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«Un corpo mi hai preparato»
Editoriale

Tutte le culture si sono interessate del corpo, per plasmarlo, abbellirlo, modellarlo, prepararlo per determinati scopi o semplicemente per renderlo più resistente e adatto all’autoconservazione. Il fatto non stupisce: fra i dati essenziali della nostra esistenza c’è che “abbiamo” un corpo, come spesso si dice. In realtà, però, noi non “possediamo” un corpo così come possediamo qualsiasi altro oggetto (dall’auto alla casa in cui abitiamo): noi “siamo” corpo. La relazione con il corpo, dunque, va oltre il rapporto di possesso, è una realtà più articolata e complessa, come dimostra la storia della riflessione sui modi di pensare la dimensione corporea. Allo stesso tempo, il corpo si rivela spazio sociale. Attraverso i simboli e le pratiche, infatti, ogni cultura tenta in qualche modo di normarlo, per renderlo funzionale al potere politico e ai tanti poteri impliciti che operano nella storia. È per questo che sorge in ogni tempo un certo immaginario del corpo.
Le rappresentazioni del corpo sono profondamente mutate negli ultimi decenni: i cambiamenti socio-culturali e psicologici, insieme agli sviluppi tecnologici nell’elaborazione e comunicazione digitale dei messaggi, hanno portato a una presa di coscienza collettiva della corporeità diversa rispetto a un passato neppure troppo lontano. Movimenti sociali e culturali (giovanile, operaio, femminista) hanno “conferito” praticabilità e legittimità a prassi legate al corpo prima negate o addirittura punite. Con il concilio Vaticano II nel mondo ecclesiale si diffondeva una prospettiva più aperta e positiva nei confronti della corporeità e delle sue espressioni, superando una visione spesso ancorata al binomio corpo-spirito, in cui la considerazione del dato spirituale era nettamente prevalente.
Ai nostri giorni la visione cristiana del corpo, fondata sul messaggio evangelico dell’incarnazione, deve confrontarsi con un ambiente culturale segnato da tendenze contrastanti. Da un lato, il corpo è oggetto di venerazione: «Il culto del corpo è l’imperativo quotidiano della nostra epoca» (Klaus Müller). L’ideale fisico si deve raggiungere ad ogni costo per aver successo: il botox, il body-styling e la chirurgia estetica sono pratiche ormai comuni, veri e propri riti che promettono un’eterna giovinezza. Dall’altro, in parallelo allo sviluppo di Internet e delle tecnologie digitali, la dimensione corporea perde di significato e d’importanza. In altri termini, emerge sempre più il desiderio di andare oltre il limite fisico, eliminando le parti deboli e cagionevoli di un corpo ormai “superato” dalle potenzialità virtuali del cyber-mondo. Il corpo è assimilato a materiale grezzo e sottoposto alla costruzione della “macchina corporea” attraverso manipolazioni tecniche: una trascendenza generata artificialmente, in cui il corpo non è sede di un’anima né di intenzioni sociali, bensì una struttura manipolabile. Si parla del corpo come ampliamento organico di un ambiente high-tech, non più oggetto di desiderio, bensì oggetto di costruzione. La tendenza è all’eliminazione più ampia possibile del corporeo, abbandonando gradualmente questa realtà fragile e limitata, da guardare con disprezzo e disgusto (Klaus Müller).
Un altro contributo rilevante nel dibattito odierno intorno al corpo proviene dalle neuroscienze, un sapere che si propone di dare ragione scientifica ai comportamenti umani. Attraverso l’analisi delle strutture neuronali che presiedono a ogni evento fisiologico e psichico, le neuroscienze si interessano di ogni ambito dell’agire e del pensare umano alla ricerca delle logiche e delle dinamiche che sono alla base delle scelte e delle decisioni della persona. Anche se non di rado abbiano travalicato il loro ambito di competenza, per “invadere” ambiti di pertinenza di altri saperi, esse hanno messo in dubbio acquisizioni consolidate, scardinando equilibri e dischiudendo prospettive del tutto impensabili fino a qualche tempo fa. In generale, le neuroscienze riconoscono al corpo un ruolo fondamentale, addirittura totalizzante, anche perché tutto deve essere riconducibile alle sue strutture neuronali, da cui dipende ogni evento fisiologico e psichico. Un’enfasi particolare è attribuita al body-mind, vale a dire lo studio dei meccanismi e delle interazioni tra corpo e cervello. Alla luce di queste pretese, le neuroscienze pongono importanti interrogativi anche alla teologia: esiste ancora la possibilità di un confronto reale tra scienza, ragione e fede se le spiegazioni “ultime” sono da ricercare solo all’interno di un approccio riduzionista che risolve tutto nel gioco delle interrelazioni tra corpo, cervello e mente? Che ne è della coscienza umana e della sua libertà?
Queste e altre suggestioni sono all’origine della decisione di dedicare una monografia alla riflessione sul corpo e la corporeità nel contesto culturale odierno. Nel fascicolo compaiono alcuni contributi presentati in occasione di un corso organizzato dall’Istituto Teologico «S. Antonio Dottore» (Padova, 23-25 giugno 2017), intitolato: Il corpo. Tra neuroscienze e teologia.
Il primo contributo – Aldo N. Terrin, Corpo, mente e teologia – si sofferma sul nuovo modo di articolare il body-mind, vale a dire l’interazione tra corpo e mente, oggetto di ricerca da parte della fenomenologia, delle scienze cognitive e delle neuroscienze. Tutto questo dà voce a una visione teologica e liturgica che permette di recuperare una visione dell’uomo fatto di sensazioni, percezioni, pensieri in un tutto organico.
Negli ultimi decenni le conoscenze e le rappresentazioni sociali sul corpo sono cambiate. Oltre a ciò, il senso della salute, delle età e delle generazioni nel corso della vita hanno acquisito un ruolo fondamentale nella percezione del corpo e dei corpi. Su questi mutamenti, le loro cause e il loro impatto sul vissuto sociale interviene Italo De Sandre, L’esperienza del corpo come problema storico-sociale.
Il corpo gioca un ruolo importante nell’esperienza di fede. La rivelazione biblica offre numerosi esempi di coinvolgimento del corpo, e non potrebbe essere altrimenti, perché attraverso di esso, l’uomo è implicato nelle vicende dell’historia salutis. Gli eventi rivelano il volto di Dio, ma anche l’uomo a se stesso, chiamando in causa la sua corporeità fino a svelarne la vocazione ultima. È questo l’orizzonte all’interno del quale si colloca lo studio di Daniele La Pera, Quando Dio irrompe nella vita dell’uomo: la vocazione del corpo.
Solo i contemporanei di Gesù hanno potuto godere di un incontro corporeo e tangibile con lui. La possibilità di una relazione empatica con Gesù, tuttavia, non è legata soltanto alla contemporaneità con lui: dall’esperienza e dall’insegnamento di Edith Stein, si apprende che il rapporto con Gesù può essere vissuto in modo immediato e diretto, sviluppando un cammino che coinvolge tutta la vita. Su questi aspetti, offre il suo contributo di riflessione Rinaldo Ottone, La relazione empatica con Gesù.
Il corpo è possibilità della libertà, ma anche una minaccia o un suo limite. Muovendo dalla concretezza del corpo, si può comprendere più in profondità il mistero dell’incarnazione e pensare alla salvezza cristiana in modo meno astratto. Sul rapporto tra corpo e libertà riflette Leonardo Paris, La libertà dei corpi.
Il corpo umano non si può considerare come un semplice oggetto fisico, muto e passivo. Il corpo parla, pensa, vuole, desidera e crede, come suggerisce la ricerca più avveduta. Sul contributo delle neuroscienze alla riflessione teologica offre il suo studio Giorgio Bonaccorso, Fede e neuroscienze: il ruolo del corpo.
Lo studio di Maurizio Chiodi, L’etica alla prova del corpo, si concentra sui nodi teorici che emergono dalla tradizione teologica, ma anche nella cultura contemporanea, ponendo una speciale attenzione alle sfide che la teologia morale deve affrontare.
I recenti saperi scientifici offrono un quadro più articolato della realtà del corpo, individuando nuove prospettive. In particolare, è confermato che il corpo è lo spazio effettivo in cui accade la vita: attraverso la mediazione della carne, si sperimenta il mondo e prendono posizione gli affetti, i pensieri, le decisioni e le azioni. Su questi e altri aspetti riflette Lucia Vantini, Corpi che ricordano e desiderano: neuroscienze e teologia.
La Rete fa emergere una nuova realtà: il digital body, ossia il corpo digitale, frutto delle nostre interazioni su Internet. Dopo aver evidenziato le potenzialità e i rischi dell’universo digitale, l’articolo non indulge al pessimismo, ma invita a considerare il digital body come un nuovo locus theologicus et spiritualis tutto da esplorare e da evangelizzare. È quanto sostiene Paolo Floretta, Digital body: tra demenze digitali e nuovi equilibri esistenziali.
Un ulteriore approfondimento è proposto nella Documentazione, a cura di Lucia Vantini, in cui sono riportati alcuni studi sulla corporeità della filosofa Michela Marzano e del teologo Giuseppe Laiti.
L’Invito alla lettura presenta una rassegna bibliografica a quattro mani sul tema della corporeità: la sezione antropologico-fenomenologica è a cura di Aldo N. Terrin, mentre la sezione teologica è proposta da Lucia Vantini.
Buona lettura.

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