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Etica e finanza sono compatibili?
Editoriale

Ogni decisione economica
ha una conseguenza di carattere morale

(Benedetto XVI, Caritas in veritate, 37)

Secondo molti, la crisi finanziaria attuale è figlia di una mancanza di etica da parte del mondo della finanza. La domanda che sorge spontanea, per il presente e più ancora per il futuro, è dunque se sia possibile far sì che la finanza si comporti in modo etico. La risposta a questa domanda non è facile, anzi una prima reazione immediata potrebbe essere di tipo negativo. Finanza ed etica sarebbero due mondi di per sé inconciliabili.
Cacciando i mercanti dal tempio, come si vede nel dipinto di El Greco riprodotto nella nostra copertina, Gesù prende le distanze da ogni forma di speculazione, specialmente se rivestita di motivazioni religiose. I mercanti sono così collocati nello spazio del mondo, dove devono agire secondo le leggi della giustizia e dell'onestà. Stabilire il giusto e l'onesto nel mercato finanziario: ecco il problema.
L’esigenza di risolvere questo contrasto non è nuova: fu già richiamata oltre quarant’anni fa nell’enciclica Populorum progressio di papa Paolo VI. In essa si evidenziava la necessità che l’economia non facesse perdere di vista l’uomo e non avesse come criterio esclusivo gli aspetti materiali del profitto. Inoltre, il papa auspicava che la vocazione insita nell’uomo verso il progresso e lo sviluppo si realizzasse in modo integrale, sia rispetto alle singole persone (sviluppare tutte le dimensioni dell’essere umano), sia rispetto a tutti i popoli del mondo, mettendo fine alla spirale diabolica per cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Questi temi sono al centro anche della recente enciclica di papa Benedetto XVI, Caritas in veritate, e costituiscono come un filo rosso che percorre tutta la dottrina sociale della chiesa. D’altra parte, come si sa dalla storia, prestare denaro a interesse è stata una pratica condannata e rifiutata per molti secoli dalla morale cristiana. Ancora nel 1745, papa Benedetto XIV sosteneva, nell’enciclica Vix pervenit, che il denaro andava prestato gratuitamente, memore del detto evangelico: «Mutuum date nihil inde sperantes» (Lc 6,35). Le mutate condizioni socio-economiche hanno portato il magistero della chiesa a riconoscere nel XIX secolo che il denaro poteva essere prestato per scopi produttivi e a un giusto interesse. La difficoltà consiste appunto nel determinare che cosa sia giusto chiedere in cambio del prestito concesso, per non cadere nel ricatto dell’usura, una piaga che purtroppo non è ancora scomparsa dalla nostra società.
L’attenzione al rapporto tra economia ed etica è oggi condivisa anche al di fuori del mondo ecclesiale. In varie università statali si propongono agli studenti corsi specifici su Etica e finanza o corsi di laurea in Cooperazione internazionale per lo sviluppo. Il tema è assai scottante per la molteplicità dei punti di vista etici da prendere in considerazione e per la complessità della strumentazione finanziaria oggi esistente[1]. Si può sperare che nel mondo economico aumenti la tendenza a superare la logica del puro mercato e si adotti, ad esempio, «l’ottica del lungo periodo», che rappresenta un comportamento etico positivo rispetto alla ricerca del profitto ad ogni costo. Un’ottica di lungo periodo, infatti, obbliga a una logica di sostenibilità, mentre un’ottica di breve periodo può sì puntare a grossi vantaggi nell’immediato, ma solitamente porta conseguenze negative in tempi più lunghi. Se si guardano le cose dal punto di vista ambientale-ecologico, un’ottica di lungo periodo richiede la conservazione e l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali: altrimenti, se si consuma (o s’inquina) troppo, le risorse vengono esaurite e quindi alla fine vengono compromesse sia le capacità di operare dell’impresa sia la vita stessa del nostro pianeta. L’impegno dunque è di riportare l’economia in genere e la finanza in particolare a una dimensione umana e sociale.
Il presente fascicolo mira anzitutto a dare una visione per quanto possibile oggettiva dell’attuale crisi economica e finanziaria. I contributi iniziali di Benedetto Gui e Loriana Pelizzon aiutano a comprendere i meccanismi che hanno portato al fallimento di alcune banche e i rischi che ancora incombono se non si mettono in opera le necessarie cautele e i relativi provvedimenti che spettano ai vari governi. L’intervento di Luigino Bruni apre una prospettiva liberante sulla crisi attuale: la via d’uscita in definitiva si potrà trovare solo in una condivisione che nasce dal dono e vince la tentazione del facile guadagno. Egualmente le riflessioni di Matteo Prodi sui problemi dell’impresa in rapporto alla dignità delle persone coinvolte indicano che la strada da percorrere è ancora lunga, ma non è impossibile raggiungere il traguardo di un felice equilibrio tra le varie componenti di un’azienda economica. Sempre restando su di un livello etico-teologico, Manlio Sodi propone un suggestivo collegamento tra la Caritas in veritate e la liturgia, vista come una scuola che illumina e impegna ad attuare nella vita lo stile eucaristico della condivisione e dell’aiuto reciproco.
Sul versante delle iniziative concrete per coniugare efficacemente etica e finanza si collocano i tre articoli seguenti. Il primo, di Andrea Perrone, commenta e illustra il motu proprio di Benedetto XVI sulla trasparenza dei bilanci e sulle norme antiriciclaggio adottate dalla Città del Vaticano. Segue poi l’interessante relazione di Fabio Salviato che presenta le motivazioni e la storia della «Banca Popolare Etica» a dieci anni dalla sua fondazione. Il terzo articolo di Marco Morganti, che informa circa le attività e gli scopi di «Banca Prossima», sintetizza infine il desiderio umano e cristiano di «civilizzare l’economia».
Nella Documentazione è inserita una bella intervista al card. Oscar Rodrìguez Maradiaga, presidente della Caritas internationalis, nonché una scheda sulle iniziative antiusura e di microcredito che sono sorte nella chiesa italiana e in particolare nel Veneto, per opera della «Fondazione Beato Tovini» di Verona.
Come al solito, l’Invito alla lettura e la rubrica In libreria chiudono questo fascicolo che vuole essere un messaggio di speranza nella difficile congiuntura che stiamo affrontando.



[1] Annota giustamente G. Piana: «L’economia reale, la sua capacità di crescita e il suo rischio di crisi, derivano direttamente dalle strutture finanziarie: da esse dipendono il livello e la qualità degli investimenti che si realizzano in ambito economico. Il sistema produttivo si trova così a essere in balia di scelte che avvengono altrove e che non fanno altro, in genere, che accrescere l’instabilità e l’insicurezza per il presente e per il futuro» (G. Piana, Efficienza e solidarietà. L’etica economica nel contesto della globalizzazione, Effatà, Cantalupa 2009, p. 41).



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