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Il passo avanti nell'amore
Editoriale

 Il discernimento appartiene al dinamismo dell’esperienza umana e cristiana. Tra le ambiguità e le tensioni della vita, i credenti sono chiamati a dare testimonianza della fede, ma non è sempre immediato cogliere la volontà di Dio, «ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). Osserva papa Francesco: «Ad ogni incrocio di strade devo discernere un bene concreto, il passo avanti nell’amore che posso fare, e anche il modo in cui il Signore vuole che lo faccia»[1].
Alcuni sostengono che il discernimento non sia necessario, pensando che se c’è la fede esso diviene superfluo: «Si crede e basta». La tradizione spirituale attesta, invece, che il «discernimento è sempre stato ritenuto il dono assolutamente necessario per conoscere la volontà di Dio»[2], una convinzione che unisce l’Oriente (Origene, Antonio, i padri del deserto, Evagrio, Giovanni Climaco) e l’Occidente (Cassiano, Ignazio di Loyola, Karl Rahner).
Il discernimento è una realtà complessa: da intendere e invocare come dono dello Spirito, esso richiede il pieno coinvolgimento dell’uomo e delle sue facoltà. Detto altrimenti, il discernimento è un processo dinamico nel quale si realizza la sinergia tra l’opera del protagonista divino, lo Spirito Santo, e il soggetto destinatario di questo dono da accogliere e sviluppare. Esso, infatti, è anche un’“arte” che si può apprendere e coltivare mediante l’ascolto della parola di Dio, l’attenzione alla vita interiore (affetti, mozioni, sentimenti) e alla realtà che ci raggiunge tramite gli eventi e le persone.
Il discernimento non riguarda solo circostanze determinate, come i passaggi importanti della vita o le scelte di particolare rilievo, ma è anzitutto uno stile, un habitus, che deve sempre accompagnare l’esperienza dei credenti in tutti gli ambiti dell’esistenza. Esso consente di conoscere ciò che viene da Dio (1Cor 2,9-10.12) e dona “corporeità” alla fede, rendendola attiva e «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6).
Spesso inteso come pratica personale, il discernimento esprime e attua anche la ricerca “comunitaria” della volontà di Dio. È forse questa la sfida più difficile per la chiesa dei nostri giorni, sollecitata dall’urgenza di ascoltare ciò che «lo Spirito dice» (Ap 2,7) e bisognosa di verificare la qualità evangelica della propria presenza nel mondo.
In una conversazione con i Superiori generali di Ordini e Congregazioni religiose, papa Francesco ha affermato: «Personalmente ho molto a cuore il tema del discernimento»[3]. La medesima preoccupazione spiega la presente monografia, la seconda di un percorso di riflessione che la nostra rivista ha avviato con un primo fascicolo sullo stesso tema (Il discernimento spirituale [1/2002] n. 127). È il segno dell’attenzione di «CredereOggi» per una realtà non ancora adeguatamente conosciuta e apprezzata, ma da cui può dipendere la riforma della vita di fede dei singoli credenti e della stessa chiesa, auspicata da papa Francesco.
Il primo articolo, a cura di Gaetano Piccolo, Chi è l’uomo che discerne?, delinea la visione antropologica presupposta dal soggetto protagonista del discernimento. L’autore coglie i passaggi fondamentali della dinamica del discernimento: desiderio, affettività, preghiera, libertà e decisione.
Il discernimento non riguarda solo l’uomo contemporaneo, ma è una realtà già presente nella tradizione biblica. La prospettiva veterostamentaria è illustrata da Sebastiano Pinto, Il discernimento nell’Antico Testamento. La fatica e la gioia di una relazione. Per il Nuovo Testamento, invece, la riflessione si concentra su un importante testo dell’apostolo Paolo: Andrea Albertin, Il discernimento secondo Rm 12,1-2.
Il senso della fede (sensus fidei) non solo è uno dei presupposti fondamentali del discernimento, ma anche uno dei “luoghi” privilegiati in cui si alimenta il desiderio di vivere secondo i «sentimenti» che furono di Cristo Gesù (Fil 2,5), ragione ultima del discernimento. Su questo aspetto riflette Gianluigi Pasquale, Sensus fidei, luogo privilegiato del discernimento.
Anche le scienze psicologiche possono offrire un prezioso contributo nella comprensione delle dinamiche del discernimento. Lo studio è a cura di Andrea Arvalli, Discernimento e sistema motivazionale. Il contributo della psicologia al discernimento spirituale cristiano.
Il discernimento è ritenuto una pratica individuale: in realtà, ad esso è chiamata tutta la chiesa. Sulle dinamiche proprie del discernimento “comunitario” offre il proprio contributo Francesco Iannone, Per una rinnovata lettura ecclesiale dei segni dei tempi. «Tempus enim signum et vox est, pro Ecclesia et pro hominibus».
Con le sue tappe e le sue crisi, il corso della vita non è solo la cornice all’interno della quale si attua il discernimento, ma anche un potente fattore di stimolo nello sviluppo delle capacità di valutazione e giudizio, su cui si fonda il processo del discernimento. È quanto sostiene Anna Bissi, Discernimento e corso della vita.
Il discernimento appartiene alla prassi ordinaria della chiesa, anche in campo giuridico. Nell’articolo Il discernimento nel Codice di diritto canonico, Massimo Sebastiani illustra come l’applicazione delle disposizioni del Codice chiami in causa il discernimento, soprattutto nel passaggio dal carattere astratto e generale della norma alla sua applicazione a situazioni concrete.
Infine, Aristide Fumagalli riflette su un tema dibattuto: Il discernimento in Amoris laetitia. Applicato alle situazioni matrimoniali fragili, il discernimento integra la norma generale, tenendo in considerazione le situazioni particolari e le responsabilità personali dei coniugi.
Negli ultimi anni la bibliografia sul discernimento si è notevolmente accresciuta. Nell’Invito alla lettura, Andrea Arvalli seleziona le opere più significative, offrendo al lettore uno strumento prezioso per orientarsi in un tema complesso, ma rilevante per la vita della chiesa e dei singoli credenti.
Buona lettura.

[1] Francesco, Discorso ai parroci della diocesi di Roma (2 marzo 2017).

[2] E. Bianchi, L’arte del discernimento spirituale, in «Donne Chiesa Mondo» 60 (2017) 17.

[3] Francesco, «Il vangelo va preso senza calmanti». Conversazioni con i Superiori generali, in «La Civiltà Cattolica» (2017/I) 324-334: 325.


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