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Quando il recondito è rilevante…
Editoriale

“L’uomo ha una legge scritta da Dio
dentro al suo cuore”.
(Gaudium et spes 16)

 

Scorrendo le pagine di uno dei più noti romanzi di Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn, ci si imbatte in un episodio che illustra concretamente il tema di questo fascicolo. Il giovane protagonista Huck incontra lungo il suo peregrinare sul fiume Mississipi Jim, uno schiavo nero che tenta di scappare dai suoi padroni per raggiungere una terra dove è abolita la schiavitù. Sebbene secondo le leggi dell’epoca sia proibito prestare aiuto a uno schiavo in fuga, Huck dopo un tormentato dialogo con la propria coscienza decide di dare una mano a Jim, anche se trasgredire la legge significasse meritare la punizione di Dio: “Tremavo tutto perché dovevo decidere, e per sempre, tra due cose, e lo sapevo bene. Ci penso sopra, quasi non riesco a respirare, e poi mi dico: E va bene, vuol dire che vado all’inferno”. Chissà, con ogni probabilità avremo agito anche noi allo stesso modo, in un simile frangente. Il caso di Huck è un vero e proprio “caso di coscienza”: deve obbedire alla legge, che prescrive di denunciare uno schiavo in fuga, o assecondare la voce interiore della propria coscienza, che gli suggerisce di aiutare una persona, un amico a ritrovare la propria libertà?

Esiste una presenza interiore nell’uomo, un significato della propria esistenza, che domanda spazio e in qualche modo influisce quando si deve scegliere, ossia quando si deve “deliberare di fronte a possibilità alternative di comportamento” (E. Chiavacci). Questa presenza recondita è la coscienza di ognuno di noi, che spesso assume un’autorevole rilevanza nelle nostre decisioni. La conscientia (cum-scientia) rimanda a un sapere che scaturisce dal confronto che il soggetto compie prima di prendere una decisione. È come se la persona, prima di decidersi moralmente, raccogliesse tutte le informazioni possibili, cercasse di immedesimarsi nella situazione, invocasse i principi vitali che animano e guidano la sua esistenza.

Tuttavia la vicenda narrata nel romanzo di Twain non ci dice solo questo. Ci rimanda inevitabilmente a una riflessione ben più seria sul ruolo della coscienza morale, sulle sue relazioni con la verità, con la legge, con l’autorità. Huck sente angosciante dentro di sé il contrasto tra legge e coscienza. Nella sua modalità, il dilemma del giovane Huck si ripresenta costantemente ai nostri giorni, dalle piccole realtà quotidiane alle grandi questioni etiche, chiamando in causa la coscienza dell’uomo.

Questa monografia intende dunque evidenziare e approfondire il ruolo della coscienza, la sua natura, la necessità di una formazione e di un arricchimento di fede. In apertura Giannino Piana ci presenta la centralità del tema nella riflessione culturale contemporanea, spesso costretta tra un soggettivismo esasperato e una radicale oggettivazione. Con Salvatore Privitera si scruta la relazione tra coscienza e ricerca scientifica, cercando di esaminare le sfide che provengono da quest’ultima.

In che modo la nozione di coscienza morale entra nella definizione di persona? Gabriele Tomasi ci aiuta a comprendere come lo status di persona si definisce sia per l’appartenenza alla specie, sia per la capacità di configurare da sé la vita; questa, poi, dice relazione alla normatività. La coscienza morale è il luogo di confronto delle ragioni della comune umanità.

Pur non utilizzando esplicitamente il termine “coscienza”, la Bibbia in più punti parla della capacità interiore dell’uomo di decidersi. In modo particolare san Paolo che, dopo aver desunto la categoria di coscienza dall’ambiente greco-romano, reinterpreta il concetto a partire dalla fede in Cristo (Rinaldo Fabris). Il contributo di Sabatino Majorano illustra la riflessione del recente magistero (dal concilio Vaticano II ad oggi) in merito al tema della coscienza, evidenziando i testi più significativi. Giuseppe Trentin esplora dal punto di vista della teologia morale la struttura e le funzioni della coscienza. Un giudizio morale, per essere valido, non può essere frutto di improvvisazione. Oliviero Svanera considera come sia essenziale per la formazione della coscienza intessere legami e sapersi relazionare tra persone, entrare in un clima ecclesiale per imparare il “sentire” di Cristo e la libertà dello Spirito.

Enrico Chiavacci esamina brevemente il nesso che si viene a costituire tra la coscienza del singolo e le scelte che riguardano i rapporti con gli altri, la società, i diritti universali.

A conclusione, Lorenzo Biagi espone alcuni itinerari di approfondimento nella rubrica Invito alla lettura.

a.f.


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