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La necessità di un’etica condivisa
Editoriale

La politica non può prescindere dall’etica,
né la legge civile e l’ordinamento giuridico
possono prescindere da una legge morale superiore
[1].


Rileggere e re-interpretare i dieci comandamenti non è tanto la moda del momento, bensì una necessità che si impone nel clima di una umanità sempre più percepita come un insieme pluralistico di credenze e di convinzioni, ma nello stesso tempo bisognosa di trovare una base comune e un accordo su valori condivisi che permettano la convivenza pacifica di tutti gli esseri umani, nel rispetto della loro dignità e libertà.
Non possiamo negare che nella tradizione cattolica il decalogo sia stato vittima di una riduzione ermeneutica che lo confinava quasi esclusivamente nell’ambito dell’etica privata; oggi spetta all’etica teologica recuperare l’istanza critico-profetica delle «tavole della legge» anche per la sfera pubblica. In tal senso ci sembra muoversi anche il magistero recente della chiesa cattolica con alcuni importanti documenti, come l’ampio studio della Commissione teologica internazionale Alla ricerca di un’etica universale, che nel suo incipit delinea con chiarezza la situazione culturale odierna di fronte ai problemi etici sottesi ai dieci comandamenti:

Esistono valori morali oggettivi in grado di unire gli uomini e di procurare ad essi pace e felicità? Quali sono? Come riconoscerli? Come attuarli nella vita delle persone e delle comunità? Questi interrogativi di sempre intorno al bene e al male oggi sono più urgenti che mai, nella misura in cui gli uomini hanno preso maggiormente coscienza di formare una sola comunità mondiale[2].

Secondo il teologo valdese Fulvio Ferrario, «il recupero della dimensione politico-sociale del comandamento “non rubare” occupa uno dei primi posti nell’agenda di un’etica per il XXI secolo»[3]. Si pensi solo alla crisi economica attuale, in gran parte determinata da spericolate operazioni finanziarie, per cui è lecito interrogarsi se la finanza possa diventare un furto, quando favorisce l’accumulo del capitale di pochi privilegiati a spese e a scapito dei lavoratori, che costituiscono la gran parte della popolazione di ogni singolo paese. Più ancora, facendo eco a quanto affermato dalla Gaudium et spes nel lontano 1965, bisogna ricordare «il dovere gravissimo delle nazioni evolute di aiutare i popoli in via di sviluppo» (GS 86): uscendo dunque dall’ambito del singolo paese, si tratta di impostare un’etica che permetta la giustizia nei rapporti sia tra persone, sia tra i popoli del mondo.
L’esempio del settimo comandamento è solo un indizio per capire quanto sia attuale la riscoperta dei dieci comandamenti non solo per la situazione odierna, ma anche in vista del futuro. Il primo contributo di Giannino Piana illustra adeguatamente la posta in gioco per tutta l’umanità: o si trovano dei valori condivisi sui quali costruire una convivenza e una collaborazione tra i popoli, oppure si è condannati a vivere nel sospetto e nel ricatto continui. Tuttavia, in un’ottica di fede, bisogna riscoprire anzitutto il primato di Dio: è il recupero di una corretta relazione con Dio che permette autentiche relazioni anche fra gli esseri umani. Infatti la legge di Dio si compendia nel comandamento dell’amore, come dimostra Piero Stefani in un’accurata analisi e confronto tra Antico e Nuovo Testamento, nella tradizione ebraica e nella visione paolina. D’altra parte, allargando lo sguardo al di fuori del mondo ebraico-cristiano, come fa puntualmente Aldo Natale Terrin, si vede che anche nelle altre grandi religioni i «comandamenti» si configurano sempre come parole che hanno efficacia «performativa»: non rimangono semplici enunciati teorici, ma richiedono concreta applicazione da parte di chi le ascolta.
Il successivo intervento di Giuseppe Quaranta ha il merito di aggiornare sulle discussioni che i teologi moralisti hanno svolto negli ultimi decenni, mettendo in risalto i punti critici come pure le acquisizioni consolidate nei riguardi del decalogo, e soprattutto illustrando il contenuto dei due documenti vaticani che abbiamo prima citato. Le riflessioni di Giuseppe Goisis prendono lo spunto anche da fatti avvenuti di recente nel nostro paese per mostrare l’assoluta necessità di un’educazione morale rigorosa ed esigente, che non significa il ritorno di un moralismo ipocrita, bensì l’impegno comune a vivere secondo un’etica politica capace di «trasformare il lago dell’angoscia nel mare della solidarietà».
Un segno incoraggiante viene a questo riguardo dalle esperienze di catechesi che si stanno diffondendo in Italia proprio partendo dal decalogo per realizzare il «primo annuncio»: Adolfo Scandurra ne dà un’informazione precisa e convincente sulla base della sua lunga attività in questo ambito pastorale. Su di un altro versante, prendendo in esame un aspetto caratteristico della religione islamica, Carlo Saccone mette in risalto la devozione per i «bei nomi» di Dio che i fedeli musulmani coltivano da secoli, specialmente nella tradizione mistica dei sufi, un esempio che serve da monito contro l’abuso del nome di Dio che spesso avviene nel mondo cristiano. Infine, Lucio Saggioro, dopo aver accennato all’interesse che il cinema ha riservato al tema dei dieci comandamenti, si sofferma sull’opera giustamente famosa del regista polacco Krzysztof Kieślowski e sulle problematiche che suscita negli spettatori più avvertiti.
Nella Documentazione si è voluto inserire un’ampia citazione tratta dal documento della Pontificia commissione biblica Bibbia e morale. Radici bibliche dell’agire cristiano, in modo da favorire la conoscenza diretta di una fonte indispensabile per una conoscenza corretta dei problemi connessi al tema di questo fascicolo. Come al solito l’Invito alla lettura, curato da Giuseppe Quaranta.
Quest’ultimo fascicolo dell’anno si conclude con la solita rubrica In libreria e l’Indice dell’annata 2010.



[1] Commissione teologica internazionale, Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, n. 7, in «Regno Documenti» 54 (17/2009) 526.

[2] Ibid., n. 1, p. 525. Si veda anche il documento della Pontificia commissione biblica, Bibbia e morale. Radici bibliche dell’agire cristiano (11 maggio 2008), LEV, Città del Vaticano 2008.

[3] Cit. da L. Lorenzetti, Non rubare nell’era del mondo globale, in «Rivista di teologia morale» 39 (2007), n. 153, p. 3.



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