Sant'Antonio.org - Il portale della comunità antoniana
Edizioni Messaggero Padova
   Homepage
   Chi siamo
   L'ultimo numero
   Consulta i fascicoli
   Monografie 2020
   Le serie (1980-2019)
   Abbonamenti
   Mailing list
   Il mio carrello

 
Ricerca avanzata



quarantesimo
Messale festivo 2020
Trasparenze della parola
La fine del mondo


 Stampa pagina           Segnala pagina



 
Nuovi scenari
Editoriale

«Non possiamo non dirci cristiani», affermava Benedetto Croce. «Non possiamo non dirci cattolici», avrebbe dichiarato la grande maggioranza degli italiani fino ad alcuni decenni fa, parafrasando il filosofo. Per lungo tempo, fu questa la percezione degli italiani nei confronti della loro religione “di nascita”. Il cattolicesimo, infatti, rappresentava il modo naturale e immediato di sentirsi religiosi degli italiani, i quali pensavano alla religione solo attraverso di esso. A partire dal secondo dopoguerra, però, la situazione iniziò a cambiare. Ma è soprattutto con gli anni Ottanta del secolo scorso che l’Italia si scoprì “meno cattolica”, ritrovandosi in un paesaggio religioso sempre più “plurale” e in rapido mutamento: alle minoranze storiche già presenti (ebraiche, protestanti e ortodosse) si aggiunsero nuove fedi, alcune delle quali totalmente inedite.
Se, come osserva il sociologo Enzo Pace, «il cattolicesimo è stato e continua, in parte anche oggi, a essere la cornice culturale della maggioranza degli italiani», nella società odierna, certamente più “laica” delle generazioni precedenti, sono intervenuti profondi mutamenti che rendono quanto mai necessaria un’articolata riflessione sulle nuove dinamiche del credere in Italia. Già da tempo, gli studiosi parlano di eclissi del senso di Dio, del sacro o della religione, in un mondo secolare (o post-secolare), in cui l’indifferentismo e l’agnosticismo sembrano caratterizzare anche il panorama religioso italiano, sebbene in misura diversa rispetto ad altri paesi occidentali. Mentre «piccoli atei crescono» (Franco Garelli), a testimonianza del delicato rapporto delle giovani generazioni con le religioni istituzionali, avanza l’individualismo religioso che si esprime spesso in forme esasperate di “fai da te”, rivelando una diffusa tendenza a mettersi in proprio in campo etico e religioso. Emergono così modi autonomi di credere, sganciati dai confini tradizionali delle religioni storicamente più radicate, all’interno dei quali guadagnano interesse e consenso le «spiritualità senza Dio» (Luigi Berzano). Detto altrimenti, si assiste all’affermarsi di un fenomeno che non manca di esercitare un forte impatto sul modo di intendere e vivere il rapporto con la dimensione spirituale: il sacro non è più monopolio esclusivo delle istituzioni religiose, ma è ormai diventato un ambito aperto alla libera – e perciò plurale – ricerca del soggetto credente (Paolo Asolan).
Lo stesso papa Francesco si esprime in modo inequivocabile sullo scenario che caratterizza il nostro tempo, distinguendolo nettamente da un passato neppure troppo lontano: «Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede – specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata»[1].
In questo panorama religioso, così cangiante e sfuggente, vive e opera la comunità ecclesiale. Avviata sui sentieri della nuova evangelizzazione, «la chiesa in uscita» non può più far affidamento esclusivo su stili e processi di evangelizzazione che hanno “funzionato” in passato, ma superando la logica del “si è fatto sempre così”, deve anzitutto comprendere le profonde trasformazioni dei nostri giorni, farne oggetto di riflessione alla luce del vangelo e dei segni dei tempi, e trarne le debite conclusioni. Consapevole della grande portata delle novità che caratterizzano il nostro tempo, il papa argentino ha più volte ricordato che «oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca»[2].
In questo comune sforzo di intelligenza dei tempi nuovi e dei mutamenti che li caratterizzano, si inserisce il presente fascicolo dedicato alla fede e alla spiritualità degli italiani. Il cambiamento nel credere in Italia è già stato oggetto di inchieste, analisi e pubblicazioni, più o meno recenti. Numerosi e qualificati sono i contributi offerti soprattutto dalla sociologia della religione, insieme a riflessioni di natura più teologica e pastorale. Senza alcuna pretesa di esaustività e nella consapevolezza della complessità delle diverse situazioni, «CredereOggi» affronta la questione del rapporto tra gli italiani e il credere, assumendo un approccio pluridimensionale, secondo lo stile proprio della rivista. Alcune tematiche emergono con forza, mentre altre rimangono in sospeso o sono soltanto accennate: ciò che interessa è individuare i nodi problematici delle questioni trattate, cogliere le principali tendenze in campo religioso in Italia oggi e negli ultimi decenni, offrendo spunti per una discussione più “informata” e “riflessiva” su un aspetto fondamentale della vita di un popolo e di un paese, vale a dire il rapporto con la dimensione religiosa e spirituale dell’esistenza.
Il fascicolo si apre con un contributo di Enzo Pace, Lo stato della fede cattolica in Italia. A partire dal secondo dopoguerra, in Italia si sono verificati mutamenti profondi circa il modo d’intendere e vivere le credenze e le pratiche che la chiesa cattolica propone. Le ricerche più recenti pongono in evidenza un contesto in rapida evoluzione, caratterizzato dall’emergere di nuove dinamiche, insieme però al “persistere” di atteggiamenti e pratiche tradizionali.
Numerosi studi hanno individuato nelle regioni dell’Italia settentrionale un’area di particolare interesse per l’osservazione dei mutamenti intervenuti all’interno della comunità cattolica, come anche nelle altre tradizioni religiose presenti sul territorio, la cui incidenza si è accresciuta a seguito dei noti fenomeni migratori degli ultimi anni. Su questi aspetti si concentra la riflessione di Davide Girardi, La fede nel Nord Italia.
Nell’Italia meridionale merita attenzione la situazione religiosa della Calabria, una realtà che – per diversi motivi – presenta una fisionomia decisamente peculiare. Lo studio di Vincenzo Bova e Daniela Turco, La fede nel Sud Italia. Il caso della Calabria ne mette in rilievo il profilo essenziale.
I giovani anticipano spesso i mutamenti di fondo della sensibilità religiosa. Alcune categorie analitiche appaiono superate, mentre altre sembrano emergere come vere chiavi di comprensione di un “nuovo” approccio, più riflessivo e orientato al senso piuttosto che ai contenuti del credere. Sull’universo giovanile italiano nel suo rapporto con la dimensione religiosa riflette Alessandro Castegnaro, I giovani e la fede. Un nuovo modo di credere.
Lo studio di Roberta Ricucci, «Questione migranti» e identità religiosa degli italiani tocca una questione delicata e di grande attualità. La presenza di un sempre maggior numero di migranti, spesso appartenenti a tradizioni religiose diverse, suscita interrogativi e riflessioni anche sul modo di guardare alla propria tradizione spirituale.
L’attuale fase “secolare” si caratterizza per il sorgere di spiritualità non religiose, al di là delle religioni storiche. Si tratta di un fenomeno di cui comprendere la portata, cogliendone le cause e i significati, soprattutto in rapporto al loro sviluppo futuro. È quanto si propone lo studio di Luigi Berzano, Le spiritualità «non religiose».
Il panorama religioso italiano ha conosciuto una rapida evoluzione: nuovi punti di riferimento, mutamenti del corpo sociale, situazioni inedite e impensabili fino a qualche decennio fa. Tutto ciò interpella la comunità ecclesiale, impegnata nella “nuova evangelizzazione”. Sulle nuove sfide e sulle linee pastorali da adottare si interroga Paolo Asolan, Quale pastorale della fede in Italia? Un’introduzione al tema.
Il contributo di Domenico Pizzuti, La chiesa nelle periferie sociali: Scampia apre una “finestra” sulla realtà umana, sociale e religiosa di un quartiere dell’area Nord della città di Napoli che in questi anni è stato più volte oggetto di attenzione da parte dei media. Muovendo da una conoscenza maturata “sul campo”, l’autore propone uno studio sulla religiosità diffusa nel territorio e sulle sue dinamiche, individuando criticità e questioni aperte, insieme a interessanti spunti di riflessione.
Il coronavirus Covid-19, evento tanto imprevisto quanto sconvolgente, ha imposto non pochi cambiamenti alla vita sociale e individuale. Quali i nuovi scenari che si aprono? Quale l’impatto sul modo di comprendere e vivere la spiritualità? Quali le conseguenze sulla comunità ecclesiale? Su questi e altri temi riflette Roberto Repole, L’esperienza del Covid-19 come possibilità per riflettere.
Nella Documentazione, proposta da Enzo Pace, sono riportati due testi di autori diversi – un cardinale e un sociologo – che illuminano aspetti particolari del tema oggetto del fascicolo. Il primo testo è una riflessione di Carlo Maria Martini sulla situazione del cristianesimo in Europa e, più in generale, su quali siano le condizioni spirituali del continente europeo. Lo scritto, pubblicato nel 2002, non ha perduto nulla della sua attualità. Il secondo contributo riguarda alcune dimensioni del rapporto tra la fede e il mondo giovanile, in uno studio di Alessandro Castegnaro.
Per esplorare un territorio come quello socio-religioso italiano, il lettore ha bisogno di una bussola per orientarsi, evitando così il rischio di smarrirsi nel repertorio bibliografico, pressoché sterminato, delle pubblicazioni e degli studi sull’argomento. L’Invito alla lettura, elaborato sempre da Enzo Pace, ha precisamente questa funzione: fornire una piccola biblioteca fatta di buone letture, selezionando soprattutto testi in italiano, insieme a qualche testo in inglese o francese per chi volesse comprendere la specificità della realtà italiana e, al tempo stesso, le analogie che sono diventate sempre più visibili con altre società europee.

Buona lettura.



[1] Francesco, Discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale (21 dicembre 2019).

[2] Francesco, Discorso ai rappresentanti del V Convegno nazionale della chiesa italiana (10 novembre 2015).


 Vai inizio pagina           Stampa pagina           Segnala pagina


© 2020 PPFMC Messaggero di S.Antonio Editrice
Via Orto Botanico 11 - 35123 Padova (Italy) - P.Iva 00226500288
Tel. +39 049 8225 777 (da lun. a ven. 9.00-12.30) - Fax +39 049 8225 650
email:credere@santantonio.org | Privacy & cookie
 

In order to provide you with the best online experience this site uses cookies.
By accessing our website, the user accepts to receive cookies.