per giungere alla luce. Giandomenico Mucci nel suo preciso intervento compie una disamina del nuovo ateismo in Italia, un fenomeno che in parte sembra importato dal mondo anglosassone, ma che ha molti divulgatori anche nel nostro paese. Approfondendo più da vicino le tematiche più importanti, o le motivazioni addotte dai più significativi autori della corrente ateistica, Simone Morandini affronta gli argomenti contro l’esistenza di Dio connessi alla visione scientifica del mondo, in particolare quelli derivanti dall’evoluzionismo di Charles Darwin e dalle scienze della natura in generale. Egualmente Aldo Natale Terrin analizza il pensiero di Richard Dawkins e Daniel Dennet, criticando acutamente le loro argomentazioni sul terreno stesso della teoria cognitiva, di cui si dicono assertori in modo riduttivo e contraddittorio.
Dal punto di vista psicologico, Antonio Bertazzo mette quindi in luce la carente concezione della persona umana che dipende dal presupposto naturalistico con cui nella visione atea si vorrebbe spiegare tutto quanto esiste nel mondo e nella persona umana. Le riflessioni sagge e pacate di Francesco Ghedini guidano il credente a discernere nella vita quotidiana le sfide vere da quelle fittizie, in modo da testimoniare a chi non crede la solidità della propria fede senza alcuna rigidità e presunzione. Anche Massimo Epis si sofferma a lungo sulla questione antropologica, memore dell’antico adagio: «Mostrami il tuo uomo e io ti mostrerò il mio Dio». Infatti soggiacente e strettamente connessa alla questione su Dio è la domanda sull’uomo, sulla sua natura, sulla distinzione tra genere umano e gli altri esseri del mondo. Infine Bruno Secondin prende atto della «fame» di spiritualità che è presente in molte persone e che controbilancia in modo forse troppo silenzioso, ma reale, il clamore ateistico. Questa fame di spiritualità va nutrita con cibo autentico e con paziente sollecitudine, perché altrimenti potrebbe condurre all’inedia o alla fuga nell’irreale.
Come al solito l’Invito alla Lettura, curato da Roberto Battocchio e Luigi Dal Lago, nonché la consueta rubrica In libreria chiudono il fascicolo.
A conclusione vogliamo meditare ancora una volta le parole di quel grande «cercatore di Dio», che è stato Dietrich Bonhoeffer: è una delle famose poesie poste nell’appendice di Resistenza e Resa.

Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,
piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,
salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte.
Così fanno tutti, tutti, cristiani e pagani.

Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,
lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane,
lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte:
I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.

Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,
sazia il corpo e l’anima del suo pane,
muore in croce per i cristiani e pagani
e a questi e a quelli perdona.

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