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Teologi ortodossi del XX secolo
Editoriale

Questo numero di «CredereOggi» rappresenta la seconda tappa del progetto che si propone di tratteggiare i profili dei maggiori teologi del XX secolo, appartenenti alle diverse confessioni cristiane.

Le chiese dell’Oriente, e di conseguenza la teologia da esse espressa, hanno avuto una vicenda segnata pesantemente dall’avvento dei regimi totalitari dell’ex Unione Sovietica e dei paesi dell’Est europeo. Un dramma e una ferita lancinante per le chiese che hanno dovuto subirla, ma da questo sacrificio è scaturita quella diaspora di cristiani ortodossi che ha portato con sé, nell’esilio, il patrimonio di fede, spiritualità e riflessione teologica elaborato in tanti secoli di separazione dall’Occidente e, spesso, a quest’ultimo sconosciuto.

È noto a tutti, infatti, come l’Occidente cristiano negli ultimi cinque secoli si sia dibattuto nelle polemiche nate al suo interno: l’apologetica sembrava la funzione principale di una teologia impegnata nel confronto-scontro con quanti si erano separati dalla Sede romana e protestavano contro di essa. La riflessione teologica pareva destinata a doversi sempre schierare con una delle due opposte fazioni. Questo «bipolarismo» viene rotto dal nuovo confronto con l’Oriente, germogliato grazie alla presenza in Francia e negli Stati Uniti di parecchi emigrati, soprattutto russi, che si sono fatti araldi e portavoce di un modo alternativo di vivere e pensare la fede. Gli istituti teologici di «Saint-Serge» (Francia) e di «Saint Vladimir» (USA) si pongono come centri aggreganti e irradianti della riflessione ortodossa in Occidente.

Se è vero che nei secoli XVII e XVIII (e fino alla metà del XIX) l’influsso cattolico e protestante fu massiccio sull’Ortodossia, specialmente in Russia, non solo nella teologia, ma anche nell’iconografia e nella musica liturgica, tanto che nelle quattro Accademie ecclesiastiche (Kiev, Mosca, Pietroburgo, Kazan’) l’insegnamento era tenuto in latino e i manuali di dogmatica erano scritti in questa lingua, cosi nella prima metà del secolo XX il movimento patristico e liturgico, interni alla chiesa cattolica, nello sforzo della riscoperta della fonti, hanno trovato in molti degli autori ortodossi che qui presentiamo, un valido e inestimabile contributo. Più recentemente, anche grazie a questi apripista, le chiese dell’Est europeo e della Grecia stanno tornando protagoniste dell’elaborazione di una originale teologia ortodossa, fedele alla tradizione, ma aperta e fecondata dall’incontro con la modernità.

I profili dei teologi che abbiamo riunito in questo numero riflettono la situazione esposta. Più della metà dei nomi sono di autori russi: di essi l’unico rimasto nella madrepatria è il geniale P. Florenskij, e pagò con il martirio questa scelta. Lossky, Bulgakov, Evdokimov e Afanassieff, scampati alla rivoluzione e alla furia anticristiana, hanno dischiuso all’Occidente i tesori di una teologia saldamente ancorata ai Padri, che è, allo stesso tempo, prodotto della ragione umana illuminata dalla fede e alimento per la spiritualità. Di questi i teologi successivi sono tutti debitori: tra essi annoveriamo A. Schmemann, uno dei capiscuola della teologia ortodossa trapiantata in America, forte fautore di una chiesa autocefala statunitense, la quale, pur senza tagliare con le sue radici etniche, non faccia di esse una scusa per esportare distinzioni e separazioni del vecchio mondo. Un altro esponente di rilievo della teologia ortodossa contemporanea è senz’altro D. Stǎniloae, della chiesa romena, che sta vivendo una rinascita e un’intensa fioritura, e si propone come ponte fra i popoli ortodossi, slavi e greci, con i quali condivide la fede, e i popoli latini, con i quali si sente erede della lingua e della cultura dell’antica Roma. Nel novero dei grandi abbiamo, infine, inserito anche due teologi tuttora viventi: Ch. Yannaras e J. Zizioulas, entrambi di origine e formazione greca, ma anch’essi, soprattutto il secondo, aperti al dialogo – vivace e talvolta perfino pungente – con le chiese occidentali.

Il cammino dell’ecumenismo con l’Ortodossia, che oggi appare assai faticoso e irto di ostacoli, richiede a noi di conoscere meglio non solo i «tesori antichi» conservati lungo la storia dalle altre tradizioni cristiane, ma anche gli sviluppi e le diverse interpretazioni che da quei tesori, di cui a ragione ci sentiamo «comproprietari», sono sorte e continuano a scaturire. Troppo spesso – non possiamo negarlo – l’Occidente, cattolico o protestante, è ancora affetto da un malcelato senso di sufficienza nei confronti delle elaborazioni del pensiero teologico delle chiese dell’Oriente, quasi fossero delle venerande reliquie di un anacronistico passato. Scoprire quanto sono andati dicendo nel XX secolo i grandi teologi dell’Ortodossia è un modo efficace di allenare la nostra «vista teologica» a utilizzare ambedue gli occhi, per ottenere una visione della fede davvero «stereoscopica».

Anche in questo numero, com’è accaduto per quello sui teologi cattolici (cf. «CredereOggi» 134 [2/2003]), abbiamo dovuto operare delle scelte, dettate essenzialmente dai limiti di spazio. Il criterio della selezione è stato quello di presentare nomi di spicco, rappresentativi delle varie aree geografiche dell’Ortodossia di derivazione bizantina. La speranza è di fornire ai nostri lettori un fascicolo utile come introduzione aggiornata alle biografie e bibliografie essenziali di autori il cui pensiero risulta fondamentale per non limitare il proprio sapere alla teologia di una sola confessione. Per approfondire i vari aspetti rimandiamo, come sempre, alle rubriche «Invito alla lettura» e «Documentazione», che segnala alcuni centri italiani di studi ecumenici e di divulgazione della conoscenza dell’Ortodossia.

A tutti i collaboratori, che con la loro competenza hanno aiutato la redazione nel progettare e realizzare questa monografia, un doveroso ringraziamento.


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