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Genesi, gestazione e nascita del testo attuale del Compendio
+ Angelo mons. Amato

1. Il Compendio, libro di due papi

Il Compendio è il frutto del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) (CCC), che, pubblicato nel 1992, era stato accolto favorevolmente dai pastori e dai fedeli, come testo sicuro sia per l’insegnamento della dottrina cattolica, sia per l’elaborazione dei catechismi locali. A dieci anni dalla pubblicazione, durante il Congresso catechistico internazionale, svoltosi in Vaticano nel 2002 (8-11 ottobre), fu richiesto insistentemente un Compendio del grande Catechismo. Pastori ed esperti di catechesi, provenienti da tutti i continenti, espressero l’esigenza di un testo più conciso e maneggevole, che fosse disponibile sia per l’immediata consultazione, per dare una prima risposta alle tante domande che si pongono alla nostra fede, sia per una eventuale memorizzazione di alcune sue parti significative.

Giovanni Paolo II accolse l’idea e formò subito una Commissione speciale, con a capo il card. Joseph Ratzinger[1]. Nella lettera del 2 febbraio 2003, inviata all’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Giovanni Paolo II parla esplicitamente dell’ampia e sentita esigenza «di un breve compendio, che contenga tutti gli elementi fondamentali della fede e della morale cattolica formulati in maniera semplice e chiara»[2].

a) L’attività della Commissione speciale si protrasse per un intero biennio (2003-2005), articolandosi in quattro fasi. La prima di impostazione; la seconda di elaborazione; la terza di consultazione; la quarta di revisione definitiva.

Nella prima fase la Commissione speciale, coadiuvata da un comitato di redazione, elaborò alcune linee guida per la concreta realizzazione del progetto. Si trattava di preparare un testo che rispecchiasse fedelmente il CCC, quanto agli aspetti essenziali della fede e della morale cristiana. Più concretamente, Giovanni Paolo II affermava nella già citata lettera del 2 febbraio 2003:

Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica dovrà contenere, in modo conciso, i contenuti essenziali e fondamentali della fede della chiesa, rispettandone la completezza e l’integrità dottrinale, sì da costituire una sorta di «vademecum» che consenta alle persone, credenti e non, di abbracciare, in uno sguardo d’insieme, l’intero panorama della fede cattolica[3].

L’impresa racchiudeva numerose difficoltà ed esigeva grande coraggio. Se il CCC era una maestosa cattedrale a più navate, che aveva suscitato stupore e ammirazione, il Compendio non poteva essere da meno. Pur presentandosi come una piccola cappella, non poteva, però, essere meno nobile e bello della grande chiesa. Una questione di fondo fu la scelta del genere letterario: riassunto del grande Catechismo oppure impostazione dialogica con domande e risposte? Si preferì il genere dialogico, perché più favorevole alla sintesi e anche perché più coinvolgente, nel senso che il lettore è sollecitato, di domanda in domanda, a proseguire nella scoperta delle verità della propria fede. Tale genere – come dimostra anche la storia dei catechismi a domande e risposte –, favorisce la memorizzazione del testo. Altri problemi riguardarono l’integrità dottrinale, la completezza, il livello della sintesi nei confronti del grande Catechismo, il linguaggio, la presentazione grafica.

b) La seconda fase portò alla elaborazione di un progetto di Compendio in forma dialogica, i cui destinatari erano gli stessi del grande Catechismo, ma con una particolare preferenza per i semplici fedeli, per i giovani e anche per i non cattolici. La Commissione aveva ben in mente che non si trattava di un qualsiasi compendio della fede cattolica, ma del compendio del CCC. Giovanni Paolo II nella lettera del 2 febbraio 2003 affermava che tale compendio:

avrà come fonte, modello e punto di riferimento costante l’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica, che, mantenendo intatta la sua autorevolezza e importanza, potrà trovare, in tale sintesi, uno stimolo ad essere meglio approfondito, e, più in generale, un ulteriore strumento di educazione alla fede.

La Commissione, dopo aver individuato i criteri fondamentali e le linee-guida da seguire nell’elaborazione del Compendio, prese in esame in diverse riunioni il Progetto di testo preparato dal Comitato di redazione[4]. Questo progetto fu valutato come pienamente fedele al CCC per quanto riguarda sia i contenuti, sia la loro articolazione, sia la proporzione, sia il linguaggio. Questa corrispondenza puntuale e reale era importante dal momento che il CCC doveva continuare a essere il costante punto di riferimento del Compendio, evitando di perdere in importanza e in autorevolezza. Nel testo del Progetto doveva emergere la stretta dipendenza dal grande Catechismo, al quale continuamente e concretamente rimandava mediante i numeri di riferimento posti ai margini esterni delle sue pagine.

c) La terza fase fu quella della consultazione. All’inizio del 2004 il Progetto – il cosiddetto Libro verde, dal colore della copertina – fu inviato per la sua valutazione e approvazione a tutti i cardinali e a tutti i presidenti delle Conferenze episcopali della chiesa. Il testo era accompagnato da schede di risposta sia ai quesiti generali di esame dell’intero testo sia ai quesiti particolari di analisi delle singole parti e dei singoli paragrafi. I quesiti generali riguardavano i seguenti punti: esame complessivo del testo e valutazione della sua fedeltà e integrità dottrinale; della sua brevità ed essenzialità; delle sue caratteristiche redazionali. Si chiedevano anche proposte e suggerimenti per la recezione e la diffusione del testo definitivo del Progetto.

Il testo ebbe un riscontro altamente favorevole. Il Comitato di redazione si mise subito al lavoro per l’inserimento delle proposte di miglioramento del testo e, nell’autunno del 2004, concluse la sua lodevole partecipazione con l’elaborazione di un duplice testo rivisto secondo le indicazioni pervenute dalla consultazione.

d) Nella riunione del 29-30 novembre 2004, la Commissione speciale pontificia decide di affidare a un gruppo di esperti l’elaborazione finale, nel più breve tempo possibile, di un testo unico[5]. In generale gli esperti curarono una più precisa corrispondenza tra domande e risposte; lo sviluppo organico e logico delle risposte; la soppressione di ripetizioni e di ridondanze; una maggiore scorrevolezza del testo e la riformulazione di qualche passo per una sua maggiore chiarezza e precisione teologica e catechistica.

Dopo una settimana intensa di lavoro collegiale (3-8 gennaio 2005), gli esperti misero a punto il progetto del Compendio per l’esame definitivo da parte della Commissione speciale, che rivide ulteriormente il testo in altre due sedute (24-26 gennaio e 14-15 marzo 2005). Intanto, il 10 marzo, giungeva al card. Ratzinger una lettera di papa Giovanni Paolo II, già ricoverato al Policlinico Gemelli, in cui il Santo Padre esprimeva soddisfazione per il lavoro compiuto e prevedeva nel contempo anche i tempi di pubblicazione del Compendio. Riportiamo integralmente le parole del Pontefice, che evidenziano l’importanza che egli attribuiva all’iniziativa:

Ho appreso con vivo compiacimento che la Speciale Commissione incaricata di elaborare il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, da Lei presieduta, è giunta a preparare un suo quasi definitivo progetto, frutto della consultazione di tutti i Cardinali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali.
Nell’esprimerLe il mio compiacimento per questo ulteriore passo compiuto, desidero far giungere, attraverso di Lei, Signor Cardinale, il mio incoraggiamento all’intera Commissione, con l’augurio che il testo, secondo il progetto, possa essere presentato al pubblico nella prossima solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e distribuito, nelle varie lingue, ai giovani partecipanti alla XX Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia.

Dopo la morte di Giovanni Paolo II (2 aprile 2005) e con l’elezione del card. J. Ratzinger a Sommo Pontefice col nome di Benedetto XVI (19 aprile 2005), il Compendio, il libro dei due papi, poteva considerarsi pronto per essere donato alla chiesa intera. Si concludeva così la fase finale della sua redazione.

2. L’originalità del Compendio

Il Compendio, pur essendo una sintesi fedele del grande Catechismo, presenta, però, alcune sue precise e originali caratteristiche, come, ad esempio, il genere dialogico a domande e risposte – genere letterario usato sin dall’antichità in filosofia, in teologia e anche nell’insegnamento catechistico –; il corredo di immagini, che fanno parte integrante del testo; un’appendice con preghiere e formule della tradizione cattolica. Mi soffermo brevemente sul tema della fedeltà al CCC e sull’uso delle illustrazioni.

a) La fedeltà al Catechismo si evince sia dall’articolazione quadripartita del Compendio – fede professata con la spiegazione del Credo; fede celebrata, con l’illustrazione dei sacramenti; fede vissuta, con il commento ai comandamenti; fede pregata, con l’interpretazione del Padre nostro – sia soprattutto dal linguaggio e dai numeri di riferimento posti ai margini di ogni domanda. Forse si potrebbe far notare che, in un solo caso, il Compendio, invece di un riassunto, ripropone per intero un paragrafo del Catechismo. Si tratta del n. 88, in cui la Commissione speciale ha voluto riportare la formulazione più ampia della definizione calcedonese, perché catecheticamente più comprensibile e quindi più chiara:

Il concilio di Calcedonia insegna a confessare «un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità; vero Dio e vero uomo, composto di anima razionale e di corpo; consostanziale al Padre per la divinità, consostanziale a noi per l’umanità, «simile in tutto a noi, fuorché nel peccato» (Eb 4,15); generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità e, in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l’umanità[6].

In ogni caso, il Compendio costituisce un rilancio del grande Catechismo, dove il fedele e lo stesso catechista può sempre trovare motivazioni più ampie ed esaurienti alle sue domande. Il Compendio, inoltre, non rappresenta una minaccia per i catechismi delle varie chiese locali, dal momento che essi mantengono intatta la loro importanza. Esso è solo un sussidio utilissimo per offrire al fedele, grande e piccolo che sia, e anche al non cristiano, uno sguardo d’insieme della fede cristiana. Nessuno può negare l’indispensabilità di uno strumento, che offre alla chiesa intera un linguaggio semplice ed estremamente comprensibile in Occidente come in Oriente. La richiesta fatta nel 2002 e la quasi unanimità emersa dalla consultazione del 2004 sono un indizio chiaro, che, letto senza pregiudizi ideologici, il Compendio viene incontro a una reale esigenza del cristiano di oggi, estremamente bisognoso, in una cultura dalle mille opinioni, di avere un riscontro immediato ai dubbi e alle domande circa la sua fede.

Del resto, già nel II sec., il grande scrittore e vescovo Ireneo di Lione scriveva per il suo amico Marciano la Dimostrazione della predicazione apostolica, che è un vero e proprio compendio della fede cristiana a carattere catechetico:

Conosco, caro Marciano, la tua diligenza a camminare nella via della pietà, che sola conduce l’uomo alla vita eterna [...]. Poiché ora siamo fisicamente lontani l’uno dall’altro, abbiamo deciso, nei limiti del possibile, di intrattenerci per iscritto con te e di esporti brevemente la predicazione della verità per consolidarti nella fede. Quello che ti inviamo è una serie di annotazioni su punti fondamentali, cosicché in poche pagine tu possa trovare molta materia avendo raggruppato in breve le linee fondamentali del corpo della verità e con questo compendio tu abbia in mano le prove delle realtà divine. Così il risultato sarà non solo la tua salvezza, ma anche la confutazione di coloro che coltivano false opinioni e, a chi lo vuole conoscere, esporrai con sicurezza il nostro insegnamento nella sua integrità e purezza[7].

Il Compendio costituisce, quindi, uno strumento per la formazione permanente, per l’evangelizzazione dei non cristiani e per la confutazione di opinioni erronee.

b) Il Compendio presenta anche le novità delle immagini. Il testo, infatti, è arricchito da quattordici immagini, che non sono semplici tavole fuori testo, ma fanno parte integrante del Compendio:

Esse proclamano lo stesso messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola, e aiutano a risvegliare e a nutrire la fede dei credenti[8].

Le immagini, cioè, non hanno una pura funzione cosmetica, di abbellimento del testo, ma assolvono a un vero servizio di annuncio evangelico, dal momento che, oltre alla tradizione scritta e orale, c’è anche la parola dipinta, che con la sua bellezza artistica parla all’intelligenza e al cuore del fedele.

Il VII concilio ecumenico, quello di Nicea II (787 d.C.), nella sua definizione afferma di voler custodire gelosamente intatte tutte le tradizioni ecclesiastiche, sia scritte che non scritte: «Una di queste, in accordo con la predicazione evangelica, è la pittura delle immagini»[9]. Fortunatamente nella chiesa cattolica, sia in Oriente che in Occidente, l’arte ha dato un contributo straordinario alla predicazione del vangelo e alla formazione dei fedeli. L’azione catechistica – soprattutto nell’era delle immagini, come la nostra – non può disattendere questo tesoro, in cui lo splendore della verità si sposa con la gloria della bellezza. Le ricche didascalie che accompagnano le immagini, oltre a dare significato alle varie parti e sezioni, possono anche essere paradigmatiche per riscoprire l’anima evangelica delle numerose e straordinarie testimonianze dell’arte cristiana presenti nella chiesa intera.

3. La recezione ecclesiale del Compendio

Un’ulteriore novità è stata anche la modalità della promulgazione del Compendio, il giorno 28 giugno, festa di sant’Ireneo, grande difensore e testimone della fede cattolica. Invece della consueta conferenza stampa con i giornalisti, c’è stata la celebrazione dell’ora sesta nella Sala Clementina, alla presenza di una scelta rappresentanza di pastori e di fedeli (religiosi, catechisti, coniugi, giovani, bambini). Ed è stato il Santo Padre a consegnare personalmente il Compendio a ognuno. Questo gesto simbolico aveva un triplice significato.

a) Anzitutto stava a indicare che liturgia e catechesi sono inseparabili. La liturgia è la professione e la celebrazione dei misteri della fede e quindi è una continua catechesi e formazione alla fede.

b) In secondo luogo il papa intendeva rilevare che il Compendio era un «suo» dono alla chiesa intera e all’umanità. Nel Motu proprio di approvazione e pubblicazione, il Santo Padre affermava:

Affido con fiducia questo Compendio – disse il papa – anzitutto alla chiesa intera e ad ogni cristiano in particolare, perché grazie ad esso possa ritrovare, in questo terzo millennio, nuovo slancio nel rinnovato impegno di evangelizzazione e di educazione alla fede, che deve caratterizzare ogni comunità ecclesiale e ogni credente in Cristo a qualunque età e nazione appartenga[10].

E Benedetto XVI riaffermava questa sua convinzione gioiosa nell’omelia di presentazione del Compendio:

Oggi, in questa vigilia della Solennità dei SS. Pietro e Paolo, a quarant’anni dalla conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, provo grande gioia nel consegnare questo Compendio, da me approvato, non solo a tutti i membri della chiesa, qui significativamente rappresentati, nelle varie componenti, da tutti Voi che partecipate a questo solenne incontro. Ma, attraverso di Voi – Venerati Fratelli Cardinali, Vescovi, sacerdoti, catechisti e fedeli laici – desidero consegnare idealmente questo Compendio anche ad ogni persona di buona volontà, che desideri conoscere le insondabili ricchezze del mistero salvifico di Gesù Cristo.

A questo dono del magistero il fedele ha il compito di rispondere con sentimenti di gratitudine e con atteggiamento di docile accoglienza, come insegna il grande Catechismo:

I fedeli, memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16), accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori[11].

Non si può provare tristezza – come qualcuno ha detto – ma solo gioia alla lettura di questo piccolo catechismo. È la gioia dei figli che accolgono con entusiasmo la parola di Gesù, comunicata mediante la voce del magistero della chiesa. Il Compendio – così come il CCC – non è altro che la testimonianza della fede degli apostoli trasmessa ai fedeli del terzo millennio. Inoltre, esso non intende togliere al singolo fedele adulto la capacità di interiorizzare, motivare e sviluppare in modo personale e profondo la propria fede. Al contrario, vuole solo essere un vademecum elementare, che la chiesa, madre misericordiosa e attenta, offre ai suoi figli perché ricordino e vivano le meraviglie che il Signore ha fatto per loro. E di fronte alla parola di Dio tutti noi siamo come bambini, che non dimenticano mai le lezioni apprese da piccoli. Charles Péguy diceva che la sua fede era tutta intera nel catechismo dei piccoli della sua parrocchia natale ed Étienne Gilson aggiungeva che quello di cui aveva bisogno nella sua vita lo aveva appreso dal catechismo. Il card. Christoph Schönborn affermava:

Rispetto al catechismo, il bambino e il professore rimangono sempre allo stesso livello, perché davanti ai misteri della fede siamo sempre bambini[12].

c) In terzo luogo la pubblicazione del Compendio più che evento mediatico della durata di un giorno, era da intendersi come evento ecclesiale, la cui efficacia doveva perdurare nel tempo mediante una recezione cordiale e duratura. Il Compendio, infatti, così come il grande Catechismo, è un libro di consultazione continua. Il susseguirsi di domande brevi e di risposte altrettanto brevi permette al fedele di avere a disposizione un agile strumento di formazione permanente. L’esperienza fatta non solo da catechisti ma anche da insegnanti di religione, mostra la sua grande carica educativa, che permette al giovane di assimilare gradualmente i contenuti della propria fede. Del resto, è un fatto inequivocabile che in Italia il Compendio ha avuto un successo straordinario, superando a tutt’oggi di gran lunga i due milioni di copie[13]. A dimostrazione che c’era estremo bisogno di un sussidio catechistico leggibile, sintetico e di grande maneggevolezza.

4. Benedetto XVI, catechista

Esaudendo il desiderio di Giovanni Paolo II e pubblicando il Compendio, Benedetto XVI conferma la sua indole di uomo dalla fede profonda e serena. Da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede era solito dire che il suo compito era difendere la fede dei semplici dalle dottrine ambigue ed erronee dei cosiddetti sapienti di questo mondo.

L’elaborazione e la pubblicazione del Compendio sottolineano la grande attenzione catechistica del «teologo» Ratzinger. Il genere letterario a domande e risposte, da lui voluto, evidenza anche la sua grande disponibilità all’educazione dei fedeli mediante il dialogo tra discepolo e maestro. Ne sono aperta testimonianza i colloqui improvvisati con i sacerdoti, i seminaristi, i giovani e perfino con i bambini. In una indimendicabile serata d’ottobre del 2005 sul sagrato della Basilica di San Pietro, gremito di bambini, alla piccola Livia, che gli chiedeva «perché confessarsi quando si fanno sempre gli stessi peccati?», il papa rispondeva:

È vero, di solito, i peccati sono sempre gli stessi, ma come puliamo regolarmente le nostre abitazioni per non far accumulare la sporcizia, così non bisogna trascurare la pulizia dell’anima.

Certo il Compendio, con le sue 598 domande e risposte, non esaurisce l’annuncio del vangelo né il prezioso tesoro della tradizione cristiana. Ma rimane pur sempre un catechismo breve che invita a esplorare le ricchezze dell’opera maggiore e a contemplare nelle immagini la bellezza della verità, più eloquente e incisiva della stessa parola.



[1] La Commissione speciale era formata, oltre che dal card. Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, dai cardinali Jorge A. Medina Estévez, prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti; Jan Pieter Schotte, CICM, segretario del Sinodo dei vescovi (deceduto poi agli inizi del 2005); Darío Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero; Christoph Schönborn, OP, arcivescovo di Vienna; Tarcisio Bertone, SDB, arcivescovo di Genova; e dal segretario della Congregazione per la dottrina della fede, estensore di queste note. Il segretario tecnico era mons. Raffaello Martinelli.

[2] Giovanni Paolo II, Lettera al card. Joseph Ratzinger (2 febbraio 2003).

[3] Ivi.

[4] Guidato da mons. R. Martinelli, capouffico alla Congregazione per la dottrina della fede, il Comitato era formato anche da padre Louis Menvielle, addetto di segreteria della Congregazione del clero, e dalla dott. Dagny Kjaergaard, collaboratrice presso la Curia arcivescovile di Vienna.

[5] Il gruppo, coordinato da don Enrico dal Covolo, SDB, era composto da mons. Fernando Ocáriz, mons. Angel Rodríguez Luño, mons. Antonio Miralles, mons. Giovanni Carrù e da padre Cándido Pozo, SJ.

[6] Compendio, n. 88; cf. CCC 467.

[7] Ireneo di Lione, Dimostrazione della predicazione apostolica, Prologo, 1.

[8] Compendio, n. 240.

[9] Mansi XIII, coll. 377BC; versione italiana in G. Alberigo (ed.), Decisioni dei concili ecumenici, UTET, Torino 1978, p. 203.

[10] Benedetto XVI, Motu proprio per l’approvazione e la pubblicazione del Compendio del Catechismo della chiesa Cattolica (28 giugno 2005).

[11] CCC 87.

[12] G. Valente, Intervista a Schönborn sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, in «30Giorni» 7-8 (2005).

[13] Edito dalla LEV e dalla San Paolo, il Compendio ha avuto anche la promozione personale del Santo Padre con una lettera alle famiglia pubblicata su «Famiglia cristiana», nel numero di Natale (52/2005).


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