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Notte e aurora
Editoriale

Una sentinella che veglia durante la notte e sa quando arriva l’aurora. L’immagine, proposta da Isaia nel suo Oracolo sull’Idumea (Is 21,11-12), consente di cogliere alcuni tratti essenziali della figura e del ruolo del profeta, ieri come oggi: capacità di scrutare i tempi e i momenti secondo il dono ricevuto da Dio e sintonia con l’agire divino nella storia, di cui coglie i segni anche nella «notte», mentre tutti dormono o non riescono a vedere nulla, se non le tenebre più fitte.
Il profeta biblico conosce Dio e gli uomini, perché sempre proteso in ascolto della Parola eterna e del grido dei suoi fratelli e delle sue sorelle, schiacciati sotto il peso dell’ingiustizia e del peccato. Non di rado, il suo compito è di parlare «al cuore di Gerusalemme» (Is 40,2), vale a dire al popolo dei credenti, chiamati da Dio a una relazione sponsale, ma sempre esposti alla tentazione di cercare altrove le fonti cui abbeverarsi e trovare ristoro. Ciò che lo contraddistingue è la libertà da tutto e da tutti: i suoi interessi sono quelli di Dio e di nessun altro, poiché non conosce altri padroni se non Dio, cui appartiene totalmente e al quale solo deve rispondere.
Per quanto affascinante, però, per alcuni la figura del profeta rischia di rimanere confinata nel passato, oggetto d’interesse più dell’archeologia biblica che dell’uomo contemporaneo. Non così la tradizione ecclesiale, che guarda all’esperienza profetica come fonte d’ispirazione e modello con cui confrontarsi per “misurare” l’autenticità e la coerenza della fede. Lo ha ricordato in più occasioni anche papa Francesco, sottolineando che la dimensione profetica appartiene al credente in forza del battesimo, e come essa sia necessaria alla chiesa, perché «quando nel popolo di Dio manca la profezia manca qualcosa: manca la vita del Signore e così prevalgono “legalità” e clericalismo»[1].
Sullo sfondo di queste suggestioni, «CredereOggi» dedica la presente monografia ai profeti biblici, pensando soprattutto a coloro che avvertono l’urgenza di un recupero della dimensione profetica nella vita personale ed ecclesiale. Nell’ideazione del fascicolo si è posta un’attenzione particolare anche agli ambienti della formazione teologica accademica, ma non solo: la pluralità dei contributi, la diversità delle prospettive e lo studio critico delle questioni sul profetismo biblico trovano il loro tratto comune nel riferimento alle esigenze di studenti e docenti delle discipline bibliche e teologiche.
Il primo articolo è di Alberto Mello, Ascolto e visione: due tipi di profezia. L’autore individua due filoni principali nel profetismo biblico: il primo, tipico delle regioni settentrionali, è fondato sull’ascolto di una parola; il secondo, giudaico e meridionale, piuttosto sulla visione. Le due tradizioni profetiche si distinguono anche per le diverse accentuazioni teologiche.
Un fenomeno accompagnò spesso l’esperienza profetica: l’inviato di Dio non venne sempre compreso, la sua persona e/o il suo messaggio furono osteggiati e respinti, anche in modo violento. Su questo aspetto offre il suo contributo Martino Signoretto, Il profeta nel mondo biblico: l’incompreso.
Il profetismo in Israele non fu appannaggio esclusivo degli uomini: la Bibbia ricorda anche alcune donne che esercitarono questo ministero. Di queste figure femminili si occupa lo studio di Annalisa Guida, Profetesse in Israele.
Oltre ai profeti cosiddetti «maggiori», il corpus profetico dell’Antico Testamento include una serie di dodici scritti profetici che la tradizione latina ha qualificato come «profeti minori». L’aggettivazione è ambigua e può trarre in inganno. In realtà, essi offrono una riflessione di straordinaria ricchezza, come sostiene Massimiliano Scandroglio, I profeti minori, ottimo esempio di teologica biblica.
Lo studio di Roberto Vignolo, Isaia 7,14. Una lettura ermeneutica della profezia dell’Emmanuele si sofferma su un testo che da sempre ha attirato l’attenzione degli interpreti: l’oracolo dell’Emmanuele. Le parole profetiche di Is 7,14 rivelano il loro ricco significato nel quadro di una lettura contestualizzata (Is 6-8) e sullo sfondo della promessa davidica (2Sam 7), indicando nuove prospettive per la comprensione della nascita verginale di Gesù (Mt 1).
La vicenda personale dei profeti si intreccia con la storia del popolo. È soprattutto il caso di Geremia, inviato ad annunciare la parola di Dio in un momento travagliato: l’approssimarsi degli eventi che avrebbero condotto alla distruzione di Gerusalemme. Uno studio sul ministero profetico in questa situazione è proposto da Salvatore Maurizio Sessa, Accompagnare il destino di un popolo: il profeta Geremia.
Ezechiele è una delle figure più singolari del mondo profetico. La sua persona, la sua predicazione, le immagini e le visioni che accompagnano il suo ministero si imprimono nella memoria del lettore, suscitando non solo meraviglia, ma anche sconcerto. Ciò vale anche per un tratto particolare, spesso richiamato dagli studiosi: la sua apparente follia. Su questo aspetto offre il proprio contributo Ombretta Pettigiani, Ezechiele, il sacerdote folle.
La riflessione di Antonio Favale, Osea: matrimonio tra cielo e terra si concentra sul profeta la cui vita divenne “parola” per i suoi contemporanei (e non solo), con il compito di risvegliare nel popolo il suo «amore di un tempo» per il Signore. Attraverso la metafora sponsale, da lui stesso incarnata nella sua vicenda personale, Osea rivela la natura del legame che unisce Dio al suo popolo.
Lo studio di Paolo Merlo, Il libro di Daniele e il Figlio dell’uomo si sofferma su Daniele 7,13, il celebre passo sul «Figlio dell’uomo», cercando di chiarire le diverse questioni su cui gli interpreti hanno discusso a lungo, senza giungere a conclusioni unanimi.
La figura del profeta svolse un ruolo importante anche nel Nuovo Testamento. L’appellativo profetico fu attribuito allo stesso Gesù, come categoria interpretativa del mistero della sua persona e della sua opera. Su questo riflette Germano Scaglioni, Gesù «profeta».
L’Invito alla lettura, curato da Mario Cucca e Germano Scaglioni, offre una rassegna bibliografica sul profetismo. Lo scopo è duplice: segnalare le opere che hanno segnato tappe importanti nella storia della riflessione sui profeti e aiutare il lettore a trarre profitto dalla ricerca più autorevole, senza disperdersi nel mare magnum della vasta produzione sulla letteratura profetica biblica.
* * * 
Al termine di questa 37a annata per la nostra rivista, volgiamo lo sguardo al cammino compiuto, richiamando i diversi temi sui quali «CredereOggi» ha offerto il proprio contributo di riflessione nell’anno 2017: Città e periferie (217), Vulnerabilità (218), San Francesco oggi (219), Spirito Santo (220), Discernimento e vita cristiana (221), Profeti nella Bibbia (222). Altrettanto rapidamente segnaliamo i fascicoli in programma per il nuovo anno: Preghiera (223), Parroci e incombenze amministrative (224), 50 anni dopo Humanae vitae (225), Eresia / Eresie (226), Sostenibilità della chiesa (227), Scuole teologiche (228).
È un programma vario e articolato che consegniamo ai lettori, cui va tutta la nostra gratitudine per la fedeltà nei confronti della rivista, un sostegno che non è venuto a mancare neppure in tempi come questi, tutt’altro che facili per l’editoria in generale e per quella religiosa in particolare. Ai lettori chiediamo di confermare nuovamente la loro fiducia e il loro apprezzamento, sottoscrivendo l’abbonamento per l’anno 2018. È un aiuto concreto e prezioso che consentirà a «CredereOggi» di continuare a offrire il proprio servizio di «divulgazione teologica» a coloro che desiderano vivere e pensare da cristiani nella società di oggi.
Buona lettura.


[1] Francesco, Meditazione mattutina nella cappella Domus Sanctae Marthae, 16 dicembre 2013.


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