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Una chiesa che si lascia rinnovare
Editoriale

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG) è attraversata, come da un filo rosso, dall’idea di una riforma della chiesa che a giudizio di molti costituisce l’autentica cifra dell’attuale pontificato. In un mondo provato da difficoltà economiche, morali e culturali, in cui emergono pulsioni disgregative del tessuto sociale (ed ecclesiale) e che ha smarrito l’ethos collettivo, papa Francesco traccia per la chiesa «un cammino di conversione missionaria e pastorale che non può lasciare le cose come stanno» (EG 25). Mutuando le parole di Paolo VI, Francesco indica la via di un «improrogabile rinnovamento ecclesiale», una vera e propria «riforma», da non intendere, però, in senso riduttivo, come semplice revisione delle strutture esistenti (EG 25).
Immaginando la chiesa che verrà, l’attuale pontefice afferma: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (EG 27). Il processo riguarda l’intera compagine ecclesiale e comporta «l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo», poiché «ogni rinnovamento della chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione» (EG 26; cf. UR 6). Infatti, se deve avere grande rilievo la lettura dei “segni dei tempi”, caratterizzati da sfide inedite, difficili non solo da affrontare, ma persino da comprendere, la radice profonda dell’azione riformatrice, nei contenuti come nel metodo e nello stile, è da ricercare nella coscienza che la chiesa ha di sé e del mistero che le è proprio. Dal confronto tra il volto della chiesa così come si presenta oggi e l’immagine di Sposa «santa e immacolata» (Ef 5,27), riflessa nello sguardo del suo Signore, si trovano gli stimoli per “avviare i processi” necessari per l’attuazione della riforma.
Non sono mancate le reazioni. Il richiamo del papa è sembrato ad alcuni una forzatura, una proposta inopportuna e destabilizzante, da declinare – nel migliore dei casi – come ottimizzazione della capacità operativo-funzionale di alcuni dicasteri o organismi curiali. Altri, invece, hanno salutato con favore la linea di papa Francesco, cogliendone non solo la necessità o l’opportunità, ma anche la totale sintonia con l’identità stessa della chiesa e della sua missione. In quanto sacramento universale di salvezza, la chiesa non può concepirsi come un’entità rigida, sempre uguale a se stessa, avendo come scopo principale quello di autoperpetuarsi in un sistema rigido che sembra metterla al riparo dalle turbolenze, ma che in realtà la imprigiona, isolandola dal mondo e dalla storia, trasformandola in un museo. Contro questa tentazione, con papa Francesco occorre chiedere «al Signore che liberi la chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile» (Christus vivit, 35). La chiesa, infatti, non esiste per sé, ma per annunciare il vangelo “a ogni creatura”, testimoniando nelle parole e nelle opere l’amore misericordioso di Dio per l’umanità, che geme e soffre a causa del peccato e della fragilità della condizione umana, ma che in Gesù Cristo è chiamata alla vita nuova nello Spirito Santo. La chiesa è pienamente se stessa e “ringiovanisce” «quando riceve la forza sempre nuova della parola di Dio, dell’eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno» (Christus vivit, 35).
Una visuale di ampio respiro, quindi, in cui alla tendenza tutta umana di ripiegarsi su di sé, si contrappone l’immagine di una chiesa «estroversa», che «si sporca le mani», un vero e proprio «ospedale da campo», secondo le efficaci metafore impiegate da papa Francesco per descrivere lo stile del rapporto della comunità dei credenti nei confronti delle miserie dell’umanità. La riforma auspicata dal pontefice, però, non è rivolta solo alle attività ad extra, ma riguarda anzitutto i soggetti ecclesiali e le loro relazioni all’interno del popolo santo di Dio. I ministri ordinati svolgono un ruolo fondamentale, ma non devono dimenticare che sono al servizio della chiesa, costituita per lo più da cristiani laici, uomini e donne, chiamati anch’essi a offrire la loro testimonianza come credenti in Cristo e battezzati. Non una chiesa “monolitica”, ma una realtà ricca e variegata, in cui le differenze non sono un ostacolo o un motivo divisione, ma la via per valorizzare i doni di ciascuno, nella crescita e nell’edificazione reciproca.
«CredereOggi» si inserisce nell’attuale dibattito, offrendo il proprio contributo di riflessione, nella prospettiva suggerita da papa Francesco. La questione della chiesa del futuro investe diversi aspetti, dalla riflessione teologica alla dimensione storica e sociologica, alla prassi pastorale. Il compito è, dunque, tutt’altro che semplice, perché molti sono gli interrogativi, le sfide e i fronti aperti. Nessuna pretesa di esaustività, ma solo il desiderio di affrontare alcuni dei nodi culturali ed ecclesiali non ancora pienamente risolti, lasciando aperta la discussione e proponendo abbozzi, come ulteriore invito all’approfondimento.
Il primo contributo, a cura di Augusto Barbi, Figure di chiesa nel Nuovo Testamento, si propone di ritagliare alcune “figure” di chiesa nel primo cristianesimo. Ne emerge un quadro originale e variegato, termine di confronto quanto mai necessario per sollecitare un ripensamento della vita delle comunità cristiane nel nostro tempo.
Lungo la storia, la riflessione ecclesiologica ha assunto configurazioni diverse. Attraverso lo strumento interpretativo del “modello”, si possono cogliere i tratti costitutivi della dottrina sulla chiesa nelle diverse stagioni ecclesiali. È quanto si propone lo studio di Vito Mignozzi, Modelli di chiesa fino al Vaticano II: semi della chiesa che verrà.
Ecclesia semper reformanda, secondo un antico adagio. Papa Francesco ne ha fatto uno dei motivi principali del suo programma di pontificato. Non si tratta, come taluni credono, di una meteora o di un’iniziativa estemporanea: di una riforma cattolica si era già iniziato a parlare nel corso del XX secolo. Sulle radici storiche dell’idea di riforma della chiesa e sul modo particolare di intenderla e attuarla da parte dell’attuale pontefice riflette Gianluigi Pasquale, Il paradigma di riforma della chiesa in papa Francesco.
È difficilmente attuabile una riforma della chiesa senza una riflessione sul ministero ordinato alla luce del rinnovamento auspicato dal concilio Vaticano II. Occorrerà prestare attenzione a fattori “strategici” quali le relazioni tra il vescovo e i presbiteri all’interno della chiesa locale, i percorsi formativi proposti nei seminari, la valorizzazione dei diaconi e il ruolo della donna nella comunità ecclesiale. Su questi (e altri) aspetti si sofferma l’analisi di Serena Noceti, Nuovi ministeri per una riforma viva.
Nella chiesa dei prossimi anni, quale sarà il ruolo e il contributo dei laici? Non è facile rispondere, per diverse ragioni. Partendo da un’analisi della situazione attuale, è possibile individuare i fattori che hanno prodotto una certa situazione di stallo e indicare i possibili sentieri da percorrere per un sempre più consapevole protagonismo dei laici nella chiesa del futuro. È quanto si propone il contributo di Vito Mignozzi, I laici nella chiesa del futuro.
Il Vaticano II ha indicato alla chiesa cattolica il dialogo come via e stile nel rapporto con le altre confessioni cristiane. Il cammino ecumenico si presenta, dunque, come un luogo di verifica della ricezione del concilio, oltre che un’occasione importante per disegnare uno stile di chiesa alto e dinamico, come suggerisce Simone Morandini, La chiesa che verrà: un volto ecumenico, uno stile di dialogo.
Pensando al futuro, uno dei temi sui quali papa Francesco ha più volte richiamato l’attenzione è sicuramente la sinodalità, vale a dire il coinvolgimento dell’intera comunità ecclesiale nelle decisioni importanti che la riguardano. Il «camminare insieme» è una realtà profondamente radicata nella tradizione della fede e richiama i contenuti più profondi della rivelazione. Correttamente intesa, la sinodalità valorizza il sensus fidei di tutti i membri del popolo Dio e contribuisce all’ascolto ecclesiale della voce dello Spirito. Su questi e altri aspetti della sinodalità, riflette Massimo Nardello, Chiesa sinodale.
La chiesa del futuro dovrà affrontare anche la questione soteriologica. In un mondo appiattito sul presente e spesso refrattario a qualsiasi discorso sulla salvezza, la chiesa deve sforzarsi di trovare nuove modalità di proporre l’annuncio. In particolare, la chiesa dovrà confrontarsi con le nuove attese delle persone e con le esperienze delle altre religioni. Su questo delicato argomento, offre un’attenta riflessione Giacomo Canobbio, Il brevetto perso della salvezza.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale si presenta come una delle sfide più significative con cui l’umanità e la chiesa dovranno confrontarsi nei prossimi anni. Tutto ciò si rifletterà inevitabilmente sui processi decisionali, affidati ad algoritmi sempre più sofisticati. Su questo scenario e sul suo impatto sociale ed ecclesiale riflette Giovanni Grandi, Fiducia nell’algoritmo, sfiducia nell’umano? La sfida del discernimento nell’epoca dei robot.
Nella Documentazione, a cura di Gianluigi Pasquale, sono riportati due testi dell’attuale pontefice sul «sogno di una chiesa che verrà». Il primo risale al 2006, quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, il secondo invece riporta alcuni stralci del suo celebre discorso ai giovani in occasione della XXVIII Giornata mondiale della gioventù (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013).
Infine, nell’Invito alla lettura, Calogero Caltagirone propone un’ampia rassegna di bibliografia ecclesiologica, nelle sue diverse articolazioni. Si segnalano le opere più significative che consentiranno di avviare una lettura orientata all’approfondimento personale, senza trascurare prospettive emergenti, ma non sempre rilevabili nella vulgata comune.

Buona lettura.
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Il Consiglio di redazione di «CredereOggi» si unisce al cordoglio della chiesa di Adria-Rovigo per la morte di S.E. mons. Lucio Soravito De Franceschi, vescovo emerito, passato da questo mondo al Padre, dopo una lunga malattia († 6 luglio 2019). Sin dalla fondazione e per molti anni, prima e anche dopo la sua consacrazione episcopale, egli ha collaborato con la nostra rivista come membro del Consiglio di redazione e come autore di numerosi articoli, soprattutto di catechetica e pastorale. Ricordiamo con gratitudine e affetto la sua persona, il suo stile rispettoso e gioviale, la passione che nutr iva per le «cose che riguardano Dio» (Eb 2,17) e il desiderio di comunicare la Parola con un linguaggio vivace e comprensibile a tutti. Forse anche per questo ha tanto amato la nostra rivista, cui non ha mai fatto mancare il suo prezioso apporto, nonostante gli impegni sempre più numerosi. Il Signore gli mostri il suo volto e gli dia pace.


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