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Perché il sogno diventi realtà
Editoriale

Tu e io ci apparteniamo, anima e corpo,

e insieme affrontiamo il mondo”

(B. Bettelheim, I figli del sogno)

Si dice che l’amore non si impara: esiste o non esiste. Ma chiunque abbia vissuto una relazione amorosa sa che la realtà non è così semplice. Per natura sua l’amore non è mai esente da tensioni che tuttavia devono trovare un equilibrio, proprio se si vuole che l’amore continui a esistere. Per svilupparsi e durare nel tempo è necessario che la coppia amorosa sia cosciente delle varie tensioni che giorno dopo giorno bisogna affrontare. C’è infatti una tensione primordiale che nasce dalla contraddizione tra il desiderio di comunione totale con l’altro/altra e l’istinto fondamentale di mantenere l’integrità del proprio essere. Anche se l’altro può soddisfare il mio desiderio, tuttavia egli rimane profondamente diverso da me, e accettare questa diversità è un impegno a volte gravoso, comunque inevitabile. Da questa tensione primordiale hanno origine quasi tutte le altre tensioni, perché in definitiva si tratta della lotta tra vita e morte: morire a se stessi, perché l’altro viva.

Non è compito di questo fascicolo rendere conto di tutte le tensioni che si possono verificare nella vita di coppia; nessuno lo potrebbe fare, né materialmente e forse neppure teoricamente, data l’unicità e l’imprevedibilità che ogni relazione umana comporta. Ma la società attuale ha messo in particolare rilievo la tensione, pur da sempre esistente, tra amore e istituzione. Sembra a prima vista che si tratti di realtà tra loro inconciliabili, essendo l’amore per definizione qualcosa di libero, spontaneo, non classificabile entro i rigidi schemi di un’istituzione giuridica come il matrimonio, che si presenta connotato da precise caratteristiche formali e sostanziali. D’altra parte, dopo aver esaltato in molti toni il matrimonio d’amore nei confronti delle unioni coniugali stipulate per convenienze economiche o familiari, sembra oggi che la nostra società voglia quasi cancellare il matrimonio per concentrarsi solo sull’amore come unica legge cui obbedire: «Va’ dove ti porta il cuore»!

Di fronte a queste tendenze libertarie, romantiche o irrazionali, è necessario riflettere per cogliere gli aspetti positivi presenti nella situazione attuale e nello stesso tempo mostrare che l’amore come dono gratuito («carisma», nel linguaggio religioso) non può fare a meno dell’istituzione. Senza carisma ogni istituzione diventa rigida, bloccata, incapace di rinnovarsi; ma senza istituzione il carisma non dura, si disperde, si frantuma e alla fine muore. L’amore-carisma ha dentro di sé l’esigenza di darsi determinate regole di vita che gli permettono di superare la prova del tempo e di inventare creativamente forme nuove di esistenza.

Se si guarda alla storia, si coglie immediatamente che l’amore coniugale è stato vissuto in modi molto diversi ed entro modelli di famiglia tra loro non omologabili, in cui l’influsso del fattore economico appare determinante. Siamo passati dalla famiglia di tipo feudale-patriarcale, con il diritto del primogenito sugli altri figli, a una famiglia borghese, contadina, operaia, nucleare, ecc. Oggi si è affermata nel mondo occidentale una famiglia che possiamo chiamare paritaria, democratica, dove ambedue i coniugi hanno gli stessi diritti e doveri, ma anche i figli reclamano di essere trattati come persone libere, alla ricerca della propria realizzazione. La sessualità stessa da puramente procreativa è diventata ludica. Siamo dunque di fronte a un cambiamento profondo, mentre la visione tradizionale ecclesiastica si è spesso limitata a portare dei correttivi ai vari modelli di famiglia, cioè a correggere gli aspetti percepiti come inconciliabili con la visione cristiana dell’uomo. Si pensi, ad esempio, all’insistenza sul valore del consenso libero e cosciente dei nubendi per salvaguardare la dignità delle persone e non solo la validità del vincolo coniugale. Eppure il «primato dell’amore» è un’intuizione profondamente cristiana che va adeguatamente interpretata, perché pone una sfida sia alla chiesa che alla società civile.

In questo fascicolo si fa anzitutto una seria ricognizione socio-demografica per valutare meglio la consistenza delle nuove forme di convivenza al di fuori del matrimonio, in rapporto ai cambiamenti intervenuti in Italia negli ultimi trent’anni (M. Caltabiano). Ma oltre le statistiche, è da registrare la preoccupazione di chi, sotto il profilo antropologico, esamina dall’esterno «in terza persona» il fenomeno dell’amore e i cambiamenti in atto nella nostra società. La deriva soggettivistica sembra oggi ostacolare la sintesi tra la polarità culturale e quella naturale, tanto da costituire un dramma e una possibile catastrofe (A.N. Terrin).

La riflessione sul modo in cui la Bibbia presenta l’ideale della coppia umana nelle prime pagine della Genesi, e l’atteggiamento di Gesù di fronte al fallimento della fedeltà coniugale nel caso dell’adultera, offrono forti motivazioni a superare facili moralismi: non serve ripetere giudizi di condanna, bisogna invece accompagnare l’annuncio dei grandi valori del matrimonio (fedeltà, integrazione affettiva e spirituale, fecondità, indissolubilità) con uno stile che ne mostri l’insita ricchezza e la gioia che ne deriva (E. Borghi). In questa prospettiva piena di speranza, l’amore cristiano appare come una provocazione e una sfida, di fronte all’amore «nudo» o «liquido» della nostra società. Avendo spogliato il matrimonio di talune funzioni sociali che nel corso della storia lo avevano rivestito, si è creata paradossalmente un’occasione favorevole perché appaia in luce più autentica lo specifico dell’amore cristiano (A. Fumagalli).

Nella seconda parte del fascicolo l’analisi della problematica sulle nuove convivenze si fa più ravvicinata sia dal punto di vista del diritto, che non può esimersi dall’affrontare gli aspetti etici di ogni convivenza umana, quindi a maggior ragione di quella uomo-donna (C. Cardia), sia dal punto di vista ecclesiale. Qui G. Dianin mette in luce anzitutto la dialettica esistente nella coppia tra logos-pathos, la tensione tra ragione e sentimento, tra l’esperienza di prova e l’impegno definitivo nel contesto del bene comune della società umana. La cura pastorale che spetta alla chiesa si manifesta nell’educare con pazienza le persone, perché arrivino alla maturità dell’amore nel senso dell’accoglienza e del dono di sé, che trovano sostegno nell’istituzione rettamente intesa. Su questa scia A. Grillo vede le possibilità offerte dal nuovo rito del matrimonio come un mezzo efficace per far scoprire la dimensione di una duplice alterità contenuta nel sacramento, come dono discendente da Dio e finalizzato alla salvezza dell’altro. Infine, con la sensibilità del pastore, B. Borsato s’interroga su come sia possibile accompagnare le coppie conviventi in un cammino che rispetti le diverse situazioni che si presentano, senza forzature, ma con la chiara indicazione di una crescita sempre necessaria.

L’Invito alla lettura, curato attentamente da G. Dianin, conclude questo fascicolo che vuole essere uno stimolo alla riflessione pacata su di un argomento molto discusso e controverso, con l’augurio che diventi sempre più spesso realtà il sogno di un amore per sempre.


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