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Amarsi da Dio di Oliviero Svanera
Ero straniero di Anselm Grün
Politica di Lorenzo Biagi


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Per una nuova generazione di cristiani che si impegnano nella politica
Editoriale

La luce della fede si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace.
(Francesco, Lumen vitae, n. 51).

Ricorre quest’anno il settantesimo anniversario del Codice di Camaldoli. Un evento che impegnò un gruppo di laureati e intellettuali cattolici dal 19 al 24 luglio 1943, nel ritiro di quel monastero del Casentino, per discutere di problemi sociali, di economia, di finanza secondo gli insegnamenti della dottrina sociale della chiesa. Era il momento in cui si sentiva fortemente il bisogno di una profonda rielaborazione dell’intero ordinamento sociale e giuridico della nazione.
Altri eminenti studiosi, i cosiddetti «professorini» Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, in quegli stessi anni riflettevano sul futuro assetto istituzionale e politico da dare al Paese, dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra. Le loro considerazioni ruotavano attorno a una semplice domanda: qual è il ruolo dei cattolici, vista la crisi sociale in atto? Le idee scaturite da Camaldoli e quelle elaborate dal gruppo dei professorini furono fondamentali per la costruzione della democrazia nella libertà e non a caso permisero all’Italia di ripartire dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.
È giusto ricordare queste date e questi uomini, poiché il tema di questo fascicolo non è per nulla nuovo, anzi ha dietro di sé una mole imponente di studi, di riflessioni e di solenni ammonimenti. Non possiamo dimenticare, ad esempio, il discorso di Benedetto XVI, in cui esortava i laici cristiani a impegnarsi più apertamente nella politica:

La chiesa non è e non intende essere un agente politico [...]. Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è della chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della chiesa e animati dalla carità di Cristo (Discorso ai partecipanti al IV Convegno nazionale della chiesa italiana, Verona, 19 ottobre 2006).

Egualmente vanno richiamate altre famose parole del papa emerito:

Il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, [...] necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile (Omelia nella celebrazione eucaristica al santuario di Nostra Signora di Bonaria, Cagliari, 7 settembre 2008).

Ma è chiaro che ci si impegna nell’ambito politico in quanto prima di tutto si è cittadini, cioè impegnati a costruire una società libera, giusta e pacifica, a prescindere dalla propria appartenenza religiosa. Il valore fondamentale della persona umana e dei suoi diritti inalienabili costituisce il fondamento della collaborazione tra persone diverse, che accettano una piattaforma comune e condivisa. Lo si è visto appunto negli anni della Costituente, quando persone di orientamento ideologico differente (liberale, marxista e cattolico) hanno collaborato per scrivere il testo della Costituzione repubblicana del 1948.
Nessuna nostalgia, dunque, di un nuovo partito cattolico, bensì di un rinnovato impegno per riaprire un dibattito interno al mondo cattolico, per tradurre i riferimenti ultimi nelle scelte politiche pratiche e su molte questioni decisive per la convivenza societaria. Su questi temi perdura da tempo, nel mondo cattolico, una pratica del silenzio, per evitare che si producano elementi di divisione e di lacerazione.
D’altra parte, si osserva una forte presenza dei cattolici nel sociale, nelle attività caritative e nel volontariato, impegni questi che vanno certamente mantenuti, ma appare anche indispensabile misurarsi con i problemi strutturali della vita collettiva. L’impegno del cristiano per il bene della «polis» (città, Stato, comunità mondiale) si fonda sulla visione biblica della «pace» che concentra in una parola l’insieme di tutti i beni autenticamente umani. I cattolici in politica, non hanno affatto la preoccupazione di trascrivere la morale confessionale nelle leggi dello Stato, ma, alla pari e con altri cittadini, si impegnano democraticamente per fare leggi che tutelino la persona, la sua dignità e i suoi diritti. Tra questi, il fondamentale diritto alla vita e a una vita dignitosa, non è una questione cattolica, è semplicemente una questione comune (laica), un test che distingue la vera dalla falsa democrazia. E a questo riguardo si deve sottolineare criticamente la mancanza di una forte presa di posizione a favore della giustizia sociale (soprattutto internazionale): la scelta prioritaria per una chiesa dei poveri, dovrebbe spingere i cristiani a una politica che elimini il più possibile il perverso meccanismo per cui i paesi ricchi diventano sempre più ricchi e quelli poveri sempre più poveri.
Il fascicolo si apre, dunque, con un «atto penitenziale», con cui Giuseppe Savagnone invita i cristiani a riconoscere le omissioni del passato recente e a recuperare il proprio ruolo, assumendosi la responsabilità del proprio agire. Il secondo articolo di Markus Krienke apre l’orizzonte della ricerca, esaminando le esperienze di altri paesi europei dove in passato e anche nel presente ci sono partiti che portano il nome di «cristiani».
L’intervento di Calogero Caltagirone rilegge lo sfaldamento della «Democrazia cristiana» e la dispersione del voto dei cattolici nei vari partiti presenti oggi nell’ambito politico italiano. Entrando nel merito dei problemi che oggi si presentano a chi si impegna in politica, Giannino Piana riflette sulla laicità dello Stato, evidenziando la necessità del rispetto reciproco tra visioni ideologiche diverse, per evitare sia il laicismo pregiudiziale, sia il clericalismo subdolo.
Da un punto di vista più generale, Carlo Cardia mostra le radici teoriche del nichilismo contemporaneo, che hanno portato a misconoscere o a rifiutare norme di vita fondate sulla natura umana e non sull’arbitrio individuale. Anche Lorenzo Biagi mette in evidenza la necessità di recuperare il primato del bene comune, come finalità per il cui raggiungimento tutti i cittadini sono chiamati a collaborare, ognuno a seconda delle sue capacità. Nereo Tiso, proseguendo in questa linea di riflessione, presenta l’iniziativa delle Scuole di formazione sociale e politica, istituite in molte parti d’Italia allo scopo di preparare persone capaci di agire in modo competente e onesto nel difficile mondo della politica. Infine Manlio Sodi illustra il nesso esistente tra la celebrazione liturgica e l’impegno di testimonianza e di azione per costruire un mondo più giusto e fraterno, prefigurato appunto nell’incontro eucaristico.
Nella Documentazione si riportano alcuni passi del Compendio della dottrina sociale della chiesa sul «servizio» che il cristiano è chiamato a svolgere nell’ambito politico. Infine l’Invito alla lettura curato da L. Dal Lago, offre una bibliografia ragionata su alcune opere recenti che permettono di approfondire il tema del fascicolo. La consueta rubrica In Libreria chiude il fascicolo con la recensione di alcuni volumi inviati alla nostra redazione.


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