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Desiderio umano e divino
Editoriale

Signore, insegnaci a pregare
(Lc 11,1)

La secolarizzazione e le ideologie non hanno annullato il bisogno di spiritualità e contatto con Dio. Molti uomini e donne del nostro tempo non trovano più solo nella razionalità, nella scienza o nella tecnologia il senso della vita e dell’agire e si volgono con rinnovato interesse al soprannaturale o alla trascendenza. Anche sulla scena mondiale, si riaffacciano le religioni, con il loro peculiare alfabeto di regole e usanze, sulle quali, forse con troppa fretta, si era invocato il De profundis.
A ben vedere, non potrebbe essere altrimenti, perché il rapporto con il divino accompagna da sempre il percorso dell’umanità nella storia: mutano le forme e lo stile attraverso cui si esprime, ma il desiderio (e il bisogno) dello spirituale permane, anche se non manca mai la voce di chi grida che «gli dèi hanno abbandonato il mondo» (Marcel Gauchet).
Con il presente fascicolo, «CredereOggi» offre il proprio contributo alla riflessione su un aspetto che riguarda l’esperienza umana e spirituale di milioni di persone e unisce come un sottile filo rosso le più diverse espressioni cultuali e religiose: la preghiera, il medium con cui l’uomo e la donna di ogni tempo e luogo tentano di mettersi in rapporto con il mistero da cui si sentono avvolti.
La preghiera è una realtà primordiale e insieme uno dei tratti costitutivi dell’homo religiosus, «un istinto che esiste in fondo a ciascuno di noi. E non è meno inesplicabile degli altri» (George Bernanos). Da un punto di vista antropologico, osserva Aldo N. Terrin, «l’esperienza della preghiera è una realtà naturale, come il respiro; comporta un’immediatezza che non ha bisogno di riflessioni preliminari, in quanto precede ogni pensiero: è un “proto-pensiero”». Se poi ci si pone in una prospettiva teologica, il tema si amplia ulteriormente, facendosi ancor più coinvolgente. In ambito cristiano, ad esempio, l’azione del pregare si arricchisce di nuovi orizzonti di significato e trova la sua origine nell’ascolto di Dio, che precede il nostro sforzo: prima della ricerca umana, infatti, c’è la rivelazione di Dio che ha «alzato il velo» e si è fatto conoscere all’uomo. Non a caso, Yhwh loda il giovane re Salomone che aveva chiesto una cosa sola: il dono di un cuore in ascolto (1Re 3,9). Lo aveva compreso anche Agostino: «Non lo cercheresti se egli non ti avesse cercato per primo».
Non tutto, però, è semplice come sembra. A uno sguardo attento, la preghiera suscita numerosi interrogativi che non possono essere ignorati, soprattutto dai credenti più sensibili e avveduti, anche perché oggi la comprensione del “fenomeno” si colloca all’interno di una religiosità che non si identifica più necessariamente con le proposte offerte dalla tradizione, in primis quella cristiana. Oltre a ciò, la preghiera è anzitutto un’esperienza che “si vive”, ma non può mancare il momento della riflessione. Essa è anche una realtà da conoscere e apprendere («Signore, insegnaci a pregare»: Lc 11,1), nella consapevolezza delle difficoltà e delle obiezioni che possono affiorare dentro e fuori il cuore dell’uomo.
È qui che si innesta l’apporto del fascicolo: senza alcuna pretesa di esaustività (impossibile, considerata l’ampiezza del tema), si affronta l’argomento della preghiera, muovendo da un approccio multidisciplinare, in cui ciascuno degli autori tratta un aspetto particolare, nell’intento di offrire al lettore un quadro essenziale, ma comunque utile per coglierne alcuni degli aspetti e delle dinamiche fondamentali.
Apre la riflessione il contributo di Luigi Berzano, L’incredibile bisogno di pregare. Forme di preghiera nel contesto della quarta secolarizzazione. Sebbene non manchino segnali contrastanti, secondo la sociologia della religione, la preghiera continuerà anche in futuro, proponendosi in nuove forme, perché essa dà un senso alla vita individuale e comunitaria.
La preghiera è un istinto «originario» dell’homo religiosus, un qualcosa di immediato e di esperienziale, attraverso cui si esprime il riconoscimento del mondo come un tutto significativo in rapporto al divino. Su questa prospettiva antropologica, offre il suo contributo Aldo N. Terrin, La preghiera come istinto religioso.
Un diffuso antropologismo rinchiude l’uomo nell’esclusiva ricerca di sé, anche nella preghiera. Si rende, dunque, necessario un cammino di purificazione per fare verità nella relazione tra Dio e l’uomo, superando i possibili ostacoli. È quanto sostiene Sandro Dalle Fratte, La preghiera: l’uomo parla a Dio o Dio si rivolge all’uomo?.
Preghiera e linguaggio è il binomio al centro della riflessione di Loris Della Pietra, I linguaggi della preghiera. Non basta l’intenzione, la preghiera deve essere detta e vissuta perché nel dire avviene il dialogo tra l’orante e il destinatario della preghiera stessa. Secondo l’autore occorre riscoprire la forza e il dinamismo del dire, come «luogo» in cui si manifesta la tensione del soggetto verso il mondo e verso Dio.
Maria Vittoria Cerutti, La crisi della preghiera nell’antichità greco-romana inquadra il tema della preghiera entro le coordinate proprie del mondo greco e di quello romano, sotto il profilo storico-religioso. Ne emerge una riflessione sulla possibilità o impossibilità della preghiera, e sui modelli del divino elaborati nella storia del pensiero religioso greco-romano antico.
William James (1842-1910), psicologo e filosofo americano, è noto per i suoi studi sull’esperienza religiosa, da lui identificata come contatto e relazione con il divino. Nonostante la parzialità dell’approccio, il suo contributo sul tema della preghiera rimane ancora attuale, come dimostra Valerio Bortolin, L’efficacia intrinseca nella preghiera in William James. Valerio Bortolin, docente di Filosofia presso la Facoltà Teologica del Triveneto e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova, è venuto a mancare per un incidente qualche giorno dopo averci consegnato questo suo contributo. Lo ricordiamo con gratitudine come nostro puntuale collaboratore, piacevole conversatore e acuto pensatore.
Non si può parlare della preghiera senza menzionare il Pater noster, «la preghiera di Gesù». Sul ruolo e il significato dell’oratio dominica nella vita e nella comprensione dei primi cristiani riflette Juri Leoni, La preghiera del Signore nei primi tre secoli del cristianesimo.
Tra gli innumerevoli commenti al Padre nostro è da segnalare quello di san Francesco d’Assisi che si distingue per originalità e profondità, come sostiene Leonhard Lehmann, L’orazione di san Francesco sul Padre nostro.
Nella Documentazione, vengono proposti, a cura di Raffaele Di Muro, due brani del noto carmelitano Jesús Castellano Cervera (1941-2006), in cui il compianto teologo spirituale offre una disamina sull’universo dell’orazione in tutte le sue espressioni e modalità in ambito cristiano e non cristiano.
Infine, al lettore desideroso di ulteriori approfondimenti sul tema della preghiera, l’Invito alla lettura offre un ricco repertorio bibliografico di carattere storico-comparato e antropologico, curato da Aldo N. Terrin, con una particolare attenzione alla preghiera cristiana proposta da Raffaele Di Muro.
Buona lettura.


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