Sant'Antonio.org - Il portale della comunità antoniana
Edizioni Messaggero Padova
   Homepage
   Chi siamo
   L'ultimo numero
   Consulta i fascicoli
   Monografie 2020
   Le serie (1980-2019)
   Abbonamenti
   Mailing list
   Il mio carrello

 
Ricerca avanzata



quarantesimo
Messale festivo 2020
Trasparenze della parola
La fine del mondo


 Stampa pagina           Segnala pagina



 
Fare famiglia oggi

Matrimonio e famiglia sono istituzioni che debbono
essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità,
perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita
che si arreca alla conviveva umana come tale.
(Benedetto XVI,
Sacramentum caritatis, n. 29).


Ci sono vari modi di accostare il tema della famiglia. Si può partire da una visione che considera la famiglia come un’istituzione naturale, formata da un uomo, una donna e dai loro figli. In questa prospettiva si insiste sulle norme e sui doveri che derivano dalla vita di coppia (legame esclusivo e indissolubile tra i due sposi) e dalla sua funzione procreativa, altrettanto necessaria per assicurare una discendenza al lignaggio famigliare. Queste caratteristiche sono viste come immutabili, naturali e quindi valide per ogni epoca e paese.
Se si imposta lo studio della famiglia in modo fenomenologico, ci si accorge che la realtà delle famiglie, sia lungo la storia dell’umanità, sia nella situazione attuale, corrisponde solo parzialmente alle caratteristiche prima sottolineate. Si constata piuttosto che la famiglia è una costruzione sociale, che cambia e si trasforma in base alle dinamiche delle persone, ai mutamenti economici e giuridici, allo stile di vita che viene instaurato nei rapporti all’interno della coppia e all’esterno verso i figli e il mondo. Si assiste così alla costruzione di svariati modelli di famiglia: sembra che non esista più uno standard unico, ma che ogni coppia voglia creare, per così dire, una realtà fatta «a propria immagine».
Ovviamente questa diversificazione, pur segno positivo di libertà da schemi prefabbricati, comporta una serie di problemi soprattutto educativi, in quanto ci si muove in un «terreno sconosciuto» e non si conoscono gli esiti cui conducono gli sforzi congiunti di genitori e figli. Si riuscirà a costruire una «famiglia felice» (come tutti, in fondo, desiderano) o ci si dovrà rassegnare e mettere in conto preventivo dei fallimenti annunciati?
Uno dei punti che risulta in primo piano è la trasformazione del modo in cui le donne oggi pensano e vivono il proprio ruolo; ciò ha modificato aspirazioni e bisogni non solo del mondo femminile, ma di conseguenza ha prodotto forti cambiamenti anche nel mondo maschile, aumentando incertezze e rischi. In questo quadro si comprende come, per vivere insieme in modo gratificante e sensato, molte persone si affidano esclusivamente alla «pura relazione», in cui si fa il bilancio costi-benefici di ciascuno: se il bilancio risulta negativo, uno dei partner o entrambi si sentono liberi e legittimati a interrompere la convivenza e a «rifarsi una vita».
In ogni caso, è evidente dalle statistiche demografiche, puntualmente raccolte e commentate da Marcantonio Caltabiano, che fin dall’inizio ci sono «famiglie di fatto», senza vincoli di legami istituzionali, accanto a famiglie «ricostituite» dopo una separazione o un divorzio: ci sono coppie che si sposano solo civilmente, altre (sempre più in diminuzione) che scelgono il matrimonio religioso. Ci sono famiglie composte da una sola o da più persone, da vedovi/vedove superstiti, che custodiscono le memorie di un «noi» famigliare destinato a scomparire e che sentono la nostalgia di tante esperienze vissute insieme.
Pur in questa variegata tipologia, rimane indiscusso il fatto, come suggerisce il contributo di Italo De Sandre che in famiglia si impara a conoscere e giudicare il bene e il male, il bello e il brutto, il giusto e l’ingiusto. La famiglia è la prima «maestra di vita» per ciascuno di noi. Nell’intimità famigliare si vivono esperienze positive di riconoscimento, rispetto, reciprocità, solidarietà, oppure di competizione e di conflitto, di invidia e gelosia: si tratta cioè degli stessi valori che vengono vissuti nella democrazia pubblica. Se ne possono trarre delle implicazioni: se una persona non vive nelle relazioni intime quel tipo di esperienze e di valori, è difficile che li possa e voglia praticare nella sfera pubblica; viceversa è più facile che voglia piuttosto prolungare o replicare certe violenze, o umiliazioni e perdite, o rivalersi «in pubblico» di ciò che ha patito. Al contrario, chi ha vissuto in un clima di sostegno, di aiuto reciproco, di gratitudine e non di odio o invidia, è spinto a «restituire», a dare a sua volta agli altri i frutti delle sue capacità e delle sue risorse. La «democrazia» si vive in famiglia e nella sfera pubblica, con registri diversi ma dalla stessa radice.
L’intervento di Ernesto Borghi non vuole cercare nella Bibbia dei modelli concreti di famiglia: troppo diverso è il contesto sociale di oggi rispetto a quello biblico; ma rimangono validi per sempre i grandi insegnamenti del decalogo, dei libri sapienziali, del vangelo e delle lettere paoline, da cui si ricavano delle linee guida, seguendo le quali le relazioni di coppia e quelle con i figli e la società siano umanizzanti e nello stesso tempo realizzino il progetto di Dio sintetizzato nel Padre Nostro: siamo chiamati a essere figli e fratelli di tutti.
Le riflessioni di Roberto Tagliaferri aprono un orizzonte che valorizza in pieno il vissuto antropologico della coppia, cioè l’esperienza dell’eros che attrae e unisce la coppia, ma nello stesso tempo ne mostra la valenza sociale e trascendente. Il matrimonio «per amore» rischia di chiudersi nell’impoverimento narcisista, se non accoglie la chiamata a sviluppare l’eros anzitutto nella sua apertura verso la società e verso i figli, ma più ancora verso l’agàpe, il che permette di riscoprire il simbolismo profondo del sacramento, che nella grazia fonde insieme eros e agàpe.
Se il matrimonio è dunque un bene interpersonale, che va «al di là dell’utile e del piacevole»[1], si comprende come anche la comunicazione di fede all’interno della famiglia richieda un’attenzione particolare sul tipo di relazioni che vi si vivono: Chino Biscontin illustra efficacemente quali sono i rischi e le possibilità per un’autentica educazione nella fede tra i membri del nucleo famigliare.
Oliviero Svanera, in una prospettiva pastorale, mostra come la preparazione al matrimonio e l’accompagnamento delle giovani coppie sia un compito di primaria necessità: se manca una formazione spirituale solida, difficilmente si potrà costruire nel matrimonio e nella famiglia un ambiente di crescita umana e cristiana. L’esperienza del tribunale ecclesiastico per le cause di nullità, come viene presentata da Pierantonio Pavanello si rivela, in questo ambito, un osservatorio privilegiato (anche se talvolta si può parlare di casi limite) per conoscere i punti deboli, le fragilità e le crisi che investono tanti matrimoni per ignoranza degli impegni essenziali, impreparazione e incapacità personale.
Da tutto questo si evidenzia, infine, quanto complesso sia oggi il problema educativo: è «affare di tutti», che non si può delegare esclusivamente alle famiglie, anche se esse sono le prime responsabili di far crescere le nuove generazioni. L’articolo conclusivo di Paola Milani offre spunti vivaci, perché i genitori siano attenti alle domande che istintivamente i bambini rivolgono, e suggerisce alcuni orientamenti per un’educazione «forte», che permetta non solo la sopravvivenza della famiglia (contro i profeti di sventura che parlano della sua «morte»), ma ne affermi la funzione insostituibile per il bene della società e della chiesa.
L’Invito alla lettura, curato da Oliviero Svanera, offre ampio materiale per l’approfondimento di un tema così scottante e attuale. Come al solito, la rubrica In libreria chiude il fascicolo che inaugura il trentunesimo anno della nostra rivista.


[1] Cf. A. Fumagalli, Il matrimonio come bene interpersonale. Al di là dell’utile e del piacevole, in «Aggiornamenti sociali» 56 (12/2005) 783-794.


 Vai inizio pagina           Stampa pagina           Segnala pagina


© 2020 PPFMC Messaggero di S.Antonio Editrice
Via Orto Botanico 11 - 35123 Padova (Italy) - P.Iva 00226500288
Tel. +39 049 8225 777 (da lun. a ven. 9.00-12.30) - Fax +39 049 8225 650
email:credere@santantonio.org | Privacy & cookie
 

In order to provide you with the best online experience this site uses cookies.
By accessing our website, the user accepts to receive cookies.