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Meditazione e vita
Editoriale

Maria custodiva tutte queste cose
meditandole nel suo cuore

(Lc 2,19)

In questi tempi di profondo e rapido mutamento, emerge una richiesta di benessere spirituale e psichico che non sempre trova appagamento nelle istituzioni e nelle strutture a ciò deputate, ma che proprio per questo non può essere ignorata. Si parla ormai sempre più frequentemente della “meditazione” come di un antidoto ai disagi che affliggono la società odierna, confusa e frantumata. Detto altrimenti, in Occidente, l’uomo contemporaneo, sedotto e distratto in mille modi, sta riscoprendo il bisogno irrinunciabile di “calma”, “raccoglimento” e soprattutto di “meditazione” come via per ritrovare se stesso.
Non tutti, però, pensando alla meditazione, si riferiscono alla stessa realtà. Nel cristianesimo delle origini, la meditazione è stata sinonimo di “contemplazione”, da praticare nel segreto, senza moltiplicare le parole (cf. Mt 6,5-8). Nell’incontro con il pensiero greco, la pratica della meditazione si è arricchita di nuove prospettive, giungendo a includere stili di preghiera caratterizzati dal silenzio, dalla semplicità e dalla solitudine: condizioni ritenute indispensabili per un’autentica esperienza religiosa. Nell’Oriente cristiano, invece, si è sviluppato l’esicasmo, pratica spirituale che univa alla contemplazione un’attenzione particolare alla postura, al respiro e alla ripetizione di formule mentali. Tra le pratiche più note dell’esicasmo vi è la cosiddetta «preghiera del cuore» o «preghiera di Gesù», con cui il mondo spirituale cattolico si è riavvicinato alla sensibilità della chiesa orientale.
A partire dagli anni ‘60 del secolo scorso, si sono largamente diffusi in Occidente stili e metodi di preghiera, nati nel contesto delle religioni e delle culture orientali, cui erano connesse pratiche di meditazione che hanno esercitato un notevole fascino, al punto che per molte persone il termine “meditazione” viene ormai spontaneamente associato al buddhismo, allo zen o allo yoga. In alcuni casi, l’interesse era giustificato da motivi di carattere terapeutico (ad esempio, correggere deficit attenzionali), in altri casi, invece, si chiedeva a queste pratiche di esercitare una funzione di guida sui sentieri dell’ascesi e della mistica.
Sotto il comune denominatore di “meditazione”, dunque, si ritrovano le più varie esperienze, creando una certa confusione. Non a caso, nel 1989, la Congregazione per la dottrina della fede è intervenuta con una lettera (cf. la rubrica «Documentazione»), indicando percorsi e metodi di meditazione conformi alla rivelazione e alla tradizione cristiana.
Si tratta di una realtà che suscita interesse, anche se non sempre ciò si traduce in pratiche di meditazione, comunque intesa. Inoltre, alcuni ambienti ecclesiali hanno accolto i metodi orientali di meditazione, tentando di armonizzarli con la meditazione cristiana. Il contatto con altre tradizioni religiose e le loro pratiche meditative, insieme al mutare del panorama spirituale del nostro tempo, richiedono una riflessione sempre nuova sul tema della meditazione, tenendo conto delle sue numerose implicazioni in ambito non solo teologico, ma anche psicologico, sociale e pastorale. È quanto ci si propone in questo fascicolo, grazie al contributo di studiosi ed esperti che riflettono sulla via della meditazione, con lo stile proprio della rivista particolarmente congeniale alla complessità e all’articolazione del tema.
Il fascicolo si apre con uno sguardo sull’attualità di Armando Matteo, La meditazione oggi. Profilo psicologico e sociale. Due i dati da cui muove la riflessione: da una parte, la pratica effettiva della meditazione sembra non coinvolgere un numero particolarmente elevato di persone; dall’altra, però, è molto diffuso il desiderio di dedicare più tempo a tutto ciò che può cadere sotto il termine “spiritualità”.
Giorgio Bonaccorso riflette sul rapporto tra Meditazione e corpo, due realtà spesso associate a piani distinti e non in comunicazione tra loro. Per l’autore, invece, si tratta di un pregiudizio da sfatare, perché ignora la complessità del rapporto mente-corpo, soprattutto nella meditazione di tipo religioso, in cui tanto la mente quanto il corpo giocano un ruolo rilevante.
Aldo N. Terrin offre uno studio su Meditazione e tecniche di meditazione da Oriente. A partire dagli anni ‘60 del secolo scorso – osserva l’autore – le tecniche meditative orientali hanno “invaso” anche l’Occidente, obbligandolo a riconsiderare non pochi atteggiamenti di sospetto e sufficienza verso quelle pratiche, spesso bollate come “esoteriche” o “oscurantiste”.
Tra le numerose esperienze che hanno segnato la storia della Meditazione in Occidente, Ciro Bova ne propone due al femminile: quella di Caterina da Siena e quella di Teresa d’Avila, le prime donne a ricevere il titolo di «dottore della chiesa». A partire dal loro insegnamento, il tema della meditazione è affrontato in prospettiva antropologica, ponendo come punto di inizio il cuore, la mente e la volontà del credente, chiamato a percorrere l’itinerario che conduce all’unione con Dio.
In Occidente, l’interesse per la meditazione è stato alimentato anche da alcune figure che hanno tentato un’inculturazione spirituale di pratiche orientali. Del loro contributo si occupa Paolo Trianni, I pionieri della riscoperta della meditazione in Occidente.
La Scrittura non offre un insegnamento sistematico sulla meditazione, pur tuttavia non mancano esempi significativi, soprattutto nei Salmi, dove l’orante più volte si sofferma a “meditare” sulle opere di Dio e sulla legge. Nel Nuovo Testamento, invece, il modello esemplare è rappresentato dalla Madre del Signore, “icona” del discepolo che ascolta la Parola e la medita nel cuore. È quanto suggerisce Claudio Doglio nel suo studio: La meditazione nella Bibbia.
Per Paolo Gamberini la meditazione è uno dei modi con cui l’uomo risponde al mistero. Non solo, ma comprendendo l’essere umano come “luogo” in cui il mistero si comunica, la finalità teologica della meditazione consiste nella trasformazione dell’orante in «parola di Dio» (si diventa ciò che si medita), attraverso la lettura del testo, la sua assimilazione e l’abbandono fiducioso al mistero che lo avvolge. Sono queste alcune delle suggestioni proposte nell’articolo La meditazione: riflessioni teologiche.
Gaetano Piccolo pone a tema Figura e ruolo del maestro nella vita spirituale. Due i riferimenti: Agostino d’Ippona e Ignazio di Loyola. Alla luce dei loro insegnamenti, l’autore riflette sul contributo che un maestro può offrire al discepolo incamminato sulla via dell’unione con Dio, soffermandosi anche sul rischio di possibili fraintendimenti nel loro rapporto.
Pensato per i nuovi scenari della fede è l’articolo di Paolo Floretta, Meditazione e annuncio del Vangelo: la proposta della lectio imaginalis. Muovendo dalla rappresentazione tradizionale dei misteri cristiani, la lectio imaginalis intende aiutare l’esercitante a prendere contatto con il proprio vissuto emotivo e affettivo, suscitato dal contatto con la parola di Dio, per passare alla “trasformazione” di questo vissuto, secondo la metodica del «laboratorio dell’immaginario», proposto dal neuropsichiatra Francesco Simeti.
Nella Documentazione, si riprende la Lettera ai vescovi della chiesa cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana, importante documento pubblicato il 15 ottobre 1989 dalla Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger. A circa trent’anni di distanza, Gianluigi Pasquale riflette sulla sua ricezione in ambito ecclesiale.
L’Invito alla lettura, a cura di Aldo N. Terrin, consente di orientarsi nella ricca bibliografia sulla meditazione, indicando le opere più significative a beneficio del lettore desideroso di approfondire un tema, tanto affascinante quanto articolato.

***

Con questo fascicolo si chiude la 36a annata di «CredereOggi». Nel corso del 2016, la rivista ha toccato diversi registri: la cristologia (Gesù Cristo, Signore delle relazioni); le problematiche ambientali che la Laudato si’ ha annoverato tra le priorità del nostro tempo (Ecologia); l’antropologia, con argomenti al centro di un vivace dibattito nel nostro paese, e non solo (Antropologia e questioni di genere); la fede come risposta “appassionata” a Dio che si rivela all’uomo (Credere con passione); la sfida dell’accoglienza in un mondo che sembra ripiegarsi sempre di più su se stesso, anziché aprirsi all’altro (Ospitalità); infine, il presente fascicolo dedicato alla meditazione, bisogno spirituale avvertito da un sempre maggior numero di nostri contemporanei (La via della meditazione). Anche la programmazione per la nuova annata prevede un ampio spettro di tematiche: Città e periferie, Vulnerabilità, San Francesco, Spirito Santo, Profezia, Discernimento.
Pensando a quanto realizzato (e a quanto è ancora da fare), il primo pensiero di gratitudine va all’editrice, alla redazione e agli autori che contribuiscono in misura decisiva alla “qualità” della rivista. Ma è soprattutto nei confronti dei lettori che sento il dovere di un sincero ringraziamento per la fedeltà con cui hanno condiviso il cammino della rivista in questo ultimo anno. Ed è ancora ai lettori che chiedo di confermare la loro fiducia e il loro apprezzamento, attraverso un gesto tanto concreto quanto importante: il rinnovo dell’abbonamento per l’anno 2017, che consentirà a «CredereOggi» di continuare al meglio la propria missione di «rivista di divulgazione teologica».
Buona lettura.

Germano Scaglioni
direttore


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